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sabato 30 marzo 2019

Quota 100, i Lavoratori non sono Daccordo

Quota 100, i Lavoratori non sono Daccordo



Pensioni ultime news, Durigon: ‘Bye Bye Fornero’, ma i lavoratori non sono daccordo
Le ultime novità al 30 marzo 2019 arrivano direttamente da due recenti post dell’onorevole Durigon e Del Ministro del Lavoro di Maio, che hanno espresso sui social, attravero le loro pagine facebook, massima soddisfazione per il concluso iter di conversione del Decreto 4/2019 in legge. Se da un lato oggettivamente sono già più di 100mila le domande presentate per uscire con quota 100, segno che a molti la riforma proposta é andata a genio, e sono diverse le donne che stanno ringraziano il Governo del cambiamento per aver concesso la proroga dell’opzione donna al 31/12/2018, dall’altro vi sono ancora molti cittadini insoddisfatti.
vi sono ancora molti cittadini insoddisfatti.



Questi lavoratori non perdono occasione per fare notare all’esecutivo che tanta esultanza e quanto meno fuori luogo per tutti coloro che sono rimasti esclusi o per quanti quei requisiti li riusciranno a raggiungere a gennaio 2022, un mese dopo rispetto a chi potrà beneficiare di quota 100, valevole fino al 31/12/2021. Eccovi i post del Governo che hanno creato maggiore reazione sui social e come le persone, fuori dal Dl 4/2019, hanno commentato la tanto ostentata cancellazione della Legge Fornero.

Pensioni, Di Maio: con quota 100 la pensione non é più un miraggio
Il vicepremier Luigi Di Maio sui social ha scritto: “È fatta! Finalmente abbiamo approvato definitivamente Reddito di Cittadinanza e Quota 100, misure che aiuteranno milioni di persone a uscire dall’oblio in cui erano cadute a causa dell’assenza di politiche rivolte loro. D’ora in avanti questi cittadini avranno la possibilità di tornare a pieno titolo nel mondo del lavoro, offrire il proprio contributo alla società e intanto avere una mano per pagare l’affitto e le spese di prima necessità.

Grazie a Quota 100 anche la pensione non è più un miraggio. Siamo molto soddisfatti del percorso compiuto, fieri e orgogliosi di aver lottato fino alla fine e di aver ottenuto questo grande risultato. Gli italiani se lo meritano tutto!”

Pensioni 2019, Durigon: Quota 100 é legge, bye bye Fornero
Il sottosegretario al Ministero del Lavoro Claudio Durigon si é detto più che soddisfatto dell’operato del Governo, finalmente la quota 100 , ha scritto é divenuta legge, alla faccia di quanti dicevano che non si poteva fare. Poi promette che il prossimo step sarà aiutare quanti sono rimasti esclusi, e che ancora non hanno avuto risposte dal Dl 4/2019, facendo chiaro riferimento alla quota 41.

Al post poche ore dopo é seguita un’immagine sempre sul profilo di Durigon che abbiamo scelto a corredo del pezzo in cui sintetizzando al massimo quanto fatto sulla riforma previdenziale punta a dare un segnale chiaro e preciso agli italiani: “Quota 100 é ufficiale é legge: bye bye Fornero”. Non poteva che scatenare scalpore l’esultanza dei due esponenti del Governo, giacché per molti la quota 100 non ha affatto rappresentato l’abolizione della Legge Fornero, i primi delusi sono poprio i precoci, che rispondono ‘a muso duro’ ai due post.

Pensioni, precoci: la quota 41 non era un diritto non negoziabile?
La precoce Daniela Bagni, ad esempio, ricorda i volantini della propaganda elettorale di entrambi i movimenti politici, facendo notare come sia Lega quanto M5S si siano allontanati dalle promesse fatte, soprattutto nei confronti dei precoci e dei quarantunisti. Il volantino della Lega, postato dalla bagni che cerchia il passaggio cruciale cita: “ Stop Fornero: Dopo 41 anni di contributi la pensione é un diritto non negoziabile, vota 4 marzo vota Lega”.

