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domenica 4 novembre 2018

Governo: non cambia la sostanza della Fornero


Come tanti sanno un provvedimento dettagliato del governo sulle pensioni non c’è, sul documento di bilancio la voce pensioni è vuota, c’è solo lo stanziamento di circa 6,7 miliardi di euro. Pare che entro il 31 ottobre il governo dovrebbe uscire con il dettaglio del suo intervento sul sistema pensionistico. Allora avremo sicuramente delle sorprese, come abbiamo visto sul decreto fiscale, che tuttora Di Maio disconosce per il persistere di forme di scudo penale agli evasori; e come abbiamo visto sul decreto Genova che sana le case abusive di Ischia e lo sversamento di fanghi petroliferi nei campi.


di Giorgio Cremaschi (Potere Al Popolo)

Come tanti sanno un provvedimento dettagliato del governo sulle pensioni non c’è, sul documento di bilancio la voce pensioni è vuota, c’è solo lo stanziamento di circa 6,7 miliardi di euro. Pare che entro il 31 ottobre il governo dovrebbe uscire con il dettaglio del suo intervento sul sistema pensionistico. Allora avremo sicuramente delle sorprese, come abbiamo visto sul decreto fiscale, che tuttora Di Maio disconosce per il persistere di forme di scudo penale agli evasori; e come abbiamo visto sul decreto Genova che sana le case abusive di Ischia e lo sversamento di fanghi petroliferi nei campi.

Tuttavia annuncio dopo annuncio, indiscrezione dopo indiscrezione, il quadro fondamentale delle misure si delinea e chiarisce che il governo, al di là delle opposte propagande di chi esalta l’abolizione della legge Fornero e di chi si straccia le vesti per questo, non supera affatto la controriforma delle pensioni del governo Monti, ma solo la ammorbidisce e rallenta per alcuni ben precisi gruppi di lavoratrici e lavoratori.

La legge Fornero ha due capisaldi, la pensione di vecchiaia a 67 anni di età per donne e uomini, quella di anzianità per chi, pur essendo più giovane, abbia accumulato 43 anni di contributi. Per capirci, un operaio che abbia cominciato a lavorare a 16 anni e abbia avuto sempre un rapporto di lavoro, oggi con le legge Fornero può andare in pensione cosiddetta di anzianità a 59 anni di età e per lui non cambierà nulla. Una lavoratrice che tra pause familiari e disoccupazione abbia maturato complessivamente 30 anni di contributi sarà costretta ad andare in pensione a 67 anni di età. Anche per lei non cambierà niente. Così come non cambia niente per chi, soprattutto donne e ora anche migranti, non abbia raccolto almeno 20 anni di contributi.

Tutte e tutti costoro lasceranno integralmente il versato nelle casse dell’INPS e potranno solo chiedere la pensione sociale, 448 euro al mese, a 67 anni se poveri ai sensi dell’Isee. Va detto che la Fornero ha ereditato questa porcata dal governo di Giuliano Amato che la varò nel 1992 di fronte ad una tempesta monetaria che preparava l’euro. La Fornero ha semplicemente inserito quella norma nel balzo da essa imposto all’eta pensionabile. Lo stesso ha fatto con un’altra norma che spesso invece le viene attribuita: il meccanismo di innalzamento automatico dell’età della pensione in proporzione all’incremento della cosiddetta aspettativa di vita: più speri di vivere, più devi lavorare.

Fu Sacconi, ministro del lavoro del governo Berlusconi nel 2009, a stabilire questa norma stupida e feroce che cancella la fatica del lavoro e trasforma i successi della medicina e della società, di cui usufruiscono prima di tutto i più ricchi, in condanna per i poveri. Naturalmente la Lega di Bossi, Maroni e Salvini votò a favore.

Anche questo meccanismo non viene abolito, ma solo bloccato per alcuni anni; poi riprenderà a fare danni, innalzando sia l’età della pensione di vecchiaia sia i contributi necessari per quella di anzianità. Intanto però saranno passate le prossime elezioni.

Il governo dichiara inoltre di voler mantenere la cosiddetta “opzione donna”. Anche questa è una misura già decisa dai governi precedenti, per stemperare gli eccessi di ferocia della legge Fornero. Le lavoratrici con 58 anni di età se dipendenti, 59 se autonome, se avranno maturato 35 anni di contributi potranno andare in pensione a circa 60 anni. Naturalmente con un pesante taglio alla rendita. Anche questo provvedimento micragnoso e sessista viene confermato, presentandolo come un grande cambiamento, ma allora cosa cambia davvero?

Come si sa il governo chiama abolizione della legge Fornero l’istituzione della cosiddetta “quota 100”. Chi ha 62 anni di età e 38 anni di contributi potrà andare in pensione, ma con alcune avvertenze.

La prima è che non c’è in realtà alcuna quota 100: chi ha 60 anni di età e 40 di contributi non andrà in pensione prima, così pure chi ha 63 anni e 37 di contributi. I due requisiti sono entrambi necessari, se uno dei due manca non si va in pensione. Inoltre tornano le famigerate “finestre”; cioè non si va in pensione quando si maturano i requisiti, ma un po’ dopo. Da un minimo di 4-5 mesi per un lavoratore del privato, ad oltre un anno per un insegnante.

Ora sulla base di tutti questi e di altri piccoli trucchi che si stanno elaborando, il governo prevede di far andare in pensione, prima di quando avrebbero dovuto andarci con la Fornero, circa 350.000 persone, che già sono molte meno di coloro interessate ad una vera quota 100. Anche qui c’è la complicità delle opposte propagande: il governo dice che “cambia tutto”, Boeri e PD che lamentano lo scasso dei conti pubblici. La realtà è molto diversa.

