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venerdì 10 novembre 2023

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lunedì 28 febbraio 2022

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sabato 19 febbraio 2022

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venerdì 21 gennaio 2022

Blocchiamo la Non Riforma Moratti Fontana

Blocchiamo la Non Riforma Moratti Fontana


C'è una petizione per chiedere al ministro di respingere la riforma Moratti della sanità 
L'iniziativa di "coordinamento lombardo per il diritto alla salute, campagna Dico 32"

Una petizione popolare per dire no alla riforma della sanità firmata dall'assessore al welfare, Letizia Moratti. A lanciare la raccolta firme - che in due giorni ha raccolto 7mila adesioni - è stato "coordinamento lombardo per il diritto alla salute - campagna Dico 32", a cui aderiscono 57 associazioni e organizzazioni lombarde, che hanno organizzato numerose manifestazioni nei mesi scorsi e nel corso del dibattito in consiglio regionale.


“Il riscontro immediato che abbiamo avuto con la nostra petizione ci conferma nella fondatezza delle nostre richieste e delle nostre preoccupazioni sul futuro della sanità lombarda e sul diritto alla salute dei cittadini, soprattutto delle fasce più deboli e svantaggiate: chiediamo che il ministro Speranza restituisca al mittente la legge regionale sulla cosiddetta riforma sanitaria Moratti Fontana, in quanto in contrasto con le richieste dello stesso ministro fatte tramite Agenas", hanno dichiarato Marco Caldiroli e Angelo Barbato a nome del coordinamento. 

“La sanità lombarda - hanno sottolineato - necessita da anni di una revisione profonda, per le ragioni da tempo denunciate, e che la pandemia ha fatto esplodere, con gravi conseguenze che tutti stiamo pagando. È arrivato il momento: se non ora, quando? Chiediamo che il ministero e il governo ascoltino le richieste delle associazioni e dei cittadini e intervengano per bloccare la legge e per disporne una revisione sostanziale: occorre ribaltare il modello proposto, che penalizza gravemente le fasce più deboli della popolazione i redditi più bassi”. 

FIRMA QUI

Le proposte del coordinamento sono state inviate: "Un forte governo pubblico della sanità con una chiara programmazione, la medicina territoriale organizzata in bacini d’utenza limitati per rispondere in modo mirato ai problemi di salute dando priorità alla prevenzione della malattia e garantendo la partecipazione della cittadinanza, le case e gli ospedali di comunità devono essere esclusivamente pubblici e finalizzati a risultati reali di salute e non su utili economici, le liste d’attesa devono essere trasparenti e il loro contenimento un obiettivo primario anche attraverso l’assunzione straordinaria di personale presso le strutture pubbliche, la libera professione all’interno delle strutture pubbliche va eliminata; le Rsa devono essere parte integrante del servizio sanitario nazionale", 
hanno ricostruito dal gruppo in una nota.





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lunedì 3 maggio 2021

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domenica 20 dicembre 2020

Crowdfunding per il Mazzo di Carte Imago

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del Mazzo di Carte Imago




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giovedì 13 agosto 2020

Martiri di piazzale Loreto di Aligi Sassu

Martiri di piazzale Loreto di Aligi Sassu


 Racconta un drammatico e infamante episodio compiuto dai membri 
della Repubblica di Salò nel 1944.

Aligi Sassu, I martiri di piazzale Loreto, agosto 1944, olio su tela. Roma, 
Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea

Descrizione de I martiri di piazzale Loreto di Aligi Sassu
Un mucchio di cadaveri di giovani partigiani è addossato contro un muro sul quale sono appesi dei manifesti. Inoltre i corpi dei giovani sono scomposti e coperti di sangue.

Interpretazioni e simbologia de I martiri di piazzale Loreto di Aligi Sassu
Aligi Sassu militò nella Resistenza italiana e quindi fu un artista molto sensibile ai temi della lotta partigiana. Inoltre nel dopoguerra si impegnò nelle battaglie sociali dei lavoratori. Nel dipinto i corpi a terra sono quelli di giovani italiani trucudati e vilipesi dai militanti della Repubblica di Salò.