Mentre quello del Movimento 5 Stelle citava: “Superamento Legge Fornero: In pensione dopo 41 anni di contributi versati oppure quando la somma tra età anagrafica e contributiva equivale a 100. Partecipa, scegli, cambia; Vota per movimento 5 Stelle”. Se le promesse fatte avessero avuto un seguito ne Dl 4/2019, e su questo aspetto concordano tutti i precoci, forse si sarebbe potuto parlare di superamento della Riforma Fornero, ma con una quota 100 con paletti temporali ed anagrafici oltreché contributivi, e la totale assenza della quota 41 per tutti,continuare a ribadire ‘Bye Bye Fornero’, dicono, é più una barzelletta di cattivo gusto. Vi é anche chi racconta la propria storia o ironizza su punti importanti al fine di fare passare il messaggio di ingiustizia insita nella riforma, una riforma a scadenza ed una tantum, come la definiscono i lavoratori, che alimenterà solo ulteriori disuguaglianze tra pari.

Pensioni, le assurdità del Dl 4/2019 ora legge
Vi é chi ironizza con un post su Fb, come Paolo, ma nell’ironia vi é tutto il dramma di chi i requisiti li maturerà poco dopo la finestra temporale, ad indicare che una riforma pensioni non può essere superata, come sostengono oppozione e sindacati, da un provvedimento a scadenza: “Sono nato il 31/12/59 alle 23,55 e andrò in pensione a 62anni. Il mio gemello è nato dopo 13minuti e andrà in pensione a 67, Azz.”

Elvi scrive sotto al post di Durigon, riprendendo il format che avevamo usato noi in un precedente articolo per descrivere l’agonia previdenziale di Daniela Bagni: “Complimenti al #GOVERNO DEL CAMBIAMENTO# Elvi vi racconta il suo calvario previdenziale: “Sono del 1960 ho iniziato a lavorare nel 75 che avevo 15 anni. Fuori da quota 41: “Ho puntato a quota 41 essendo un precoce, ma anche qui è andata male, non solo x accedere bisogna essere particolarmente sfortunati: invalidi >74%, con parenti invalidi 100% o disoccupati. Fuori da quota 100: “Bene ho pensato..con il governo del cambiamento riuscirò sicuramente ad andare in pensione…ok…non possono fare subito quota 41 ma se fanno quota 100 senza paletti…io ci sono dentro…ho 59 anni e 41 di contributi…perfetto!! Invece anche qui NO…ci vogliono 62 anni e solo 38 di contributi! . Fuori dalla pace contributiva: “Fanno la pace contributiva, ho pensato qui ci siamo ho 2 anni di buchi contributivi ….chiedo di sanare e vado in pensione…invece anche qui NO! Solo chi ha iniziato a versare dopo il 96…assurdo!! DEVO LAVORARE 42 ANNI E 10 MESI…poi se non cambiano ancora le carte in tavola…potrò fare il nonno!!!” Inoltre anche le lamentele paiono non essere ben gradite, almeno sotto ai post del M5S, chi si occupa dei social, segnalano i cittadini indispettiti, cancella i commenti di dissenso, non permettendo nemmeno un confronto, seppur costruttivo. Eccovi le testimonianze.

Pensioni, i lavoratori: M5s non ama i dissensi, cancella i commenti
Livio Trentin, del gruppo lavoratori precoci uniti a tutela dei propri diritti fa notare come purtroppo sia divenuto impossibile anche interloquire con chi attualmente é al Governo, nello specifico con il M5S, perché spesso i commenti sotto ai post vengono eliminati: “cancellano, non pubblicano e non leggono, anche le email vengono eliminate in modo sistematico, sono degli “onesti interlocutori” che paghiamo tra l’altro!”

Su questo aspetto aveva detto la sua anche Orietta Armiliato, giorni fa, l’amministratrice del CODS aveva scritto sulla pagina per avvertire le iscritte a non disperdere energie: “Si informano gli iscritti che chi gestisce i profili (o loro stessi, purtroppo non saprei dirvi con certezza ) degli esponenti del Movimento5Stelle, che i suddetti cancellano i commenti sgraditi postati sulle loro pagine. Attenzione, sia ben chiaro: non denigratori, non offensivi, non calunniatori ma semplicemente critici o in disaccordo con quanto da loro esposto, insomma non permettono ai cittadini di dissentire. Evitate dunque di perder tempo se intendete comunicare con loro volendo fare qualche rilievo perché, comunque, sarete censurati.
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giovedì 28 marzo 2019

