martedì 30 giugno 2009

Anche oggi abbiamo perso dei lavoratori…

"Anche oggi abbiamo perso dei lavoratori…"

"La sicurezza sul lavoro ha delle leggi che basterebbe appilcare,ma che si ricordano che esistono solo dopo che ci scappa il morto,la responsabilità della sicurezza non sta nelle leggi ma sta nei lavoratori,chiedere e ottenere l'applicazione di norme di sicurezza è più difficile chiudere un accordo salariale,perchè è invalso l'uso di passarci sopra,girate nei cantieri ci sono tanti bei cartelli esposti con tutte le norme,poi contate i sistemi di protezione individuali di chi ci lavora,la gran parte degli incidenti avviene per distrazione,per mancanza di applicazione di elementari sistemi di protezione individuale,per faciloneria nel gestire i rischi.Si muore nelle grandi industrie molto meno che nelle piccole,si muore nelle imprese si subappalto,e si muore nelle prorie case.Dovremmo avere una educazione alla sicurezza sul lavoro,come dovremmo averne una all'educazione stradale,in entrambi i casi non basta solo la repressione ci vuole un cambio di mentalità."
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Davide dice:

"Mi occupo di sicurezza nei cantieri, ho quel ruolo tale per cui se qualcuno si fa male sono il primo a finire in galera. Secondo me c'è un solo modo per migliorare la sicurezza nei cantieri ed è quello di punire con severità e certezza il committente e i proprietari delle imprese edili. Fin quando questi avranno la facoltà di delegare (e scaricare) le proprie responsabilità a soggetti che reclutano a mille euro al mese potranno continuare a fare quello che vogliono. Oggi per loro, con questa legge, risparmiare sulla sicurezza è facile, basta influenzare i propri dipendenti (magari minacciandoli di non rinnovargli l'incarico) e questi chiuderanno non solo gli occhi, ma pure il naso e le orecchie!"
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venerdì 26 giugno 2009

Cambiare lavoro, cambiare vita



Cambiare lavoro, cambiare vita. 

Per farlo ci vuole coraggio. Tanto!

Ma spesso è meglio rischiare di sbagliare,
 che vivere insoddisfatti!

una vera e propria guida al cambiamento personale in otto punti e i consigli utili di chi ha trovato il coraggio di cambiare.
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 Le 8 Mosse per Cambiare:


1 : Capire il problema.


Non sempre lo stress nasce sul posto di lavoro. Talvolta può essere un riflesso di un insoddisfazione che viene da lontano. Prima di agire è meglio riflettere. Cambiare è legittimo, ma deve essere una scelta ragionata. E poi, cambare che cosa? Colleghi, mansione, carriera, o vita?


2 : Fare i conti.


Quando si cambia attività, bisogna mettere in conto un periodo di incertezza economica. Fatta eccezione per i pochi fortunati che riescono subito a trovare un lavoro, o un’attività imprenditoriale molto redditizia, i più devono far fronte a un periodo di "rodaggio". Per questo, è indispensabile mettersi a tavolino e calcolare in anticipo una soglia minima, oltre la quale il cambiamento non è vantaggioso.


3 : Desideri e passioni.


Per sentirsi soddisfatti, è iimportante fare ciò che piace. Prima di intraprendere qualsiasi cambiamento, è fondamentale "leggersi dentro", per capire quali sono le passioni, i desideri, i valori e le attitudini da assecondare.


4 : I punti di forza e di debolezza.


Quando l’obiettivo è rimettersi sul mercato, bisogna pensare a se stessi come a un prodotto. E quindi studiare un piano di marketing ad hoc, mettendo sul piatto della bilancia debolezze e virtù.


5 : Orientarsi.


Ottenere il sostegno di parenti e amici quando si decide di cambiare lavoro è utile per affrontare eventuali "momenti no". Ma quando si tratta di ottenere un parere tecnico, è opportuno addifarsi agli esperti di settore. In italia non mancano le società e le agenzie che si occupano di fornire informazioni, orientamento e supporto a chi è in fase di costruzione della carriera.


6 : Il piano di carriera.


Dalla riflessione all’azione. Il primo passo è scrivere tutto ciò che si è imparato su se stessi e sul mercato di interesse. Ne nascerà un vero e proprio piano di cambiamento da utilizzare come guida.


7 : Considerare la paura.