Per andare in pensione nel 2019 a 62 anni di età con 38 anni di contributi bisogna essere nati attorno alla metà degli anni 50, essere andati a lavorare attorno ai 24-25 anni e aver mantenuto un impiego stabile fino al 2018. Chi sono costoro? In grandissima parte impiegati delle grandi aziende private e del settore pubblico. Che effettivamente potranno andare prima via dal lavoro… o dovranno?

Sì perché stranamente questo provvedimento coincide largamente con i bisogni delle grandi aziende e della pubblica amministrazione di procedere allo svecchiamento del personale. Via impiegati anziani e costosi, dentro giovani pagati molto meno e, ricordiamolo sempre, nel privato senza articolo 18. Del resto quando fu varata la legge Fornero fu proprio Boeri a lamentare che essa avrebbe “ingessato” il mercato del lavoro. Per questo la Confindustria è concorde, al di là di qualche ipocrisia di facciata.

Quello che il governo sta varando non è l’abolizione della legge Fornero, che resta in tutti i suoi meccanismi più feroci e ingiusti, ma un prepensionamento per alcune categorie di impiegati del sistema pubblico e privato. Naturalmente molti di loro saranno contenti di uscire da posti di lavoro sempre peggiori, ma, ripeto, questo non elimina la controriforma del sistema pensionistico.

Per fare davvero una riforma giusta si dovrebbe abbassare per tutte e tutti, e non solo per alcuni, l’età della pensione. Si dovrebbe garantire una pensione dignitosa ai giovani e ai precari. Si dovrebbe rilanciare il sistema pubblico con adeguata contribuzione, invece che colpirlo con i condoni o con le agevolazioni per le pensioni private, anche sindacali.

Non è vero che il sistema pensionistico pubblico sia al collasso, come affermano mentendo tutti i liberisti, di governo e di opposizione. Al contrario il sistema pubblico è in attivo, tolte le spese di assistenza che dovrebbero riguardare la fiscalità generale, recuperati i mancati contributi dello stato per i suoi dipendenti, recuperata la gigantesca evasione contributiva agevolata nel nome delle “imprese”; e soprattutto messi nel conto i 50-60 miliardi annui di tasse che versano i pensionati.

Se tutti questi conti venissero onestamente fatti, verrebbe smentita la propaganda liberista su un sistema pensionistico pubblico insostenibile. E verrebbe fuori invece la brutale realtà di governi che hanno sempre usato le pensioni come bancomat pronta cassa.

Tutto l’impianto della legge Fornero rimane, come quello di tutte la controriforme precedenti, a partire da quel sistema contributivo introdotto dalla legge Dini, che, nell’epoca della precarizzazione del lavoro, ha distrutto la solidarietà tra generazioni nel sistema pubblico.

Il governo gialloverde in realtà copia ciò che fece l’ultimo governo Prodi nel 2007. Allora era in vigore il cosiddetto “scalone Maroni”. Un innalzamento dell’età della pensione attuato dal governo di destra precedente, a cui il ministro leghista del lavoro di allora aveva dato il sui nome. Prodi aveva preso in campagna elettorale il solenne impegno di abolire lo scalone Maroni; e alla fine lo mantenne, mandando in pensione prima alcune classi di età, allora si parlava di quota 95. Ma senza toccare nulla della struttura del sistema pensionistico, anzi facendo pagare alla maggioranza dei lavoratori il miglioramento per alcuni.

Salvini e Di Maio oggi fanno come Prodi allora: mandano in pensione prima una piccola minoranza di lavoratori e accettano e mantengono che la grande maggioranza di essi vada in quiescenza sempre più tardi.

La lotta per un sistema pensionistico pubblico giusto e umano è ancora tutta da fare.



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lunedì 16 aprile 2018

Fornero a Salvini: Zero fiducia in lui, spero non faccia danni





"Molte promesse già sparite, il bagno di realismo è già iniziato",
dice l'ex ministro autore della contestata riforma

«In questo momento l'economia sta andando discretamente, potrebbe essere sul sentiero di crescita e questo è importante. Un governo che rafforzi questo percorso sarebbe una benedizione, un governo che invece intralci o possa fare danni è peggio della mancanza di un governo». È l'opinione di Elsa Fornero, già ministra del Welfare, ai microfoni di Radio Cusano Campus. E su Salvini è netta: «Non ho nessuna fiducia nelle sue capacità politiche. È stato eletto, se avrà la maggioranza governi, provi a fare le cose che ha detto sperando che non faccia troppi danni».

Promesse elettorali
Quanto alle promesse elettorali che sono state avanzate da diversi partiti e che «stanno scomparendo», Fornero osserva: «Diciamo che è cominciato il bagno di realismo. Un conto è promettere, un altro è fare davvero le cose. Gli italiani poi non hanno tutti gli stessi problemi, magari i problemi di un gruppo sociale sono opposti ai problemi di un altro gruppo sociale. Fare politica vuol dire fare delle scelte che non potranno mai essere unanimamente gradite. Le difficoltà in campagna elettorale vengono sempre nascoste, si preferisce illudere i cittadini. Spero che il Presidente Mattarella sia sufficientemente fermo per chiedere e ottenere un Governo che abbia un programma ragionevole, realistico, che vada incontro alle esigenze più sentite. E tra le esigenze più sentite non c'è la cancellazione di riforme. L'esigenza più sentita è il lavoro, ma anche qui bisogna fare attenzione a non illudere».