Taglio agli Aumenti delle Pensioni

Taglio agli Aumenti delle Pensioni



LE BUGIE HANNO LE GAMBE CORTE - “Nemmeno l’Avaro di Molière si accorgerebbe dei pochi centesimi in meno” (Conte). “Nessun pensionato avrà un euro in meno” (Salvini). “Noi non mettiamo le mani in tasca ai pensionati” (Di Maio). Sono passati pochi mesi, ma tutti ci ricordiamo le dichiarazioni del Governo per giustificare il taglio agli aumenti delle pensioni dal 1° gennaio 2019, introdotti con la Legge di Bilancio. Ma le bugie hanno le gambe corte: l’INPS, - che a gennaio aveva aumentato le pensioni applicando la normativa vigente (concordata con le O. S.) - le ridurrà ad aprile, in applicazione della Legge di Bilancio del Governo gialloverde. Le riduzioni riguarderanno tutte le pensioni superiori a 1.540 € lordi. Il taglio è consistente: circa 3,5 miliardi di euro per i tre anni previsti con effetti permanenti sulle pensioni, per quasi un miliardo all’anno per gli anni successivi. Il taglio del Governo (come per la Legge Fornero) ha effetti moltiplicatori e colpisce in particolare le pensioni con piena contribuzione da lavoro. Ma c’è di peggio. Il Governo chiede all’INPS di spostare a giugno le trattenute di quanto pagato in più nei primi tre mesi. …“Rimandate a dopo le elezioni Europee”. UNA VERGOGNA!!! Credono veramente di poter prendere in giro ancora una volta i Pensionati con promesse e bugie?


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giovedì 21 marzo 2019

Landini: per chi Lavora più Salario e Meno Tasse

Landini, «Per chi lavora più salario e meno tasse. E anche l’articolo 18»


Landini, «Per chi lavora più salario e meno tasse. E anche l’articolo 18»

Il governo ci ha voluto incontrare e questo è importante, perché siamo davanti a un cambio di linea dopo la nostra manifestazione del 9 febbraio». Anche con Renzi all’inizio ci fu dialogo ma poi finì in scontro.

Andrà allo stesso modo? «Io le cose le prendo seriamente e non ho pregiudiziali. Se è solo cortesia o
sostanza lo verificheremo confrontandoci nel merito».
Dietro la scrivania Maurizio Landini ha il ritratto di Giuseppe Di Vittorio fatto da Carlo Levi. Un quadro rimasto per anni negli scantinati della sede di Corso d’Italia dopo che l’allora segretario della Cgil lo rifiutò, offeso perché era stato raffigurato senza cravatta. Landini la cravatta non la porta quasi mai e sorride ricordando l’aneddoto.

Guardiamo al merito, allora. Il nuovo cavallo di battaglia del M5S è il salario minimo. Cosa ne pensa?
«A tutte le persone che lavorano debbono essere garantiti diritti. Non c’è solo il salario, ci sono anche altri istituti come ad esempio le ferie o la malattia. La strada migliore è dare validità erga omnes ai
contratti nazionali, che permetterebbero di considerare i trattamenti economici e normativi complessivi e di essere più aderenti alle diversità di settore»

Confindustria dice che 9 euro l’ora sarebbero troppi.
«Il problema nel nostro Paese è che i salari sono troppo bassi.
Il loro valore reale deve aumentare»

E come si fa?
«Bisogna che i contratti nazionali tornino a far crescere i salari. Ma serve anche un intervento fiscale: è necessario ridurre il peso delle tasse sul lavoro dipendente e sui pensionati, aumentando le detrazioni e rivedendo il sistema delle aliquote».

La flat tax andrebbe bene?
«No, bisogna rispettare il principio della progressività previsto dalla Costituzione. Sia per i redditi, sia per la ricchezza nel suo complesso».

Allora sta parlando della patrimoniale?
«Non mi impicco alla singola parola. Se proprio dobbiamo dargli un nome chiamiamolo contributo di equità. Ma l’importante è andare a prendere i soldi dove ci sono per rilanciare gli investimenti, quelli
pubblici sono crollati del 30% negli ultimi dieci anni, e per creare lavoro».

A proposito di lavoro, il reddito di cittadinanza è un disincentivo a cercarne uno?
«Combattere la povertà è una scelta positiva, è sul come che abbiamo le nostre perplessità. Ad
esempio vengono penalizzati i migranti, le famiglie numerose. E, soprattutto, non basta dare un lavoro a una persona per farla uscire dalla povertà. Si può essere poveri anche lavorando, è questa la
drammatica novità dei nostri tempi. Serve una rete di servizi sociali complessa, e invece qui si mettono in campo i navigator, persone che dovrebbero trovare un lavoro agli altri ma nel frattempo sono precari».