Il dipinto racconta un fatto avvenuto in piazzale Loreto a Milano, tra viale Andrea Doria e corso Buenos Aires, il 10 agosto 1944. Il capitano delle SS Theodor Saevecke ordinò al capitano Pasquale Cardella di fucilare alcuni partigiani per rappresaglia contro un’azione ai danni dei soldati tedeschi. Infatti l’8 agosto 1944 un gruppo di ignoti compì un attentato contro un camion tedesco.  Nell’attentato non morì alcun soldato e le vittime furono invece civili milanesi, 6 morti e 11 feriti.

I militi repubblichini del gruppo “Oberdan della Legione Autonoma Mobile Ettore Muti” prelevarono così quindici uomini dal carcere di San Vittore. Dopo aver eseguito la condanna i corpi vennero lasciati sul posto per tutto il giorno esposti al sole cocente. Inoltre i legionari che sorvegliavano i cadaveri insieme agli ausiliari della RSI (Repubblica Sociale Italiana), vitupirarono i corpi oltraggiandoli. I soldati obbligarono anche i passanti a fermarsi e a osservare la scena come monito.

L’artista scrisse un libro intitolato Un grido di colore nel quale racconta la nascita del dipinto. Inoltre descrive il proprio stato d’animo che non era di odio ma di profonda tristezza per la guerra fratricida. Per questo il primo titolo del dipinto era “Guerra civile“.

I committenti, le collezioni, la storia espositiva e la collocazione
Lo storico dell’Arte Giulio Carlo Argan acquistò i Martiri di Piazza Loreto di Guttuso presso la Biennale d’Arte Internazionale di Venezia del 1952. L’opera fu quindi esposta presso la Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea di Roma.

La storia dell’opera I martiri di piazzale Loreto di Aligi Sassu
Aligi Sassu dipinse l’opera che raffigura i martiri civili nell’agosto del 1944.

Lo stile del dipinto I martiri di piazzale Loreto di Aligi Sassu
Aligi Sassu è considerato un pittore neorealista e utilizzò un linguaggio pittorico particolarmente crudo per descrivere il massacro.

La tecnica
Il dipinto di Aligi Sassu che racconta la drammatica fucilazione avvenuta durante la Seconda Guerra Mondiale è una grande tela realizzata con colori ad olio.

Il colore e l’illuminazione
Il colore rosso diffuso su tutta la superficie dell’opera caratterizza l’intera composizione cromatica. Emergono quindi gli abiti di colore blu verso destra e in prossimità della parte centrale del bordo di sinistra. All’interno della massa di personaggi inoltre i toni più chiari permettono di evidenziare drammaticamente il rosso del sangue che si sparge anche al suolo di colore ocra chiaro. Lo sfondo è rappresentato da una palizzata scura sulla quale 
sono risposte macchie di colori vivaci gialli, rossi e blu.

Lo spazio
Il gruppo di cadaveri è disposto in primo piano e i corpi sono ammassati al suolo. La profondità della scena inoltre è limitata poiché immediatamente dietro i corpi si alza un parete
 che chiude lo spazio di fondo.

La composizione e l’inquadratura
L’opera è di forma rettangolare e la disposizione orizzontale delle figure sottolinea raggruppamento casuale dei corpi al suolo. Invece lo sfondo è definito dalle assi verticali
 e dai manifesti incollati sopra la palizzata.



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lunedì 8 giugno 2020

De Gregorio: Estorsione e Riciclaggio

De Gregorio: Estorsione e Riciclaggio

Estorsione e Riciclaggio, Arrestato a Roma l’ex senatore De Gregorio
Secondo quanto si apprende è destinatario della misura cautelare del carcere.

C'è anche l'ex senatore del Pdl Sergio De Gregorio tra le 9 persone finite in manette questa mattina nell'operazione dei poliziotti della Squadra Mobile, coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Roma, su un giro di estorsioni nella Capitale. Secondo quanto si apprende, De Gregorio è destinatario della misura cautelare del carcere. Alle 9 persone, destinatarie dei provvedimenti cautelari emessi dal gip, sono contestati, a vario titolo ed in concorso,
i reati di estorsione, 
riciclaggio ed autoriciclaggio.