Avere paura di sbagliare è umano. I timori in chi si accinge a compiere un cambiamento importante sono sempre comprensibili. Queste sensazioni non vanno sottovalutate perchè, quando diventano molto forti, rappresentano un campanello d’allarme. Forse il passo che si sta per compiere è ancora prematuro…


8 : Prendere il volo.


Una volta superati tutti i passi precedenti, si è pronti per accettare una nuova sfida. Non resta altro che provarci con tutta la volontà e la determinazione disponibili.


Cambiare non è mai una scelta facile, ma è proprio questo che lo rende così interessante


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giovedì 25 giugno 2009

Gli incidenti sul lavoro aumentano solo per i migranti

Gli incidenti sul lavoro aumentano solo per i migranti

Rosa Mordenti

Due ricerche importanti sono state presentate oggi. La prima è la Relazione annuale Inail sugli incidenti sul lavoro, che nel 2008 sono stati 1120; la seconda racconta cosa accade ai lavoratori dopo l'incidente, dal punto di vista fisico, psicologico e sociale

Nella sua Relazione annuale, l’Inail parla di una diminuzione del numero degli incidenti mortali sul lavoro, ma non è il caso di festeggiare: nel 2008 i morti sono stati 1120. E anche quella di oggi è stata una giornata di «incidenti»: un tir è piombato su cinque operai che lavoravano alla manutenzione dell’autostrada A5 Aosta Torino, uno di loro è morto [inizialmente dato per disperso, è stato trovato sotto la cabina] e gli altri quattro sono rimasti feriti; e sono quattro i feriti nell’incendio scoppiato alla Comital di Spinetta Marengo, nell’alessandrino, dove un macchinario ha preso fuoco: Uno è in gravi condizioni, con ustioni sull’80 per cento del corpo, gli altri non sarebbero in pericolo di vita.
Aumentano, dice invece l’Inail, gli infortuni mortali tra i lavoratori immigrati. Nel 2008 l’incremento degli infortuni tra i lavoratori stranieri è stato del 2 per cento, passando dai 140.785 incidenti del 2007 ai 143.561 del 2008. Gli immigrati però continuano a presentare un’incidenza infortunistica più elevata rispetto a quella dei loro colleghi italiani: 44 i casi denunciati all’Inail ogni mille occupati, contro i 39 degli «autoctoni».
In generale, per la prima volta dal 1951 [il primo anno in cui si dispone di statistiche attendibili e strutturate] nel nostro paese il numero di infortuni mortali è sceso al di sotto dei 1.200 casi l’anno.
Non si tratta di una diminuzione dovuta a particolari iniziative politiche sindacali o delle imprese: la diminuzione, spiega l’Inail, è «storica». Si conferma cioè una tendenza che, con l’unica eccezione del 2006, è in corso da molti anni: il fenomeno degli infortuni mortali appare ridotto a un quarto, rispetto ai primi anni Sessanta, perché nel frattempo è cambiata profondamente la struttura economica dell’Italia e si è passati da una economia agricola a una economia postindustriale, e questo ha inciso anche sul numero degli infortuni. «Nel giro di circa quaranta anni – spiega l’Inail – si è passati dal tragico record storico di 4.664 morti sul lavoro del 1963, apice del boom economico, ai poco più di 1.500 di inizio millennio. Tale trend decrescente è poi proseguito negli anni Duemila: tra il 2001 e il 2008 gli infortuni mortali sono diminuiti di circa il 28 per cento. In ogni caso va detto che il calo è stato continuo e sostenuto dal 2001 [1.546 infortuni mortali] al 2005 [1.280 casi] per interrompersi per un improvviso quanto imprevisto rialzo nel 2006, che ha registrato 1.341 decessi. Fortunatamente i dati 2007 [1.207] e 2008 [1.120] hanno segnato di nuovo una decisa riduzione degli eventi mortali».
La maggior parte delle malattie professionali denunciate nel 2008 riguardano l’industria e poi i servizi. La sordità si conferma la prima malattia professionale per numero di denunce, con un’incidenza che però diminuisce di anno in anno; sono invece in aumento le patologie che colpiscono l’apparato muscolo-scheletrico, come le tendiniti e le affezioni dei dischi invertebrali, più che raddoppiate negli ultimi cinque anni. Rilevanti sono poi anche le denunce per artrosi [circa 1.900 casi] e per la sindrome del tunnel carpale, quello che si usa per muovere il mouse del computer [circa 1.500 casi]. Una particolare importanza stanno infine assumendo i disturbi psichici. E c’è il problema dei tumori: 2 mila sono le denunce pervenute nel 2008, ma il fenomeno è in crescita e «non ancora pienamente rappresentato dai numeri».