Ma cosa si aspetta sul lavoro da questo governo?
«Vorrei ricordare che il Movimento 5 Stelle aveva nel programma elettorale il ritorno dell’articolo 18.

Questo confronto potrebbe affrontare il tema di come si costruisce uno nuovo statuto dei diritti, che dia tutele anche a quelli che non ce l’hanno, come i rider e i tanti altri sfruttati».

Quindi chiede al governo di ripristinare l’articolo 18?
«La Cgil ha depositato in Parlamento una proposta di legge con un nuovo statuto dei lavoratori che
prevede anche il ripristino e l’estensione delle tutele. E che soprattutto stabilisce come i diritti siano in capo alla persona, non al rapporto di lavoro. Il che vuol dire aprire la strada a tutele reali anche alle partite Iva. Avevano promesso che le leggi di iniziative popolare avrebbero avuto un percorso
preferenziale. Ecco, ne hanno una già pronta con un milione e mezzo di firme».

Un tempo la Cgil era la cinghia di trasmissione del Pci. I tempi sono cambiati, ma come vede Nicola
Zingaretti nuovo segretario Pd?
«Sono rispettoso della loro e della nostra autonomia. Rilevo che le primarie sono stato un fatto
democratico importante. Ha vinto chi si è presentato come il candidato della discontinuità. Se il mondo del lavoro torna ad avere una sua rappresentanza è un elemento di rafforzamento della democrazia. Ma anche lì conta cosa si farà nel merito».



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martedì 12 marzo 2019

Landini propone la patrimoniale su grandi proprietà e ricchezze

la riforma fiscale vuol dire ridurre il cuneo fiscale sul lavoro dipendente e sui pensionati, vuol dire combattere davvero l’evasione fiscale, vuol dire semplificare le leggi in questa materia, ma vuol dire anche una lotta contro le ingiustizie e in questo senso vuol dire non una tassa piatta come dice il governo ma una tassazione progressiva sia sui redditi, sia sulle grandi proprietà e sulle grandi ricchezze.


Maurizio Landini si sofferma anche 
sulla grande questione delle diseguaglianze sociali:
 “Noi diciamo che le risorse vanno prese dove ci sono – dice il segretario generale della Cgil – non a caso stiamo dicendo anche di fare una riforma fiscale molto seria, e la riforma fiscale vuol dire ridurre il cuneo fiscale sul lavoro dipendente e sui pensionati, vuol dire combattere davvero l’evasione fiscale, vuol dire semplificare le leggi in questa materia, ma vuol dire anche una lotta contro le ingiustizie e in questo senso vuol dire non una tassa piatta come dice il governo ma una tassazione progressiva sia sui redditi, sia sulle grandi proprietà e sulle grandi ricchezze. Poi, vogliamo chiamarla in modo diverso perché le parole possono dare fastidio? Bene, chiamiamola lotta contro la diseguaglianza”. No, no chiamiamola col suo vero nome: patrimoniale che, in altre parole, significa prendere più soldi dai ricchi e redistribuire la ricchezza. Sarebbe una misura rivoluzionaria in un paese in cui la ricchezza
 si concentra sempre più nelle mani di poche persone.

 Maurizio Landini, segretario della CGIL, risponde alle domande sui rapporti con il governo, sul ruolo del sindacato, sulle politiche del lavoro e sul clima che si respira nel Paese, dopo le due grandi manifestazioni di Roma e Milano. "La legge di stabilità del governo è recessiva, perché ha bloccato gli investimenti", premette Landini, insistendo poi sulla necessità di mettere in campo una seria riforma fiscale: "Bisogna aumentare le detrazioni, combattere davvero l'evasione e andare verso una tassazione progressiva sia sui redditi che sulle grandi proprietà". Sulla questione della patrimoniale, bocciata anche dal Partito Democratico, aggiunge: "Bisogna semplicemente applicare la Costituzione, poi se dà fastidio il nome possiamo anche chiamarla in un altro modo. Rimettere al centro il lavoro e la lotta alle disuguaglianze vuol dire affrontare temi di sinistra".