Contestualmente all'esecuzione delle ordinanze restrittive della libertà personale è stata data esecuzione al decreto di sequestro preventivo delle quote sociali, dei conti correnti e del complesso aziendale dei beni facenti parti del patrimonio aziendale di alcune società
 ed un sequestro di circa 480 mila euro.
https://cipiri5.blogspot.com/
L'ordinanza, il gip: «De Gregorio caratura criminale eccezionale»
«De Gregorio si conferma punto di riferimento indiscusso, lo stratega del gruppo, sempre pronto a 'sistemare' le cose». A scriverlo il gip di Roma, Antonella Minunni, in un passo dell'ordinanza di custodia cautelare nei confronti dell'ex senatore, finito in carcere, e di altre 8 persone, con le accuse di riciclaggio, autoriciclaggio ed estorsione. «E' lui che risolve le questioni sorte all'interno del gruppo - continua il giudice - e che suggerisce ogni volta le strategie difensive, è recidivo avendo riportato, tra l'altro, condanne per corruzione in atto contrario ai doveri d'ufficio. Ha una caratura criminale e scaltrezza davvero eccezionale». L'indagine dei poliziotti della Squadra Mobile è stata coordinata dal procuratore di Roma, Michele Prestipino dal procuratore aggiunto,
Ilaria Calò e dal pm Francesco Minisci.

Nel 2008 riceve tre milioni di euro da Silvio Berlusconi per far cadere il governo Prodi. Tra giravolte e cambi di casacca #DeGregorio esce indenne da molte vicende giudiziarie. Ora è stato arrestato per estorsione e riciclaggio.
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Fake News ed insulti Social contro Aboubakar Soumahoro

Aboubakar Soumahoro


 Il Leader dei Migranti denuncia gruppo Facebook"Vai a casa Zulu", fake news e insulti social contro Aboubakar Soumahoro. Il leader dei migranti denuncia gruppo Facebook

Ho dato mandato a denunciare tutto alla polizia postale. Chi sdogana e nega il razzismo incendia la nostra comunità con l’odio. I giganti del web dovrebbero intervenire su questi post ancora pubblici e che nessuno ha rimosso

Divulgano fake news e commenti razzisti, li ho denunciati alla polizia postale". Aboubakar Soumahoro, il sociologo e sindacalista Usb, protagonista della lotta per i diritti dei braccianti nelle campagne del foggiano annuncia azioni legali nei confronti di chi ha confezionato, condiviso, autorizzato e non rimosso decine di insulti nei suoi confronti nel gruppo Facebook Matteo Salvini, e Giorgia Meloni per un'Italia stabile.

Si tratta di uno spazio social che conta oltre 23 mila membri, sul quale campeggia la foto in grande del segretario della Lega Matteo Salvini, dove si condividono iniziative del leader leghista e notizie estrapolate da blog e siti web non sempre attendibili.
"Il nome del gruppo già dice tutto.!!!  - scrivono esattamente così nella descrizione i responsabili - Qui solo leghisti o persone di centro destra...!!! Non sono ammesse persone di sinistra.. E nemmeno movimento 5 stelle...!!! Moderate i termini, altrimenti Facebook ha degli standard che tutti conosciamo...bene...!!".

Ma proprio quest'ultimo punto è quello disatteso in un post del 19 maggio scorso, dove è condivisa una notizia con protagonista Soumahoro sotto la quale alcuni membri del gruppo si sono prodigati in insulti a sfondo razzista.
"Negro di merda", "vai a casa tua zulu" , "Torna in jungla a mangiare banane (gorilla)", "Muori merda", sono solo alcuni degli epiteti che il sindacalista ha registrato con screenshot  e inviato alla polizia postale.

"Chi sdogana e nega il razzismo - scrive Soumahoro -  incendia la nostra comunità con l'odio. I giganti del web dovrebbero intervenire su questi post ancora pubblici e che nessuno ha rimosso".