Pensioni
Quanto alla sua contestata riforma delle pensioni, Fornero conclude: «Si è parlato molto della mia riforma e poco dei baby pensionati che in parte l'hanno provocata? E' una storia antica. Fu un errore nato proprio da illusioni politiche. Qualcuno pensava che bastasse promettere per fare felici le persone. Quando ero Ministro mi sono chiesta se si potesse ancora agire su queste pensioni, che oggi sono basse e destinate a persone che nel tempo sono diventate anziane. Bisognerebbe fare un'opera al setaccio per togliere la pensione a chi ha un patrimonio importante e quella pensione non se l'è guadagnata. Ma è difficile andare a correggere errori del passato».


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L’abolizione della riforma delle pensioni Fornero 
avrebbe un costo difficilmente sostenibile dal sistema
 previdenziale portando a 85 miliardi il debito pensionistico.
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http://cipiri5.blogspot.it/2018/04/pensioni-impossibile-abolire-la-fornero.html 




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mercoledì 18 dicembre 2013

ABOLIAMO LA RIFORMA DELLE PENSIONI " FORNERO "


ABOLIAMO LA RIFORMA DELLE PENSIONI " FORNERO "

- ANCHE L'OCSE Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico LA RITIENE INIQUA

Perché è importante

LA RIFORMA FORNERO HA PRODOTTO TANTO MALE AI LAVORATORI PENSIONANDI MA ANCHE AI PENSIONATI ITALIANI. ANCHE L'O.C.S.E. Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico la ritiene iniqua.

HA PROVOCATO QUELLA SITUAZIONE DI MALESSERE GENERALE NEI LAVORATORI SPECIALMENTE IN QUELLI ALLA FINE DELLA PROPRIA VITA LAVORATIVA CHE SI SONO VISTI ALLUNGARE LA PROPRIA PERMANENZA NEL MONDO DEL LAVORO DI ALTRI ANNI.

LA RIFORMA HA DISCRIMINATO FORTEMENTE IL MONDO FEMMINILE.

LA RIFORMA HA, DIFATTI, INCISO PESANTEMENTE SULLE LAVORATRICI, LE QUALI OLTRE AL LAVORO IN FABBRICA, NEGLI UFFICI, NELLE SCUOLE DEBBONO AFFRONTARE QUOTIDIANAMENTE COMPRESO IL SABATO, LA DOMENICA, I GIORNI FESTIVI, DURANTE LE FERIE MA ANCHE DI NOTTE E DI GIORNO IL LAVORO DOMESTICO, LA CURA DEI FIGLI L'ACCUDIRE QUESTI ULTIMI E IL CONIUGE E SPESSO ANCHE I GENITORI ANZIANI. COME SI PIU' PRETENDERE DI MANDARLE IN PENSIONE A 70 ANNI.

LA RIFORMA HA DETERMINATO CRISI PSICOLOGICHE ANCHE GRAVI, CRISI DELLE COSCIENZE, SCONVOLGIMENTI NELLE VITE DI TANTI ITALIANI E DISTRUTTO QUELLE PROSPETTIVE E PROPOSITI PRECOSTITUITI DEI LAVORATORI ALLA FINE DELLA PROPRIA CARRIERA.

LA RIFORMA, CON IL NUOVO CALCOLO DELLA PENSIONE COSTITUITO SOLAMENTE DAL TOTALE CONTRIBUTIVO, E NON PIU' DAL VALORE DELL'ULTIMA BUSTA PAGA DEL LAVORATORE, PRODUCE UN IMPORTO MOLTO PIU' BASSO DI PENSIONE, CREANDO, OLTRE A DISPARITA' DI TRATTAMENTO TRA PENSIONATI VECCHI E QUELLI NUOVI, UNA NUOVA SACCA DI POVERTA' NELLA SOCIETA' ITALIANA.

 LA RIFORMA HA PROVOCATO IL FENOMENO DEGLI ESODATI CIOE' QUEI LAVORATORI RIMASTI SENZA STIPENDIO, SENZA PENSIONE, SENZA DIRITTI.

LA RIFORMA HA DISCRIMINATO FORTEMENTE LE PERSONE PORTATRICI DI HANDICAP.

LA RIFORMA NON HA PREVISTO NESSUNA AGEVOLAZIONE PER LE PERSONE INVALIDE CON SERIE PATOLOGIE SPECIALMENTE PER I LAVORATORI DEL PUBBLICO IMPIEGO. ANCHE QUESTI SONO STATI COSTRETTI A LASCIARE IL LAVORO A 70 ANNI. CHE GRANDE RISULTATO PER LA NAZIONE.

 QUESTA RIFORMA PRODUCE INGIUSTIZIE SOCIALI, IMPOVERIMENTO DEGLI ITALIANI MEDI.

LA RIFORMA DETERMINA, INOLTRE, UN AUMENTO DELLA DISOCCUPAZIONE GIOVANILE GIA' AL 47%CAUSANDO PER I NOSTRI FIGLI UN FUTURO INCERTO E DI POVERTA' SE NON DI VERA MISERIA.