Sul salario minimo orario, spiega: "In Italia i salari sono bassi e vanno aumentati. Il Governo ad esempio per i contratti pubblici ha messo risorse pari a 14 euro lordi, è una enorme contraddizione rispetto a quanto dicono sul salario minimo orario. Per noi però la questione non si può ridurre solo al salario minimo, perché il rischio che io vedo è che se non si fa la legge sulla rappresentanza, non si garantiscono i diritti minimi e si sminuisce il ruolo dei contratti nazionali, poi in realtà non si fa una cosa utile ai cittadini. Noi non vogliamo tornare agli anni settanta, ma serve un nuovo statuto che amplii i diritti alle nuove forme di lavoro".

Sul clima nel Paese, è chiaro: "La gente si è rotta le scatole degli attacchi ai migranti di Salvini. Questo linguaggio violento non serve a cambiare le cose e quelli che un anno fa hanno pensato che col voto potevano cambiare la loro condizione si stanno disilludendo".



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lunedì 4 marzo 2019

Cos’è il progetto lavoro 4.0 della CGIL


Cos’è il progetto lavoro 4.0 della CGIL



La fase di transizione, di inesorabile trasformazione che stiamo vivendo, in cui tecnologia e digitalizzazione impongono cambiamenti importanti e veloci alla vita di lavoratori e cittadini, ha spinto la Cgil a promuovere il Progetto Lavoro 4.0, un percorso aperto e partecipato di studio, confronto, approfondimento e analisi per l’elaborazione di proposte strategiche per la politica industriale nel mondo che cambia. L’obiettivo più alto, ambizioso e concreto, è quello di esercitare il principale compito del sindacato, ovvero la contrattazione, spostandone il baricentro dalla fase finale dei processi a quella iniziale o di anticipo.

Il Progetto Lavoro 4.0 fa elaborazione, analisi, condivisione sui temi della digitalizzazione e del suo impatto sul lavoro e sul fare sindacato. Il gruppo lavora con i sindacalisti delle categorie e dei territori che fanno parte del Coordinamento politiche industriali e del Coordinamento Formazione sindacale. Non solo, ha un rapporto costante di confronto e scambio anche con un gruppo di esperti esterni alla Cgil, la Consulta industriale, di cui fanno parte ricercatori, docenti, studiosi, manager aziendali.

Sindacalisti ed esperti esterni lavorano insieme e alla pari attraverso la piattaforma online Idea Diffusa, un laboratorio di partecipazione orizzontale, creato per attrarre nuove idee e competenze e mettere in moto un processo di contaminazione reciproca. Uno strumento nuovo, che utilizza la rete non come il luogo dell’atomizzazione e della disintermediazione, 
ma come un mezzo per l’azione collettiva.


In rapporto con le strutture della Cgil a diversi livelli l’Ufficio di progetto Lavoro 4.0 si occupa di:


APPROFONDIMENTO: Organizziamo insieme seminari, presentazioni ed eventi sul Lavoro 4.0. Possiamo aiutarti ad inquadrare il tema, adattarlo agli interessi specifici della platea, individuare gli esperti e i relatori. Puoi vedere qui le iniziative che abbiamo organizzato o a cui abbiamo partecipato. Inoltre, puoi utilizzare i nostri materiali: oltre all’Inserto di Idea Diffusa, abbiamo un Osservatorio dinamico sulle imprese innovative: si tratta di un progetto di studio coordinato con IRES Emilia Romagna per monitorare l’evoluzione di un campione di 80-100 aziende innovative, con riferimento all’andamento economico e occupazionale, alle dinamiche dell’innovazione e delle relazioni industriali (vedi qui il progetto osservatorio imprese innovative).

FORMAZIONE SINDACALE: quali sono i cambiamenti del Lavoro 4.0? E come attivare la contrattazione d’anticipo? Costruiamo insieme un piano formativo per il tuo territorio o la tua categoria, scambiamoci idee e pratiche. Qui puoi trovare alcune proposte, ma la formazione è tutta da disegnare insieme

SUPPORTO E PROGETTI: Possiamo lavorare insieme su casi specifici di organizzazione del lavoro 4.0 e di contrattazione dell’innovazione, attraverso il supporto degli esperti della Consulta Industriale e attivando studi di caso o Indagini probabilistiche Industriali. Grazie al Comitato scientifico di valutazione industriale, ne abbiamo già fatte alcune.