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lunedì 1 giugno 2020

Gilet Arancioni e Casapound in Piazza

Gilet Arancioni e Casapound in Piazza

Nella Foto il Raduno a Milano

 A Roma contro il governo. "Il virus non esiste". Settanta denunciati

Momenti di tensioni anche nel pomeriggio nel centro storico della capitale per la manifestazione dei movimenti di estrema destra. Forze dell'ordine in tenuta antisommossa per impedire l'afflusso a Montecitorio: settanta le persone indentificate che saranno denunciate

Ancora tensioni nel pomeriggio durante la manifestazione del gruppo "Marcia su Roma" nel centro della Capitale. Una decina di persone ha provato a spingere un blindato della polizia che sbarrava la strada alla manifestazione. "Fateci passare", hanno urlato i manifestanti agli agenti che erano schierati in tenuta antisommossa  dietro al blindato. "Ci hanno spruzzato lo spray al peperoncino per disperderci", hanno detto i manifestanti prima di lasciare la zona.

La manifestazione, organizzate da diversi gruppi riconducibili all'estrema destra, in particolare 'Marcia su Roma' e Casapound, in protesta contro il governo, era partita questa mattina. Tra loro anche qualcuno che indossa i 'gilet arancioni'. Sono circa 70 i manifestanti identificati e che saranno denunciati dalla polizia per manifestazione non preavvisata. A molti di loro viene contestata anche la violazione del dpcm con le misure di contenimento per il coronavirus: alcuni provenivano da altre regioni mentre altri non avrebbero rispettato il divieto di assembramento.


Piazza Venezia e via del Corso sono state chiuse al traffico per la presenza di alcune centinaia di manifestanti, alcuni di loro si erano seduti a terra, così come sono state chiuse le aree nei pressi di piazza Colonna. Ingente la presenza di mezzi blindati della polizia e dei carabinieri, con le forze dell'ordine schierate in assetto antisommossa per
 impedire l'afflusso verso Palazzo Chigi e Montecitorio.

"Non ce lo fanno fare e noi da qui non ce ne andiamo", gridavano i manifestanti con i megafoni, scandendo anche diversi "traditori" e vari insulti verso il presidente del Consiglio Giuseppe Conte. Poi con le braccia alzate si sono avvicinati al cordone delle forze dell'ordine che gli sbarrava la strada urlando  "Qui c'è gente che non mangia. C'è gente che non prende lo stipendio da 4 mesi. Abbiamo fame". "Ci hanno fatto morire", grida una donna di Bergamo.

"Il coronavirus è tutto un disegno politico, economico e sociale perché vogliono venderci alla Cina, Di Maio prima di tutti - proseguono - facendoci fare il vaccino e schedandoci. Il virus non esiste, per questo non mettiamo le mascherine, e intanto la gente muore di fame".

I manifestanti inoltre continuano a intonare l'inno italiano e a gridare "libertà".

Blindati, agenti e militari stanno costringendo i manifestanti ad allontanarsi dal centro, spostando la carica verso il lungotevere e presidiando i vicoli. Traffico paralizzato con gli automobilisti bloccati dagli stessi manifestanti.

Sulle due manifestazioni è intervenuto  Daniele Ognibene capogruppo LeU in Consiglio regionale.“Sarà un caso che Gilet Arancioni e Casa Pound manifestino lo stesso giorno in contemporanea in diverse città italiane?  - spiega Ognibene rivolgendo la domanda alle forze politiche democratiche ed alle forze dell’ordine -  C’è qualcuno che vuole il ritorno della strategia della tensione? A Milano un centinaio di persone con i Gilet Arancioni sono in piazza alimentando odio con idee senza senso, come il ritorno alla lira. A Roma Casa Pound soffia sul fuoco della disperazione delle persone. Non so se le due manifestazioni siano legate dietro un unico obiettivo ma è certo che i rigurgiti fascisti vanno fermati sul nascere. Mi sembra una strategia della tensione in salsa populista con personaggi inquietanti come Pappalardo".