LA POLITICA ITALIANA HA GIA' PERSO TANTISSIMO TEMPO PER ELIMINARE TUTTI I DIFETTI DELLA RIFORMA.
LA POLITICA ITALIANA DEVE ANNULLARE NECESSARIAMENTE LA STESSA RIFORMA IN TOTO.
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NON AFFIDARTI A DEI CIARLATANI GIOCA  LE TUE CARTE 

http://www.mundimago.org/



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domenica 11 agosto 2013

Italia : calano gli assunti, crescono i precari


Fornero «flop»: calano gli assunti, crescono i precari

Che la riforma Fornero sarebbe stata un grosso flop già lo si era capito da tempo, ma ieri sono arrivati - a conferma - gli ultimi dati dell'Isfol (istituto del ministero del Lavoro). Secondo il terzo rapporto sulla riforma, diminuiscono le assunzioni (-10,4% nel primo trimestre del 2013 rispetto al primo del 2012), aumenta la percentuale di contratti precari sul totale dei nuovi assunti (sono ormai quasi al 68%), crolla anche l'apprendistato (-22%). Certo, è anche colpa della crisi, ma sicuramente la legge che doveva rappresentare la soluzione dei problemi, o perlomeno un tentativo fatto dal governo Monti, non ha funzionato.

Ed ecco i dati nel dettaglio. Come già anticipato, le assunzioni segnano un calo di ben il 10,4% in un anno (primo trimestre 2013 rispetto allo stesso periodo del 2012); ma la tendenza alla discesa non si è arrestata, tanto che si registra un calo dell'1% rispetto al quarto trimestre del 2012. Prosegue nel primo trimestre 2013 la decisa diminuzione delle attivazioni di contratti a tempo indeterminato (-7,4% su base congiunturale, -10,2% rispetto allo stesso trimestre del 2012), dovuta, secondo l'Isfol, «alla persistenza di un andamento congiunturale fortemente negativo».

E intanto i contratti a tempo determinato rimangono nettamente prevalenti nelle nuove assunzioni: dal luglio 2011 al marzo 2013 l'incidenza dei rapporti a termine sul totale degli avviamenti è passata dal 63,4% al 67,5%. Poco meno della metà (42,9%) dei nuovi assunti a termine ha firmato un contratto di brevissima durata (non superiore al mese); uno su tre circa (36,8%), invece, ha potuto lavorare tra i 4 e i 12 mesi. In netto calo, poi, i rapporti di lavoro a tempo determinato di durata maggiore ai 12 mesi: dal primo trimestre 2012 al primo trimestre 2013 la quota dei contratti superiori a 1 anno è passata dal 3,4% all'1,2%. Va meglio, al contrario, per il lavoro intermittente e per i contratti di collaborazione, che mantengono un trend stabile.

Crollano, infine, gli avviamenti per apprendistato: nel primo trimestre 2013 registrano una flessione marcata, pari al 7,1% rispetto al trimestre precedente e al 22,2% su base tendenziale.

Colpiti particolarmente i giovani: rispetto al quarto trimestre 2012, la diminuzione del numero di avviamenti in apprendistato, per chi ha tra 15 e 29 anni, è pari a oltre tre volte la flessione registrata per il totale degli avviamenti nella stessa classe di età.

http://www.ilmanifesto.it/area-abbonati/in-edicola/manip2n1/20130808/manip2pg/04/manip2pz/344199/
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giovedì 1 agosto 2013

Incentivi Assuzioni Donne e Over 50


Con le istruzioni INPS sono stati resi operativi i gli incentivi per le assunzioni delle seguenti categorie di lavoratori:

Documenti per chiarimento sull'incentivo per l'assunzione di donne e over 50 Nella circolare INPS sono fornite le istruzioni per usufruire dell'incentivo per l'assunzione di donne e over 50. Il messaggio successivo offre approfondimenti sulla figura delle donne prive di impiego regolarmente retribuito tra le destinatarie dell'incentivo.

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Incentivi assunzione donne e over 50 chiarimenti inps 
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uomini o donne con almeno 50 anni e disoccupati fa oltre 12 mesi; donne di qualsiasi età residente in aree svantaggiate e prive di un impiego regolarmente retribuito dal almeno 6 mesi; donne di qualsiasi età ovunque residenti e prive di un impiego regolarmente retribuito dal almeno 24 mesi.
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Messaggio inps istruzione operative bonus fornero donne e over 50 
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Il beneficio è ancora precluso per la categorie delle donne di qualsiasi età appartenenti ad un settore economico caratterizzato da un'accentuata disparità occupazionale di genere e prive di un impiego regolarmente retribuito dal almeno 6 mesi. Per tale categoria di beneficiari dell'incentivo si resta in attesa del decreto ministeriale che chiarisca i parametri per la determinazione delle disparità.

Incentivo per donne prove di impiego regolarmente retribuito Per l'attivazione dell'incentivo è stato necessario l'intervento del ministero del lavoro con la circolare n. 34 del 25 luglio 2013 che ha chiarito la definizione di persona priva di impiego regolarmente retribuito: I soggetti da includere in questa categoria sono:

coloro che non hanno svolto un'attività lavorativa in forma subordinata di una durata pari o superiore a sei mesi coloro che non hanno svolto un'attività lavorativa in forma autonoma dalla quale derivi un reddito pari o superiore al minimo personale annuale escluso da imposizione fiscale (8.000 € per i co.co.pro e 4800 per gli autonomi).

Come richiedere l'incentivo per l'assunzione L'INPS ha precisato che a partire dal 30 luglio sarà reso disponibile all'interno del cassetto previdenziale il modulo 92/2012 per la comunicazione telematica finalizzata alla fruizione dell'incentivo.

Tutti i chiarimenti operativi sono stati inseriti nella circolare INPS 111/2013 comprensiva.





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sabato 13 luglio 2013

ESODATI DENUNCIANO LA FORNERO PER MOBBING SOCIALE



FINALMENTE!
 GLI ESODATI DENUNCIANO LA FORNERO PER “MOBBING SOCIALE”.
 FATELA PIANGERE PER DAVVERO!