Sempre oggi è stata presentata la ricerca di Fillea Cgil e Ires «Il lavoro offeso», in un convegno promosso dalla Fillea e dal patronato Inca. Occasione di dibattito è stata l’indagine dei ricercatori dell’Ires Emanuele Galossi e Daniele Di Nunzio, la prima in Italia su cosa accade a un lavoratore dopo l’infortunio, sia dal punto di vista fisico che psicologico e sociale. Secondo la ricerca, le conseguenze vengono affrontate dal lavoratore e dalla propria famiglia «in solitudine». Prima della guarigione, i lavoratori devono spesso affrontare spese notevoli che il sistema sanitario non riconosce, e dopo i problemi riguardano il reinserimento al lavoro, perché le imprese e le istituzioni non sostengono questo percorso faticoso. La ricerca «Il lavoro offeso» si è occupata in particolare dei lavoratori dell’edilizia: ne esce un quadro drammatico, fatto di lungaggini burocratiche, conseguenze fisiche e percorsi di cura difficoltosi.
Particolarmente controverso è proprio il rapporto con l’Inail: «Da un lato è l’ente che eroga servizi e indennità finanziarie – si legge nell’indagine – dall’altro, però, le difficoltà procedurali e burocratiche, i ritardi e il costante rischio di veder sottostimato il danno subito rendono il rapporto con l’istituto più conflittuale che collaborativo. Molte volte il comportamento dell’Inail sembra mosso da una razionalità burocratica che pone in secondo piano gli interessi dei lavoratori privilegiando il rispetto formale delle procedure e il contenimento dei costi».


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mercoledì 24 giugno 2009

A Palermo bancarotta sui servizi

A Palermo bancarotta sui servizi

Dopo la protesta dei dipendenti del consorzio Coinres [servizio di smaltimento dei rifiuti a Palermo e provincia], che non ricevono gli stipendi da due mesi, scatta oggi quella del personale dell’Ente acquedotti siciliani, anche lì senza gli ultimi due salari. Ma, denunciano lavoratori e sindacati, mancano i soldi addirittura per acquistare i reagenti chimici per la potabilizzazione delle acque, per gli affitti e le assicurazioni dei mezzi di trasporto.

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l'Eni si ferma per otto ore

l'Eni si ferma per otto ore

Enzo Mangini

Per la prima volta, tutti i comparti della multinazionale italiana scioperano contro la politica aziendale del management guidato da Paolo Scaroni. Contestano la dismissione delle attività industriali in Italia, a fronte della sempre cresce e spesso opaca internazionalizzazione