E ancora: "Per i fascisti con o senza gilet il virus non esiste. Ennesima conferma del fatto che non bisogna dargli retta. I neofascisti che gridano libertà mentre inneggiano alla Marcia su Roma sono ridicoli ma la tolleranza per questi figuri è gravissima e inquietante. Mentre tutte le iniziative di organizzazioni di sinistra e democratiche sono state sottoposte a restrizioni per il Covid19 si consente a duecento neofascisti di bloccare il centro di Roma - accusa Maurizio Acerbo, segretario nazionale Rifondazione Comunista - Sinistra Europea -  Se fossero stati dei centri sociali o dei sindacati di base sarebbero già stati caricati".



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mercoledì 27 maggio 2020

La Bestia e la Propaganda di Salvini

La Bestia: come funziona la propaganda di Salvini


Intervista a un ex hacker e spin doctor digitale,
 che ci parla della strategia comunicativa della Lega, dell’affaire Cambridge Analytica, 
del business dei falsi profili twitter, del Gdpr, Facebook e molto altro

La bestia, come funziona la propaganda di Salvini


Alessandro Orlowski è seduto a un tavolino di un bar di Barcellona. Nato a Parma nel 1967, vive in Spagna da 20 anni. Ex regista di spot e videoclip negli anni ’90 e grande appassionato di informatica, è stato uno dei primi e più influenti hacker italiani. Fin da prima dell’arrivo dei social network, ha lavorato sulle connessioni digitali tra gli individui, per sviluppare campagne virali. Negli anni ha condotto numerose campagne in Rete, come quella per denunciare l’evasione fiscale del Vaticano o i gruppi estremisti negli Stati Uniti e in Europa. Oggi fa lo spin doctor digitale: ha creato Water on Mars, startup di comunicazione digitale tra le più innovative, e guidato il team social risultato fondamentale per condurre il liberale Kuczynski alla presidenza del Perù. Ci accomodiamo, e cominciamo a parlare con lui di politica nel mondo digitale, per arrivare presto a Matteo Salvini e allo straordinario (e inquietante) lavoro che sta realizzando online.

La bestia, come funziona la propaganda di Salvini


Che evoluzione ha avuto negli anni il concetto di “rete social”?
Nasce nei primi anni ’80 con le BBS, le Bulletin Boards System, antesignane dei blog e delle chat. La prima rete sociale, però, è stata Friendster nel 2002, che raggiunse circa 3 milioni di utenti. A seguire l’amatissima (da parte mia) MySpace: narra una leggenda nerd che fu creata in 10 giorni di programmazione. Il primo a usare le reti social per fini elettorali è stato Barack Obama nel 2008.

Oggi in Italia chi è il politico che maneggia meglio questi strumenti?
In tal senso la Lega ha lavorato molto bene, durante l’ultima campagna elettorale. Ha creato un sistema che controlla le reti social di Salvini e analizza quali sono i post e i tweet che ottengono i migliori risultati, e che tipo di persone hanno interagito. In questo modo possono modificare la loro strategia attraverso la propaganda. Un esempio: pubblicano un post su Facebook in cui si parla di immigrazione, e il maggior numero di commenti è “i migranti ci tolgono il lavoro”? Il successivo post rafforzerà questa paura. I dirigenti leghisti hanno chiamato questo software La Bestia.

Ha creato un sistema che controlla le reti social di Salvini e analizza quali sono i post e i tweet che ottengono i migliori risultati, e che tipo di persone hanno interagito. In questo modo possono modificare la loro strategia attraverso la propaganda. Un esempio: pubblicano un post su Facebook in cui si parla di immigrazione, e il maggior numero di commenti è “i migranti ci tolgono il lavoro”? Il successivo post rafforzerà questa paura. I dirigenti leghisti hanno chiamato questo software La Bestia.


Politica nel mondo digitale, per arrivare presto a Matteo Salvini e allo straordinario e inquietante lavoro che sta realizzando online il Software La Bestia .