MANUALE: Gramolati A., Sateriale G. (a cura di), L’innovazione tecnologica e del lavoro, Ediesse, 2019. E’ il nostro Manuale per la contrattazione digitale: utilizzalo e proponi integrazioni e aggiornamenti sulla base della tua esperienza. 


LEGGI ANCHE
'Mai stati in disaccordo a combattere la povertà, ma ormai siamo in un paese in cui si è poveri anche lavorando. I salari sono molto bassi e le condizioni pesantissime. Noi siamo convinti che fosse meglio il REI, perché per combattere la povertà non basta più il lavoro. E il lavoro non lo creano i centri per l’impiego ma gli investimenti, e questo governo li ha bloccati'...



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Biografia e Stipendio di Maurizio Landini

Biografia e Stipendio di Maurizio Landini


Maurizio Landini Segretario dell CGIL:
 'Mai stati in disaccordo a combattere la povertà, ma ormai siamo in un paese in cui si è poveri anche lavorando. I salari sono molto bassi e le condizioni pesantissime. Noi siamo convinti che fosse meglio il REI, perché per combattere la povertà non basta più il lavoro. E il lavoro non lo creano i centri per l’impiego ma gli investimenti, 
e questo governo li ha bloccati'.

Il segretario della CGIL Maurizio Landini critica la manovra economica dell'attuale Governo Giallo Verde, e dichiara: 'va cambiata è una manovra recessiva'.

 Questa è una manovra recessiva perché non fa partire gli investimenti né l'economia.

Sarà Landini quindi dopo una vita nei metalmeccanici a guidare quello che è il più grande sindacato italiano mentre Vincenzo Colla, 
che era il suo più grande sfidante per la segreteria generale, 
sarà il vice.



La biografia di Maurizio Landini
Durava da un po’ di tempo lo stallo nella CGIL dopo la fine dell’era Camusso.
Per la successione alla guida del sindacato
 è stato a lungo un testa a testa tra Landini e Colla,
con l’accordo che alla fine ha sbloccato la situazione.

Nato a Castelnovo ne’ Monti (provincia di Reggio Emilia) il 7 agosto 1961, Maurizio Landini è il quarto di cinque figli di un cantoniere che è stato molto attivo durante la Resistenza. Dopo aver frequentato l’istituto per Geometri, lascia gli studi per iniziare 
a lavorare e dare così una mano alla famiglia.

Trova lavoro quindi come apprendista saldatore in un’azienda metalmeccanica, iniziando poi anche l’attività sindacale entrando nella FIOM a metà degli anni ‘80 come delegato e riuscendo ben presto a farsi apprezzare per la sua attività svolta.

Diventa così prima funzionario della FIOM di Reggio Emilia e poi segretario generale, passando poi a dirigere la sezione dell’Emilia Romagna. Nel 2005 quindi c’è l’approdo alla segreteria nazionale del sindacato dei metalmeccanici.

Dopo aver preso parte ad alcune delicate trattative per il rinnovo dei contratti, come quelle alla Piaggio e alla Indesit, il 1 giugno del 2010 diventa segretario generale della FIOM mantenendo l’incarico fino a luglio 2017.


La nomina alla guida della CGIL è quindi una sorta di compimento di un lungo percorso all’interno del sindacato. Prima di lasciare la guida della FIOM, ha provato anche a creare un soggetto politico, Coalizione Sociale, ma il progetto non ha poi avuto seguito.

Quanto guadagna
Durante i sette passati alla guida della FIOM, Maurizio Landini si è fatto apprezzare e conoscere specie per le battaglie riguardanti la Thyssen e l’Ilva di Taranto. Soprattutto in TV, è stato spesso il portavoce delle rivendicazioni sindacali di una sinistra che ormai sembrerebbe essere sempre più lontana dai problemi delle fabbriche.

Dal punto di vista economico, come segretario generale della FIOM il suo stipendio era di 2.250 euro netti al mese. Per fare un paragone, era meno di un terzo di quello che guadagnano i nostri parlamentari.

Con il passaggio alla guida della CGIL ci sarà però un discreto scatto in avanti nello stipendio. L’ex segretario Susanna Camusso infatti percepiva 4.000 euro netti al mese.

Ospite della trasmissione Otto e Mezzo condotta da Lilli gruber, Landini ha però affermato come la sua busta paga “è pubblica, come segretario generale dovrebbe essere secondo il nostro regolamento di 3700 euro netti”



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