Precedenti per lo sciopero di domani non ce ne sono. L’Eni, anzi, è sempre stata caratterizzata per un bassissimo tasso di conflittualità sindacale, grazie alle tutele e a una politica molto morbida da parte dell’azienda verso i propri dipendenti. Le cose sono cambiate, e molto, negli ultimi anni. Un malessere crescente si è diffuso in tutti i comparti del gruppo del cane a sei zampe, che continua a macinare utili e a tagliare posti di lavoro in Italia. Per questo, domani, si fermeranno tutti i lavoratori del gruppo e parteciperanno allo sciopero del settore chimico, indetto da Filcem-Cgil, Femca-Cisl e Uilcem-Uil. I sindacati chiedono al governo e alle aziende del settore chimico e petrolifero di mantenere le promesse fatte a più riprese e di non usare la crisi come un alibi per portare avanti strategie industriali in realtà già da anni nei cassetti delle scrivanie degli amministratori delegati. In Italia, il settore pesa per 240 mila lavoratori, ed è un settore che, schiacciato dalle criticità ambientali di molte lavorazioni, avrebbe bisogno di forti investimenti per ripulirsi e guardare al futuro. Le aziende, a partire dall’Eni, hanno invece scelto la scorciatoia degli utili a breve termine, delle dismissioni e dello spostamento all’estero. Nel caso del cane a sei zampe, poi, le dismissioni riguardano anche quei settori che sono stati considerati fino a ieri il core business, la ragion d’essere di una creatura che ormai non è se non la pallida imitazione di ciò che aveva pensato Enrico Mattei.
«Per noi è chiaro che c’è una strategia di deindustrializzazione dell’Italia – dice Stefano Fossati, della divisione Exploration and production – L’Eni punta sulla chiusura di molti siti industriali, sulla sempre più alta finanziarizzazione delle proprie attività e sullo spostamento dei capitali all’estero». L’EP, finora, era rimasta relativamente al sicuro dai tagli compiuto da Scaroni e soci negli ultimi anni. Ora, invece, vengono a galla piani che preoccupano tutti. L’Eni, per esempio, sta studiando come liberarsi di alcuni campi e siti di produzione, tra cui Ortona, in Abruzzo, e Crotone, in Calabria. L’escamotage è la creazione di tre società in cui far confluire gli assets da dismettere e poi di vendere queste società al migliore offerente, ammesso che ce ne sia qualcuno. «A differenza di quello che è successo in altri casi simili – spiega Fossati – In questo caso l’Eni vuole far confluire nelle nuove società anche i lavoratori, circa 170, che quindi uscirebbero dal sistema Eni senza alcuna garanzia per il proprio futuro». Per contestare, l’EP ha già convocato altre due giornate di sciopero, il 2 e il 3 luglio prossimi e i lavoratori si preparano ad arrivare alla «produzione zero», cioè alla chiusura delle valvole dei pozzi dei campi di produzione. Un’altra vicenda esemplare è quella della raffineria di Livorno, che Scaroni, non molto tempo fa, aveva indicato come uno dei futuri poli di eccellenza del gruppo nel settore degli agrocarburanti. Tutto svanito e dimenticato, con il rischio che mille lavoratori tra dipendenti diretti e quelli dell’indotto si trovino senza più nulla.
«Scioperiamo per indurre l’Eni a invertire questo percorso – aggiunge Claudio Avvisati, delegato all’Eni della Filcem-Cgil di Roma – e per chiedere al governo di intervenire con l’impegno che la gravità della situazione richiede. Ci aspettiamo un’adesione alta allo sciopero, tanto che nelle cinque raffinerie Eni sono iniziate le procedure per raffreddare gli impianti e arrivare al fermo della produzione».
Per domani sono previsti tre presidi di protesta: uno a Milano, davanti la sede della Federchimica, e due a Roma, il primo a Palazzo Chigi e il secondo a piazza Enrico Mattei, dove c’è il quartier generale romano della multinazionale petrolifera, ancora italiana più per convenienza politica e mediatica che per convinzione e strategia.

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martedì 23 giugno 2009

Fiat. Sciopero a Termini Imerese, festa a Torino

Fiat. Sciopero a Termini Imerese, festa a Torino


Due ore di sciopero stamattina nello stabilimento Fiat a Termini Imerese: dalle 7,30 alle 9,30 un centinaio di dipendenti dell’azienda torinese e dell’indotto è rimasto fuori dalla fabbrica. Gli operai hanno anche bloccato per mezz’ora la ferrovia nella stazione di Fiumetorto, sotto la pioggia.
Domani ci sarà il vertice tra il «governatore» Raffaele Lombardo e i sindacati, che dovrà definire una posizione e un documento unitari da sottoporre a Sergio Marchionne.
Il Financial Times di oggi dedica un commento al piano Fiat annunciato da Marchionne la settimana scorsa: il fallimento del negoziato con Opel, per il giornale, «rende difficile spiegare» il piano di ristrutturazione della Fiat, che prevede lo stop alla produzione di auto a Termini Imerese e il ridimensionamento di Pomigliano d’Arco. Per il giornale finanziario, in effetti «Il declino del centrosinistra ha indebolito i sindacati» e «i plausi del presidente americano Barack Obama» hanno «spinto l’orgoglio italiano». L’accordo Opel però, «avrebbe fornito una copertura politica alla chiusura degli stabilimenti Fiat della Sicilia e di Napoli». Il fallimento dell’intesa invece «renderà più difficile spiegare il piano di restringimento» della produzione nel paese.
Intanto oggi Lorenzo Sistino, amministratore delegato di Fiat Automobiles, ha presentato alla stampa la 500C, la nuova versione cabrio della 500. Sistino, riporta Il Sole 24 Ore di oggi, ha illustrato i successi della Fiat dell’anno scorso: «La Fiat continua a migliorare ormai da quattro anni la propria quota di mercato in Europa. Siamo passati dal 4,8 per cento del 2005 al 6,6 del 2008, superando marchi importanti. In questa prima parte dell’anno, caratterizzata da un mercato in contrazione, molto difficile e turbolento, abbiamo ulteriormente aumentato la nostra quota. Il brand Fiat è quello che ha meglio sopportato l’impatto della crisi». «Gli incentivi per il rinnovo del parco con vetture più ecologiche e sicure hanno senza dubbio funzionato. È stata determinante la velocità con cui abbiamo affrontato le difficoltà e le incertezze del mercato. La capacità di reagire in questi casi è fondamentale». Gli operai di Termini Imerese lo sanno bene.