Quando nasce La Bestia?
Dalle mie informazioni nasce dal team di SistemaIntranet di Mantova, ossia dalla mente di Luca Morisi, socio di maggioranza dell’azienda, e Andrea Paganella. Morisi è lo spin doctor digital della Lega, di fatto il responsabile della comunicazione di Salvini. La Bestia è stata ideata a fine 2014, e finalizzata nel 2016. All’inizio si trattava di un semplice tool di monitoraggio e sentiment. Poi si è raffinato, con l’analisi dei post di Facebook e Twitter e la sinergia con la mailing list.



Come funziona l’analisi dei dati, su cui si basa la strategia?
Diciamo che a livello di dati non buttano via nulla: tutto viene analizzato per stabilire la strategia futura, assieme alla società di sondaggi SWG e a Voices From the Blogs (azienda di Big Data Analysis, ndr). I loro report, su tutti quelli del professore Enzo Risso, sono analizzati attentamente dal team della Lega, composto da Iva Garibaldi, Alessandro Panza, Giancarlo Giorgetti, Alessio Colzani, Armando Siri e altri.

Politica nel mondo digitale, per arrivare presto a Matteo Salvini e allo straordinario e inquietante lavoro che sta realizzando online il Software La Bestia .

La Bestia differenzia il suo operato a seconda dei social, 
per rendere immutata l’efficacia di Salvini in base allo strumento?
Per chi si occupa di marketing e propaganda online, è normale adattare la comunicazione ai differenti social. Twitter è l’ufficio stampa, e influenza maggiormente i giornalisti. Su Facebook ti puoi permettere un maggiore storytelling. È interessante vedere come, inserendo nelle mailing list i video di Facebook, la Lega crei una sinergia con la base poco attiva sui social: la raggiunge via mail, e aumenta così visualizzazioni e condivisioni.

Operano legalmente?
Camminano su un filo molto sottile. Il problema riguarda la gestione dei dati. Hanno creato, per esempio, un concorso che si chiama “Vinci Salvini” (poche settimane prima del voto, ndr). Ti dovevi registrare al gioco online e quanti più contenuti pubblicavi a tema Lega, maggiori erano le possibilità di incontrare Salvini. È stato un successo. Il problema è che non sappiamo come siano stati gestiti i dati. A chi venivano affidati? A Salvini? Alla Lega? A una società privata?

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C’è qualche legame con lo scandalo Cambridge Analytica
 in questo utilizzo “disinvolto” dei dati personali?
Difficile rispondere. Circolano voci in merito all’apertura di una sede di Cambridge Analytica a Roma poco prima delle elezioni italiane, progetto abortito in seguito allo scandalo che ha coinvolto la società britannica. Un partito italiano, non si sa quale, avrebbe richiesto i suoi servizi. È noto che la Lega volesse parlare con Steve Bannon (figura chiave dell’alt-right americana, fondamentale nell’elezione di Donald Trump, ndr) in quel periodo, incontro poi avvenuto in seguito.

La destra – più o meno estrema – sta vincendo la battaglia della comunicazione digital? 
Si muovono meglio dei partiti tradizionali, che non sono riusciti a evolversi. Lo dimostra Bannon, e pure Salvini, che a 45 anni è un super millennial: ha vissuto il calcio balilla, la televisione, Space Invaders e le reti social.

Vedi analogie tra la strategia social di Donald Trump e quella di Salvini?
Salvini ha sempre guardato con attenzione a Trump. Entrambi fanno la cosa più semplice: trovare un nemico comune. E gli sta funzionando molto bene. Nel nuovo governo si sono suddivisi le responsabilità: al M5S è toccato il lavoro, con la forte macchina propagandistica gestita dalla Casaleggio Associati, alla Lega la sicurezza e l’orgoglio nazionale, gestiti da Morisi e amici.

Sta pagando, non c’è che dire.
La totale disinformazione e frotte di like su post propagandistici e falsi – per esempio l’annuncio della consegna di 12 motovedette alla Guardia costiera libica (a fine giugno, ndr) – portano a quello che si definisce vanity KPI: l’elettore rimane soddisfatto nel condividere post che hanno migliaia di like, e quindi affermano le loro convinzioni. Consiglio la lettura di The Thrill of Political Hating di Arthur Brooks.