C’è qualcosa di epico, una sorta di sindrome da Conte di Montecristo, nei centonovatuno esodati, spazientiti, fieri e vendicativi che hanno denunciato l’ex ministro Elsa Fornero. Per mobbing sociale.

Proprio mentre a Trento la professoressa Fornero, sorridente, illustrava i «molti punti positivi» di una riforma del lavoro - la sua – che ha «messo le basi», contestualmente, a Roma partiva un esposto sulle gengive dell’ex ministro: un atto di citazione per risarcimento del danno morale da sofferenza e patema d’animo che i senza lavoro stanno subendo da mesi (la notifica dell’atto al ministero è del 13 giugno scorso, trapela ora). Mobbing sociale: una semantica giuridica plasmata dallo sdegno e dalla speranza. Ne dà prontamente notizia il sito L’Infiltrato.it, in seguito all’accertato stato dell’arte dei 184.500 «non salvaguardati» dalla famigerata riforma del lavoro dei bei tempi prodiani. Anche perchè sono ormai partite le prime pratiche di salvaguardia, sullo scaglione di 65.000 relativo al primo iter legislativo, in totale gli interventi sono stati tre; e adesso che l’Inps mette i numeri online – 11mila ad oggi ad aver ricevuto la pensione – la sensazione d’essere presi per i fondelli è ficcante. Molto ficcante. Sicchè, invece di denunciare la Fornero uno ad uno gli esodati si sono costituiti in comitati («contributori volontari Quindicenni»), e hanno presentato a nome delle persone giuridiche la denuncia. La cosa è molto più cattiva, oltre che giuridicamente pregevole.

Sulla denuncia ha spiegato tutto Francesco Flore, portavoce, appunto, dei contributori volontari: «Sono serviti sei mesi per mettere assieme i documenti, tra cui i certificati medici di tanti esodati che hanno sofferto di patologie psicologiche derivanti dall’enorme stress subito». E ha continuato: «La Riforma Fornero delle pensioni, è ormai di pubblico dominio, era finalizzata a fare cassa immediata e ha finito per stravolgere la vita di centinaia di migliaia di persone. Si tratta di un procedimento giudiziale prima di tutto di natura dichiaratamente etico-morale ed è importante sottolineare che gli attori in giudizio chiedono un simbolico risarcimento danni di 10.000 euro ciascuno, che sarà quasi totalmente devoluto ad una costituenda associazione senza fini di lucro, con il fine di sostenere le famiglie indigenti dei colpiti dalla riforma previdenziale Monti-Fornero».

Dunque. Sei mesi ci son voluti per il raccogliere il materiale che sarà gradualmente allegato nel procedimento civile durante le varie fasi. Gutta cavat lapidem. Centonovantuno sono, appunto, gli esodati coraggiosi che hanno partecipato attivamente alla denuncia; altri 73 sono stati soltanto sostenitori che si sono trovati sballottati tra improvvise mancanze di stipendi, dichiarazioni contraddittorie, spudorate confessioni sullo «sbaglio nel computo» da parte di Fornero e della di lei illustrissima pattuglia di giuslavoristi. «Il senso della azione civile contro il Ministero del Lavoro» dichiara ancora Francesco Flore «è quello di richiedere il risarcimento del danno morale patito in questi lunghi mesi. Con questo atto intendiamo pertanto chiamare il ministro responsabile a rispondere, nella sede più adeguata, del suo grave operato contro decine di migliaia di famiglie italiane». Il mobbing sociale, ovviamente è solo riferibile alla Fornero, come precisato dagli stessi esodati al Ministro del Lavoro Giovannini: «Sia ben chiaro che la denuncia attiene esclusivamente all’operato del precedente Ministro. E non certamente del ministro Giovannini che, ne siamo certi, ed anche a seguito dei solenni impegni presi dal Presidente Letta nelle sue dichiarazioni programmatiche, si impegnerà proficuamente per risolvere alla radice il dramma dei cosiddetti esodati». Ora, considerando che sui «solenni impegni» anche il ministro Giovannini sta sudando freddo, l’iniziativa degli esodati spazientiti può schiudere nuovi orizzonti.

Più pericolosa della class action assolutamente inefficace, in Italia, meno eticamente fastidiosa dello stalking di massa, la recente fattispecie giuridica rischia di divenire un coltello piantato nelle costole della burocrazia. (Nb, ieri il servizio studi di Bankitalia ha osservato che la «riforma Fornero indebolisce l’obbiettivo del posto fisso». Choosy. Per l’appunto…)

francesco specchia

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giovedì 25 ottobre 2012

Fornero : Choosy sarai tu


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"Choosy" a chi? La rete contro Fornero


Il ministro dice che i giovani dovrebbero adattarsi per entrare nel mercato del lavoro. E la rete risponde con un blog collettivo. Ecco parole e immagini di chi, spesso con laurea e specializzazione, pur di lavorare ha accettato di tutto. Dimostrando che il problema non è essere schizzinosi, ma non essere sfruttati.

 "Chooosy" è la parola del momento. "Schizzinosi", come secondo il ministro del Lavoro Elsa Fornero non dovrebbero essere i giovani quando si tratta di entrare nel mercato del lavoro. Lei usa parole forbite, la rete le risponde con l'ironia della realtà. Che a volte tanto ironica non è. Nasce così il tumblr temporaneo http://choosysaraitu.tumblr.com/ dedicato a raccogliere l'indignazione di quanti tanto "choosy" non si sentono, anzi, se proprio si devono definire in qualche modo preferiscono la parola "sfruttati".

