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venerdì 14 ottobre 2016

Gli Italiani Emigrano per Cercare Lavoro


Boom di italiani che vanno all'estero, in 107mila nel 2015: + 6,2%
 La metà preferita è la Germania. Le regioni con maggiore emigrazione Lombardia e Veneto

Sono 107.529 i connazionali espatriati nel 2015. Rispetto all'anno precedente a iscriversi all'Anagrafe degli italiani residenti all'estero (Aire) sono state 6.232 persone in più, per un incremento del 6,2%. 

Hanno fatto le valige soprattutto i giovani tra i 18 e i 34 anni (39.410, il 36,7%); la meta preferita è stata la Germania (16.568), mentre Lombardia (20.088) e Veneto (10.374) sono le principali regioni di emigrazione. Lo rileva il rapporto "Italiani nel mondo 2016" presentato oggi a Roma dalla Fondazione Migrantes. "I giovani devono poter tornare", è il monito del presidente della Repubblica Sergio Mattarella.

Nel 2015 le iscrizioni all'Aire sono state in tutto 189.699. Più della metà, 107.529, per espatrio. Il 69,2% di coloro che hanno fatto le valige (quasi 75 mila persone) si è trasferito in Europa.

In calo le partenze per l'America meridionale (-14,9% in un anno), mentre rimangono stabili quelle per l'America centro-settentrionale; 352 connazionali hanno scelto le altre aree continentali. I maschi espatriati sono oltre 60 mila (56,1%), i celibi e le nubili il 60,2%. La fascia 18-34 anni, quella dei Millennianls, è la più rappresentativa (36,7%).

I giovani hanno una mobilità "in itinere", che - osserva il rapporto - "può modificarsi continuamente perché non si basa su un progetto migratorio già determinato ma su continue e sempre nuove opportunità incontrate". Seguono i 35-49enni (25,8%). I minori sono il 20,7% (di cui 13.807 mila hanno meno di 10 anni) mentre il 6,2% ha più di 65 anni (di questi 637 hanno più di 85 anni e 1.999 sono tra i 75 e gli 84 anni). Tutte le classi di età hanno registrato un aumento delle partenze rispetto al 2014 tranne gli over 65 anni (da 7.205 a 6.572). "Pur restando indiscutibilmente primaria l'origine meridionale dei flussi - si legge nel rapporto - si sta progressivamente assistendo a un abbassamento dei valori 
percentuali del Sud a favore di quelli del Nord del Paese".


La Lombardia, con 20.088 partenze, è la prima regione in valore assoluto per partenze, seguita dal Veneto (10.374) che fa scendere la Sicilia (9.823) alla terza posizione (era seconda nel 2014). Al quarto posto il Lazio (8.436) e ancora Piemonte (8.199) ed Emilia Romagna (7.644). Nel 2015 la Germania (16.568) è la meta preferita dagli italiani andati oltreconfine, a seguire, con una minima differenza, il Regno Unito (16.503) e poi, più distaccate, la Svizzera (11.441) e la Francia (10.728).

Mattarella, italiani all'estero talvolta segno di impoverimento - "Oggi il fenomeno degli italiani migranti ha caratteristiche e motivazioni diverse rispetto al passato. Riguarda fasce d'età e categorie sociali differenti. I flussi tuttavia non si sono fermati e, talvolta, rappresentano un segno di impoverimento piuttosto che una libera scelta ispirata alla circolazione dei saperi e delle esperienze". Lo scrive il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, in un messaggio a monsignor Giancarlo Perego, direttore generale della Fondazione Migrantes. "La mobilità dei giovani italiani verso altri Paesi 
dell'Europa e del mondo - ha detto Mattarella - è una grande opportunità, che dobbiamo favorire, e anzi rendere sempre più proficua. Che le porte siano aperte è condizione di sviluppo, di cooperazione, di pace, di giustizia. Dobbiamo fare in modo che ci sia equilibrio e circolarità. I nostri giovani devono poter andare liberamente all'estero, così come devono poter tornare a lavorare in Italia, se lodesiderano, e 
riportare nella nostra società le conoscenze e le professionalità maturate".


Ma a differenza della generazione precedente rivendicano che non è una fuga ma "una scelta per coltivare ambizioni e nutrire curiosità".

Di certo, la fascia anagrafica che va tra la maggiore età e i 34 anni è quella che è più soggetta 
all'emigrazione. Raccoglie infatti oltre un terzo degli italiani residenti all'estero ed è quella in cui si registra il picco di partenze anche nel 2015. E a seguire, nella graduatoria di chi è emigrato nell'ultimo anno, c'è la fascia appena superiore, che arriva ai 49 anni: sommandole, si scopre che le persone maggiorenni con meno di 50 anni costituiscono la metà degli italiani che hanno portato la residenza oltre confine da gennaio a dicembre 2015. “Il grave problema dell'Italia di oggi è proprio l'incapacità di evitare il depauperamento dei giovani e più preparati a favore di altri Paesi”, commenta la Fondazione Migrantes nella premessa del rapporto.

UN ITALIANO SU 12 VIVE ALL'ESTERO 
 In totale, il conteggio dei connazionali residenti all'estero ha 
raggiunto al 31 dicembre 2015 quota 4.811.163 (in dieci anni la mobilità italiana è aumentata del 54,9%), un dato che rispetto all'anno precedente è più alto del 3,7 per cento. Significa che poco più di un italiano su 12 è emigrato. E il 50 per cento di questa diaspora ha origini meridionali: ci sono comuni come Licata e Favara, entrambi in Sicilia, nei quali più del 40 per cento dei cittadini è ormai residente all'estero. Nell'ultimo anno, 107.529 italiani hanno lasciato il Paese, diecimila in più rispetto all'anno prima. Aumenta poi la percentuale di chi parte per non tornare: il saldo migratorio tra chi rimpatria e chi 
parte, che era rimasto quasi costante nel primo decennio del millennio, 
sta subendo una brusca virata in negativo.