Esiste una sorta di meme war all’italiana? 
Le meme war non esistono. Ci possono essere contenuti in forma di meme per denigrare i competitor e inquinare i motori di ricerca. Ricordiamoci anni fa, quando su Google scrivevi il cognome “Berlusconi” e il motore di ricerca ti suggeriva “mafioso”: fu un esempio di manipolazione dell’algoritmo di Google. Lo stesso sta succedendo in questi giorni: se scrivete la parola “idiot” e fate “ricerca immagini”, compaiono solo foto di Trump.

Come è stata finanziata l’attività delle reti social della Lega?
La Lega voleva creare una fondazione solo per ricevere i soldi delle donazioni, al fine di poter tenere in piedi le reti social senza passare per i conti in rosso del partito. Il partito è gravato da debiti e scandali finanziari (a luglio il tribunale di Genova ha confermato la richiesta di confisca di 49 milioni di euro dalle casse del partito, ndr). Le leggi italiane lasciano ampio margine: permettono di ricevere micro- donazioni, senza doverle rendere pubbliche. È una forma completamente legale. In ogni caso, potresti chiederlo direttamente a Luca Morisi (Morisi non ha risposto ai tentativi di contatto)

Hanno ricevuto finanziamenti dall’estero? 
Recentemente l’Espresso ha raccontato che alcune donazioni al partito provengono da associazioni come Italia-Russia e Lombardia- Russia, vicine alla Lega. D’altra parte, sono stati i russi a inventare il concetto di hybrid war. Il generale Gerasimov ha teorizzato che le guerre moderne non si devono combattere con le armi, ma con la propaganda e l’hacking.

Un sistema come La Bestia alimenta la creazione di notizie false?
Non direi che ci sia un rapporto diretto tra le due cose, ma sicuramente c’è un rapporto tra La Bestia e il bias dei post che pubblicano. Come ha spiegato lo psicologo e premio Nobel Daniel Kahneman, di fronte a una notizia online la nostra mente si avvale di metodi di giudizio molto rapidi che, grazie alla soddisfazione che dà trovare conferma nei nostri pregiudizi, spesso porta a risposte sbagliate e illogiche, ossia biased.

La Bestia: come funziona la propaganda di Salvini


Salvini lavora su questo bias?
Lo fa il suo team, e anche quello del M5S: amplificare notizie semi-veritiere, viralizzandole e facendole diventare cultura condivisa, che viene confermata sia dalla fonte considerata carismaticamente onesta e affidabile, sia dal numero di condivisioni che la rendono in quel modo difficilmente contestabile. Vai tu a convincere del contrario 18mila utenti che hanno condiviso un post di dubbia veridicità! Una delle figure chiave delle fake news della Lega è stato e forse ancora è il napoletano Marco Mignogna, che gestiva il sito di Noi con Salvini, oltre a una ventina di portali pro-Salvini, pro-M5S e pro-Putin (nel novembre 2017 si è occupato del caso il NYT, ndr).

Quanto di ciò che hai detto fin qui vale anche per il Movimento 5 Stelle?
Non c’è dubbio che dietro al M5S ci sia una buona azienda di marketing politico. La loro propaganda è più decentralizzata rispetto a quella della Lega, tutta controllata da Morisi. Creano piccole reti, appoggiandosi agli attivisti “grillini” e risparmiando così denaro. Non
pagano per rendere virali i post di Grillo o di Di Battista. Anche se oggi, con il M5S al governo, la strategia è in parte cambiata.

Quanto influisce l’attività di trolling sul dibattito politico?
Dipende dal contesto politico e dal Paese, in alcuni casi può essere molto violenta. Per creare account su Twitter esiste un software acquistabile online, che ti permette di generarne mille in tre ore, ognuno con foto e nome distinto. Parliamo di account verificati con un numero di cellulare: c’è un servizio russo che, per 10 centesimi, te ne fornisce uno appositamente. Con 300 o 400 euro puoi crearti in un pomeriggio un migliaio di account Twitter verificati. A quel punto puoi avviare un tweet bombing, cambiando la percezione di una notizia. È semplice e costa poco.