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mercoledì 27 giugno 2012

UNA RIFORMA CHE UMILIA I LAVORATORI E LA COSTITUZIONE




 UNA RIFORMA CHE UMILIA I LAVORATORI E LA COSTITUZIONE

Due fiducie oggi, due domani. Facendo due rapidi calcoli, con le prossime 4, il governo Monti, in 8 mesi, arriva a quota 28. Peggio di così neanche Berlusconi. Questa volta, sul tavolo c’è la riforma più oscena che si sia mai vista fino ad oggi, il piano Fornero per smantellare il lavoro, che impoverirà l’Italia e farà perdere nuovi posti di lavoro. Ancora una volta, regna incontrastata l’incoerenza di chi dice che la riforma è cattiva ma poi la voterà, nascondendosi dietro l’ipocrisia del voto di fiducia. Noi, coerentemente, voteremo contro e lo faremo per molte ragioni.

La prima. Il piano Fornero non si limita a modificare singole disposizioni o discipline ma interviene con la scure introducendone nuove, dai contratti agli ammortizzatori sociali, dai fondi di solidarietà alla materia dei licenziamenti e delle tutele delle lavoratrici e dei lavoratori.

Il lavoro ha un ruolo centrale nel nostro ordinamento costituzionale. E’ un diritto sociale, fonte del sostentamento per ogni cittadino e la sua famiglia. La Costituzione tutela il lavoro e stabilisce un principio inoppugnabile, ovvero il diritto ad una retribuzione proporzionata alla quantità e alla qualità, che sia in ogni caso sufficiente ad assicurare a sé e alla sua famiglia un’esistenza libera e dignitosa.

La Costituzione sancisce che ai lavoratori debbano essere assicurati i mezzi adeguati in caso di infortunio, malattia, invalidità, vecchiaia e disoccupazione.

La Costituzione assicura la libertà sindacale e il diritto allo sciopero.

La Costituzione stabilisce la libertà dell’iniziativa economica privata, vietando però che questa metta a rischio l’utilità sociale, la sicurezza, la libertà e la dignità umana.


La riforma Fornero, nella sua struttura complessiva, non è compatibile con i principi, i diritti e i doveri costituzionali. Sui contratti non opera né una semplificazione, né una riduzione. Il lavoro a tempo indeterminato continua ad essere eroso dalle altre tipologie contrattuali. Si certifica la precarietà, che non sta nell’onere del lavoratore di adattarsi a cambiare più lavori, ma nel mantenimento di un sistema che priva il lavoro della giusta retribuzione e non garantisce continuità e adeguatezza di versamenti contributivi e coperture assicurative.
La riforma Fornero riduce le garanzie al lavoratore, attraverso l’introduzione e il rafforzamento di elementi vessatori.
La riforma Fornero smantella l’attuale sistema degli ammortizzatori sociali, per crearne uno la cui unica ragione sociale dichiarata non viene realizzata perché non raggiunge l’obiettivo dell’universalità, non include effettivamente i lavoratori discontinui e non migliora le prestazioni.
La riforma Fornero è discriminatoria sul versanti dei fondi di solidarietà, in quanto esclude dalla loro copertura i lavoratori occupati in imprese con meno di 15 dipendenti. In tal modo il sistema non riesce ad essere universale, gli elementi che precedono, esemplificativi ma non esaustivi, letti unitariamente appalesano una violazione del tessuto organico rappresentato dalle disposizioni della Costituzione precedentemente indicate.
Il governo ha chiuso ogni dialogo, teso a migliorare il testo. Ha usato trucchi ed escamotage per evitare il confronto. Imporre la questione di fiducia sul provvedimento anche alla Camera, senza consentire nessuna modifica al testo licenziato al Senato, rafforza il nostro convincimento: questo ddl è profondamente incostituzionale, fa carne da macello dei diritti dei lavoratori, si beffa della Costituzione e sottrae al Parlamento la sua funzione legislativa.

http://www.italiadeivalori.it/component/content/article/167-massimo-donadi/15539-riforma-fornero-umilia-i-lavoratori-e-la-costituzione

