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giovedì 3 dicembre 2015

Subito il Reddito di Esistenza per Tutti da Quando si Nasce




“Fin da subito proponiamo un sistema di base al di sotto dei 65 anni che consenta di avere un reddito minimo garantito, altrimenti quello che accadrà ai giovani è che non potranno avere abbastanza reddito per accedere alla propria pensione”. Parole del presidente dell’Inps Tito Boeri, intervenuto a Radio Popolare per commentare i dati su giovani e pensioni. Dati che l’Ocse ha inserito nel rapporto Pensions at a glance 2015 e che l’Inps ha poi rielaborato con proiezioni sulle pensioni future di coloro che oggi hanno 35 anni e degli under 30. Per Boeri sono l’ennesimo segnale che l’Italia deve introdurre immediatamente il sistema di un reddito minimo garantito, seguendo l’esempio di ciò che hanno fatto già gli altri Paesi europei.

Il risultato delle proiezioni dell’Inps non è nulla di nuovo: solo una triste conferma. L’Italia è al primo posto per spesa pensionistica e prima per livello di aliquota. I trentacinquenni odierni, però, andranno in pensione a 75 anni, con un contributo totale inferiore di un quinto rispetto ai nati nel 1945.

Per i giovani nati negli anni Ottanta la situazione è destinata a peggiorare. Hanno bisogno di una “stabilizzazione nel lavoro”, commenta Boeri e di maggiori garanzie nel caso in cui perdessero l’impiego. Per fortuna su questo piano si sono visti passi avanti: “C’è stato un miglioramento su questo piano – prosegue il presidente dell’Inps -. Le assunzioni a tempo indeterminato aumentano, bisogna vedere se questo è un portato degli incentivi oppure è legato all’introduzione dei nuovi contratti. Mi auguro che si continui a rafforzare contratti a tempo indeterminato che sono fondamentali: garantiscono contributi anche in caso di perdita del lavoro”. La prova del nove ce l’avremo quando saranno esauriti gli incentivi.

“I giovani non si erano fatti illusioni, non si aspettavano nulla di più di quello che già gli era stato offerto – racconta ai microfoni di Radio Popolare Stefano Laffi, sociologo e ricercatore dell’agenzia Codici -. Per loro il problema continua ad essere trovare un lavoro. Le retribuzioni in Italia sono le più basse d’Europa e la disoccupazione giovanile è tre volte quella degli adulti”.

“In Italia c’è un problema di equità nei salari: i giobvani prendono molto meno dei loro pariruolo”: è dal lavoro che nascono a cascata anche i problemi del sistema pensionistico. Nonostante questo, però, lo scontro generazionale non si accende. “Un’ipotesi può essere che la ricerca del lavoro impieghi troppo tempo ed energie per fare il resto ne rimangono poche”, continua il sociologo. A questo si aggiunge un altro possibile motivo: la perdita di influenza dei sindacati, corpi intermedi che hanno sempre vissuto di conflitto sociale. “Non dimentichiamoci che oggi il maggior numero di iscritti della Cgil sono pensionati”.

La società delineata dallo studio dell’Ocse è più anziana e più povera. Avere un reddito per arrivare a fine mese è la vera sfida: le pensioni sono un miraggio. La reazione dei sindacati è convocare una giornata di mobilitazione il 17 dicembre: “Apriremo una vertenza con il Governo”, affermano i sindacati. Paradossale che le voci di protesta arrivino da chi rappresenta coloro che comunque alla pensione ci sono arrivati.

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domenica 1 dicembre 2013

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mercoledì 20 aprile 2011

Marchionne , siamo pronti ad andare altrove






Marchionne ,

decidere subito
o siamo pronti ad andare altrove



L'ad di Fiat incontra i sindacati:
"Sull'ex Bertone decidere subito
o siamo pronti ad andare altrove"

TORINO
Le azioni giudiziarie della Fiom potrebbero mettere a rischio l’intero progetto Fabbrica Italia. Mentre serve da parte di tutto il sindacato una decisione chiara in tempi brevissimi sulla ex Bertone o l’investimento non si farà e la nuova Maserati sarà prodotta altrove. È un nuovo ultimatum quello che l’amministratore delegato, Sergio Marchionne, dà ai leader sindacali che incontra nella sede del gruppo a Torino.

La Rsu della fabbrica, a maggioranza Fiom, risponde nel giro di poche ore: l’assemblea dei lavoratori è convocata per il 2 maggio e, nello stesso giorno, si terrà il referendum sull’unico testo presentato dall’azienda, quello che prevede l’estensione alla ex Bertone del contratto di Pomigliano e Mirafiori. Ci sono tutti i big dei sindacati confederali e metalmeccanici al mattino al Lingotto. La riunione dura quasi due ore e Marchionne alla fine usa, come sempre, toni decisi.

«Fim, Uilm e Fismic - spiega Marchionne - hanno ribadito la loro condivisione dell’iniziativa, mentre la Fiom ha nuovamente espresso posizioni che impediscono di creare le condizioni necessarie per avviare l’investimento. Sarebbe infatti impossibile realizzare gli obiettivi del piano senza il consenso dell’organizzazione sindacale che conta il maggior numero di iscritti fra i dipendenti e la maggioranza nelle Rsu dello stabilimento». Marchionne dice anche che le azioni giudiziarie promosse dalla Fiom potranno condizionare lo sviluppo del programma Fabbrica Italia. Immediata la reazione del ministro del Lavoro, Maurizio Sacconi: «Si potrebbe profilare una situazione molto preoccupante - afferma - per il futuro dell’auto a Torino e in Italia». E aggiunge che il governo «non resterebbe certo spettatore di fronte al prodursi di una situazione critica».

I leader di Cisl e Uil e la Fismic chiedono a Marchionne che, se l’investimento alla ex Bertone non si potrà fare, la Maserati sia comunque prodotta in Italia. Una richiesta che la Fiat «si riserva di tenere in considerazione». «Ho la sensazione che una serie di scelte precedenti continuino a pesare e non ci sia la volontà di cambiare pagina», afferma la numero uno della Cgil, Susanna Camusso che rimanda alla decisione delle Rsu. «Non è accettabile - dice il segretario generale della Fiom, Maurizio Landini - scaricare sui lavoratori e sulle lavoratrici della Bertone la decisione di uscire dal contratto nazionale e la decisione di fare o meno l’investimento annunciato».


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