NEL REGNO UNITO PER STUDIARE 
 Tra le destinazioni predilette dai più giovani c'è il Regno Unito, 
meta preferita per chi vuole studiare. Ma la terra d'Oltremanica prima della Brexit conservava una capacità attrattiva anche per le altre fasce d'età, attestandosi al terzo posto nel conteggio della crescita annuale e al settimo posto complessivo nella graduatoria degli iscritti all'anagrafe degli italiani residenti all'estero, preceduto da Germania, Svizzera, Francia, Brasile e Belgio. A prevalere è invece l'Argentina, che risulta aver ospitato nel 2015 783mila italiani con un aumento record di ventinovemila unità rispetto 
all'anno precedente. Impennata alla quale tiene testa solo il Brasile, dove – allargando l'orizzonte temporale – si scopre che in dieci anni gli italiani sono aumentati del 151 per cento arrivando a contare 373mila residenti. E sempre nell'arco di un decennio è imponente anche il dato della Spagna che ha visto aumentare la presenza italica di oltre due volte e mezzo, anche se in termini assoluti si tratta di 143mila cittadini.

In questo senso, però, proprio i millennials segnano una novità: “La loro mobilità – fa rilevare il rapporto Migrantes – è in itinere e può modificarsi continuamente perché non si basa su un progetto migratorio già determinato ma su opportunità lavorative sempre nuove”. I millennials, sottolinea la fondazione che fa capo ai vescovi italiani, “cercano di mettersi alla prova, hanno voglia di nuove e migliori condizioni lavorative, puntano a conoscere e scoprire”. Sono, insomma, la “prima generazione mobile”. E il 43 per 
cento di loro afferma di considerare questo status come “unica opportunità di realizzazione”.

I DOPPI MIGRANTI 
 Se i millennials sono l'immagine dell'emigrante single, l'altra faccia nuova 
dell'emigrazione dall'Italia è costituita dai padri di famiglia che il rapporto Migrantes definisce “doppi migranti”: si tratta di coloro che sono arrivati in Italia da altri Paesi, si sono fermati almeno dieci anni acquisendo la cittadinanza e ora però decidono di partire per cercare fortuna altrove. Si tratta in particolare di persone originarie del Bangladesh. 
E la loro meta prediletta è ancora il Regno Unito.



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martedì 29 ottobre 2013

Trovare lavoro durante la crisi


Essere informati

Mantenetevi sempre informati ed aggiornati sulle tendenze e novità del mercato del lavoro. Si può partire dal contattare le aziende attive nei campi di vostro interesse proponendosi come collaboratori, oppure frequentare corsi professionali che prevedano stage in azienda, leggere riviste di settore, seguire eventi che consentano di conoscere operatori specializzati.

Sapersi reinventare

Se hai tentato per anni di inserirsi con la tua professione, ma con scarsi esiti dovresti considerare l’ipotesi di mettere a frutto altre competenze. Imparare i mestieri tradizionali può essere una carta vincente, ad esempio applicarsi in agricoltura utilizzando principi ecologici ed innovativi o apprendere i segreti del fare il calzolaio: in tempo di crisi in molti preferiscono riparare anziché acquistare il nuovo.

Ampliate gli orizzonti

Con un po’ di creatività e flessibilità mentale è possibile convertire le proprie esperienze e conoscenze per lavori che non rientrano strettamente nel nostro ambito professionale. Annotate le vostre migliori competenze e cercate di metterle a sistema con altre passioni o interessi in modo da generare una nuova figura professionale multisettoriale. In questo modo avrete sicuramente più possibilità di inserirvi in un’azienda.

Non limitatevi a cercare lavoro, mostratevi!

Cercare sulla bacheca degli annunci del giornale locale o sui sito web non è sufficiente. Dovete mettere in mostra le vostre competenze. Create un SITO WEB dove caricare il vostro curriculum vitae e portfolio, oppure un blog o un twitter personale in cui parlate esclusivamente del vostro settore. Anche i social network possono essere d’aiuto, soprattutto LinkedIn che, se ben organizzato, vi darà visibilità sul web creando una rete di contatti professionali.

Puntare sui settori stabili

Una strada sicura su cui puntare è quella del lavoro stagionale: dal settore turistico all’agroalimentare. Il settore turistico in Italia rappresenta una risorsa fondamentale e il comparto agroalimentare presenta degli indici in crescita o perlomeno stabili, pur in un contesto generale critico.

Altrimenti, fare i bagagli e partire

Non scartare l’ipotesi di andare all’estero, spostarsi in realtà nazionali più produttive. Ricordarsi che in tempo di congiuntura negativa globale due sono gli errori da non commettere:
  esitare e arrendersi.

leggi anche : http://cipiri5.blogspot.it/2013/10/curriculum-lettera-di-presentazione.html

Curriculum, Lettera di presentazione, Lettera di raccomandazione, Colloqui di lavoro, Contratto


leggi anche : http://cipiri5.blogspot.it/2013/10/scrivere-un-buon-cv-la-struttura.html

Scrivere un buon CV: La struttura

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