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sabato 20 giugno 2009

Termini Imerese, stamattina incontro con i delegati della fabbrica

Venerdi 19 Giugno 2009 :: ore 11:26

Termini Imerese, stamattina incontro con i delegati della fabbrica

Ieri l’annuncio di Marchionne: Termini Imerese fra due anni non produrrà più auto. Senza specificare altro.
Oggi, proprio a Termini Imerese, c’era un clima molto teso nel direttivo convocato d’urgenza dalla Fiom Cgil con tutti i delegati di fabbrica dello stabilimento e dell’indotto. Roberto Mastrosimone della Fiom ha attaccato il presidente della Regione Sicilia, Raffaele Lombardo, perché non era presente all’incontro con Marchionne: «Lombardo è l’unico governatore assente ieri, nonostante sia notorio che Termini è il sito che rischia più di tutti. La presenza dell’assessore all’Industria Venturi non poteva essere sufficiente perché si è insediato solo qualche giorno fa e, peraltro, proviene da Confindustria. E’ emerso lo scarso interesse della Regione per una vicenda che si consumerà con la chiusura dello stabilimento automobilistico che dal 2011 sarà altra cosa. Ci batteremo fino all’ultimo – ha detto ancora Mastrosimone – usando tutte le iniziative necessarie per far cambiare rotta all’azienda e inchiodare alle proprie responsabilità i vari livelli politici».

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mercoledì 17 giugno 2009

Morti bianche: preoccupa il testo sulla sicurezza


imagenes para hi5

imagenes para hi5




Morti bianche: preoccupa il testo sulla sicurezza

Ancora due operai morti ieri in Liguria, che si aggiungono agli oltre 460 dall’inizio del 2009 in Italia. Sono le cosiddette «morti bianche» sul lavoro, regolamentato da leggi che non vengono rispettate. A dirlo è il procuratore aggiunto di Torino, Raffaele Guariniello, che ha istruito il processo per le vittime della Thyssenkrupp. E’ preoccupato dalla revisione del testo unico in materia di sicurezza che, denuncia Guariniello «esime dirigenti e imprenditori dalle repsonsabilità nel caso in cui l’operaio abbia disatteso le regole. Lo ribadisco: anche in questa circostanza, il problema e’ a monte, perché concerne l’informazione e il controllo che sia stata appresa».

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martedì 16 giugno 2009

Progetto di finanziamenti e leasing Bio energia Bio massa Fotovoltaico

Progetto di finanziamenti e leasing Bio energia Bio massa Fotovoltaico

SAFINAssociazione Centro Servizi Finanziari Sede a Molinetto Di Mazzano (BS) Sede operativa Castiglione Delle Stiviere via Ascoli 15Mantova 46043 Consulente Angelo Tirapelle UIC N°27383 http://it.groups.yahoo.com/group/info_safin/ http://www.safinassociazione.vpsite.it/ Cerchiamo di allargare i nostri orrizonti, la nostra associazione come iscritti sono circa 800 su tutto il territorio. Ci siamo specializzati nelle strutture Bio edilizia, Bio energia e molto di più, a ditte privati e pubblche. Attendiamo adesioni, distinti saluti Angelo Tirapelle consulete Safin ass.


 leggi anke
http://cipiri20.blogspot.it/p/energy-broker.html


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mercoledì 10 giugno 2009

Processo Thyssen, testimoniano i vigili del fuoco

Processo Thyssen, testimoniano i vigili del fuoco

Addestramento inadeguato, estintori difettosi, arretratezza delle misure antincendio. A tenere banco alla ripresa del processo per il rogo alla Thyssenkrupp, costato la vita a sette operai nella notte del 6 dicembre del 2007, sono state oggi in Corte d’Assise le testimonianze dei vigili del fuoco. Tra le inadempienze denunciate, l’assenza del certificato di prevenzione incendi, che la sede torinese dell’acciaieria tedesca non aveva ancora ottenuto.

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