E’ con questa gente che dovremmo allearci per creare un’alternativa politica ? Alternativa si, ma a questi ceffi e al loro sistema di potere. Vendola, Di Pietro, movimentisti vecchi e nuovi, Liste Civiche varie ed eventuali, tenetelo a mente, perché non dobbiate poi lamentarvi del successo di Grillo
da violapost
In poco meno di due minuti, tanto è durata la votazione elettronica, ieri al Senato hanno demolito il più importante baluardo di civiltà del lavoro in Italia, frutto di decenni di lotte e conquiste: l’articolo 18.
244 senatori (Pd, Pdl, Terzo Polo) hanno approvato la cosiddetta  riforma del lavoro di Elsa Fornero che introduce, di fatto, la libertà di licenziare per motivi economici, salvo casi di “manifesta insussistenza” (cioè mai) a fronte di un modesto indennizzo al lavoratore; il più grande regalo alla Banca Centrale Europea e al Fondo Monetario che da tempo chiedono al governo Monti (e prima a Berlusconi) di intervenire in tal senso.Con questo provvedimento, l’Italia diventa il primo Paese europeo a non disporre di una tutela (né reintegro, né forti risarcimenti) in caso di licenziamento senza giusta causa. Per fare un esempio, nel modello tedesco, il reintegro è previsto persino nelle aziende con 10 dipendenti.
Ovviamente, dopo l’approvazione del testo, gioisce la Fornero che non sta più nella pelle dalla gioia (foto a destra). A votare contro soltanto Idv e Lega. Adesso l’iter parlamentare prevede che il testo passi alla Camera per la definitiva approvazione. Da Anna Finocchiaro a Rutelli, da Gasparri a Giovanardi fino all’ex tesoriere della Margherita Luigi Lusi, ecco i nomi di chi ha votato per la demolizione dell’articolo 18:
1) Marilena Adamo (PD)
2) Benedetto Adragna (PD)
3) Mauro Agostini (PD)
4) Maria Alberti Casellati (PDL)
5) Bruno Alicata (PDL)
6) Laura Allegrini (PDL)
7) Silvana Amati (PD)
8 ) Paolo Amato (PDL)
9) Francesco Maria Amoruso (PDL)
10) Alfonso Andria (PD)
11) Maria Antezza (PD)
12) Teresa Armato (PD)
13) Franco Asciutti (PDL)
14) Giuseppe Astore (MISTO)
15) Augello (PDL)
16) Antonio Azzollini (PDL)
17) Emanuela Baio (Terzo Polo – API/FI)
18) Massimo Baldini (PDL)
19) Giuliano Barbolini (PD)
20) Paolo Barelli (PDL)
21) Mariangela Bastico (PD)
22) Domenico Benedetti Valentini (PDL)
23) Filippo Berselli (PDL)
23) Maria Teresa Bertuzzi (PD)
24) Giampaolo Bettamio (PDL)
25) Francesco Bevilacqua (PDL)
26) Dorina Bianchi (PDL)
27) Enzo Bianco (PD)
28) Laura Bianconi (PDL)
29) Franca Biondelli (PD)
30) Tamara Blazina (PD)
31) Giacinto Boldrini (PDL)
32) Sandro Bondi (PDL)
33) Anna Cinzia Bonfrisco (PDL)
34) Giorgio Bornacin (PDL)
35) Gabriele Boscetto (PDL)
36) Daniele Bosone (PD)
37) Franco Bruno (Terzo Polo – API/FI)
38) Filippo Bubbico (PD)
39) Sebastiano Burgaretta Aparo (PDL)
40) Alessio Butti (PDL)
41) Antonello Cabras (PD)
42) Raffaele Calabrò (PDL)
43) Giacomo Caliendo (PDL)
44) Battista Caligiuri (PDL)
45) Giulio Camber (PDL)
46) Franco Cardiello (PDL)
47) Anna Maria Carloni (PD)
48) Gianrico Carofiglio (PD)
49) Alerio Carrara (Gruppo Coesione Nazionale)
50) Antonino Caruso (PDL)
51) Felice Casson (PD)
52) Maria Giuseppa Castiglione (Gruppo Coesione nazionale)
53) Maurizio Castro (PDL)
54) Stefano Ceccanti (PD)
55) Mauro Ceruti (PD)
56) Franca Chiaromonte (PD)
57) Carlo Chiurazzi (PD)
58) Angelo Maria Cicolani (PDL)
59) Emilio Colombo (UDC…)
60) Riccardo Conti (PDL)
61) Barbara Contini (Terzo Polo Api/Fli)
62) Gennaro Coronella (PDL)
63) Lionello Cosentino (PD)
64) Rosario Costa (PDL)
65) Vladimiro Crisafulli (PD)
66) Cesare Cursi (PDL)
67) Mauro Cutrufo (PDL)
68) Antonio D’Alì (PDL)
69) Gianpiero D’Alia (UDC..)
70) Gerardo D’Ambrosio (PD)
71) Luigi D’Ambrosio Lettieri (PDL)
72) Candido De Angelis (Terzo Polo Api/FLI)
73) Cristiano De Eccher (PDL)
74) Diana De Feo (PDL)
75) Sergio De Gregorio (PDL)
76) Stefano De Lillo (PDL)
77) De Luca Cristina (Terzo Polo)
78) De Luca Vincenzo (PD)
79) Luigi De Sena (PD)
80) Antonio Del Pennino (MISTO)
81) Mauro Del Vecchio (PD)
82) Silvia Della Monica (PD)
83) Roberto Della Seta (PD)
84) Mariano Delogu (PDL)
85) Ulisse Di Giacomo (PDL)
86) Roberto Di Giovan Paolo (PD)
87) Fabrizio Di Stefano (PD)
88) Egidio Digilio (TERZO POLO)
89) Lamberto Dini (PDL)
90) Lucio D’Ubaldo (PD)
91) Giuseppe Esposito (PDL)
92) Raffaele Fantetti (PDL)
93) Claudio Fazzone (PDL)
94) Mario Ferrara (COESIONE NAZIONALE)
95) Filippi Marco (PD)
96) Anna Finocchiaro (PD)
97) Annarita Fioroni (PD)
98) Giuseppe Firrarello (PDL)
99) Maurizio Fistarol (PD)
100) Salvo Fleres (COESIONE NAZIONALE)
101) Andrea Fluttero (PDL)
102) Marco Follini (PD)
103) Cinzia Fontana (PD)
104) Antonio Fosson (UDC..)
105) Franco Vittoria (PD)
106) Vincenzo Galioto (UDC..)
107) Cosimo Gallo (PDL)
108) Maria Alessandra Gallone (PDL)
109) Guido Galperti (PD)
110) Garavaglia Mariapia (PD)
111) Costantino Garraffa (PD)
112) Maurizio Gasparri (PDL)
113) Antonio Gentile (PDL)
114) Maria Ida Germontani (TERZO POLO)
115) Rita Ghedini (PDL)
116) Enzo Giorgio Ghigo (PDL)
117) Paolo Giaretta (PD)
118) Carlo Giovanardi (PDL)
119) Pasquale Giuliano (PDL)
120) Domenico Gramazio (PDL)
121) Manuela Granaiola (PD)
122) Luigi Grillo (PDL)
123) Gustavino (UDC..)
124) Pietro Ichino (PD)
125) Maria Fortuna Incostante (PD)
126) Cosimo Izzo (PDL)
127) Silvestro Ladu (PDL)
128) Nicola Latorre (PD)
129) Cosimo Latronico (PDL)
130) Raffaele Lauro (PDL)
131) Maria Leddi (PD)
132) Giovanni Legnini (PD)
133) Vanni Lenna (PDL)
134) Simonetta Licastro Scardino (PDL)
135) Massimo Livi Bacci (PD)
136) Giuseppe Lumia (PD)
137) Luigi Lusi (MISTO)
138) Marina Magistrelli (PD)
139) Lucio Malan (PDL)
140) Alfredo Mantica (PDL)
141) Andrea Marcucci (PD)
142) Francesca Maria Marinaro (PD)
143) Franco Marini (PD)
144) Marino Ignazio (PD)
145) Marino Mauro Maria (PD)
146) Alberto Maritati (PD)
147) Altero Matteoli (PDL)
148) Salvatore Mazzaracchio (PDL)
149) Daniela Mazzuconi (PD)
150) Giuseppe Menardi (GRUPPO COESIONE NAZIONALE)
151) Vidmer Mercatali (PD)
152) Alfredo Messina (PDL)
153) Claudio Micheloni (PD)
154) Riccardo Milana (TERZO POLI API/FLI)
155) Giuseppe Milone (PDL)
156) Claudio Molinari (TERZO POLI API/FLI)
157) Francesco Monaco (PD)
158) Colomba Mongiello (PD)
159) Enrico Morando (PD)
160) Carmelo Morra (PDL)
161) Fabrizio Morri (PD)
162) Franco Mugnai (PDL)
163) Adriano Musi (PD)
164) Enrico Musso (UDC..)
165) Domenico Nania (PDL)
166) Magda Negri (PD)
167) Paolo Nerozzi (PD)
168) Vincenzo Nespoli (PDL)
169) Pasquale Nessa (PDL)
170) Franco Orsi (PDL)
171) Nitto Palma (PDL)
172) Elio Massimo Palmizio (COESIONE NAZIONALE)
173) Antonino Papania (PD)
174) Achille Passoni (PD)
175) Carlo Pegorer (PD)
176) Marco Perduca (PD)
177) Flavio Pertoldi (PD)
178) Oskar Peterlini (UDC..)
179) Lorenzo Piccioni (PDL)
180) Filippo Piccone (PDL)
181) Gilberto Pichetto Fratin  (PDL)
182) Leana Pignedoli (PD)
183) Roberta Pinotti (PD)
184) Beppe Pisanu (PDL)
185) Salvatore Piscitelli (COESIONE NAZIONALE)
186) Giovanni Pistorio (MISTO)
187) Adriana Poli Bortone (COESIONE NAZIONALE)
188) Francesco Pontone (PDL)
189) Donatella Poretti (PD)
190) Guido Possa (PDL)
191) Giovanni Procacci (PD)
192) Gaetano Quagliariello (PDL)
193) Luigi Ramponi (PDL)
194) Raffaele Ranucci (PD)
195) Maria Rizzotti (PDL)
196) Giorgio Roilo (PD)
197) Rossi Paolo (PD)
198) Antonio Rusconi (PD)
199) Giacinto Russo (TERZO POLO)
200) Francesco Rutelli (TERZO POLO API/FLI)
201) Michele Saccomanno (PDL)
202) Maurzio Saia (COESIONE NAZIONALE)
203) Filippo Saltamartini (PDL)
204) Fedele Sanciu (PDL)
205) Gian Carlo Sangalli (PD)
206) Francesco Sanna (PD)
207) Giuseppe Saro (PDL)
208) Carlo Sarro (PDL)
209) Luciana Sbarbati (PD)
210) Giampiero Scanu (PD)
211) Aldo Scarabosio (PDL)
212) Salvatore Sciascia (PDL)
213) Serafini Anna Maria (PD)
214) Serafini Giancarlo (PDL)
215) Achille Serra (UDC..)
216) Cosimo Sibilia (PDL)
217) Silvio Emiio Sircana (PD)
218) Albertina Soliani (PD)
219) Ada Spadoni Urbani (PDL)
220) Vincenzo Speziali (PDL)
221) Marco Stradiotto (PD)
222) Nino Strano (TERZO POLO )
223) Paolo Tancredi (PDL)
224) Alberto Tedesco (MISTO)
225) Oreste Tofani (PDL)
226) Salvatore Tomaselli (PD)
227) Antonio Tomassini (PDL)
228) Giorgio Tonini (PD)
229) Achille Totaro (PDL)
230) Tiziano Treu (PD)
231) Giuseppe Valditara (TERZO POLO)
232) Guseppe Valentino (PDL)
233) Simona Vicari (PDL)
234) Guido Viceconte (PDL)
235) Pasquale Viespoli (COESIONE NAZIONALE)
236) Riccardo Villari (COESIONE NAZIONALE)
237) Luigi Vimercati (PD)
238) Vincenzo Vita (PD)
239) Valter Vitali (PD)
240) Carlo Vizzini (UDC..)
241) Luigi Zanda (PD)
242) Valter Zanetta (PDL)
243) Tomaso Zanoletti (PDL)
244) Sergio Zavoli (PD)
 esulta la Fornero subito dopo il voto


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