Ci sono conferme sull’esistenza di una rete di troll leghisti?
Non è facile rispondere, perché ci sono diverse tipologie di reti troll, organiche o artificiali. A volte distinguere le due senza tool specializzati è quasi impossibile. Per esempio, le reti di troll formate da persone reali spesso si auto-organizzano, sapendo benissimo che un utente singolo può avere due o più account social sullo stesso network. È normale vedere un utente pro-Lega o pro-M5S gestire anche cinque account con nomi diversi: cento persone in un gruppo segreto di Facebook o su un canale Telegram, con cinque account ciascuno, fanno 500 troll pronti ad attaccare, e scoraggiare utenti standard a un confronto politico.

Esistono quindi reti costruite ad hoc? 
Una di queste botnet è stata smantellata da un gruppo di hacker italiani sei mesi fa: era collegata a una società romana che gestiva una rete di 3mila account Twitter, collegati a un migliaio di account Facebook. Non mi stupirei se un team gestito da Morisi avesse automatizzato e controllasse qualche centinaio o migliaio di account. Qualcosa di simile era già nelle loro mani, con un sistema di tweet automatici su diversi account (documentato da diverse fonti giornalistiche lo scorso gennaio, ndr). L’unica pecca del loro team è la sicurezza informatica, come si è potuto notare dal leak delle informazioni del loro server, avvenuto all’inizio di quest’anno.

Cosa sappiamo sul “gonfiamento” dei numeri social di Salvini?
Abbiamo notato alcune discrepanze, ma in questo momento di grande successo mediatico di Salvini non sono più rilevanti. Abbiamo scoperto alcune botnet di Twitter nate contemporaneamente che, dopo pochi giorni e nello stesso momento, hanno seguito tutte l’account ufficiale di Salvini. La relazione con il suo account era il fatto che supportavano account di estrema destra in Europa, quindi attribuibili a persone vicine a Voice of Europe e gruppi simili, legati a Steve Bannon, come #Altright o #DefendEurope. La pratica di creare fake account è comune: solo pochi giorni fa Twitter ne ha cancellati alcuni milioni.

C’è un modo per riparare simili storture?
C’è poco da fare. In seguito allo scandalo Cambridge Analytica, Facebook ha colpito tutti, impedendo ai ricercatori di studiare questi fenomeni. Le cose non sono cambiate, anzi. Anche a seguito dell’adozione del GDPR (il regolamento sulla protezione dei dati personali, ndr) nei prossimi anni vedremo come si raffineranno le campagne politiche online: sarebbe utile avere leggi che impongano maggior trasparenza su come funzionano le reti social e, naturalmente, maggiore tutela per i cittadini, in particolare per quanto riguarda i propri big data.

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che si occupa di diritti umani e campagne ambientali...


Intervista a un ex hacker e spin doctor digitale,   che ci parla della strategia comunicativa della Lega, dell’affaire Cambridge Analytica,   del business dei falsi profili twitter, del Gdpr, Facebook

"Se questo è un ministro",   polemica social per il selfie di Salvini ai funerali di Stato a Genova.

"Se questo è un ministro", 
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Previsioni per il 2020



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La Bestia di Salvini da Segni di Crisi

La Bestia di Salvini da segni di crisi;


 Il leader leghista precipita nei sondaggi e soprattutto sui social.
La Bestia di Salvini perde colpi ormai; 
Non fa più troppa paura ed ha le unghie spuntate. 
Il Carroccio, infatti, guardando alla rilevazione
 di soli 5 giorni fa dell’istituto Ixè 
si attesterebbe solo al 24,6% dei consensi.

E vanno molto male anche i sondaggi sul gradimento personale. Sempre meno persone ormai affiderebbero pieni poteri ad un ex capitano che ha ormai palesemente smarrito la rotta. Infatti l’ultimo sul gradimento dei leader pubblicato da Index Reaserch vede il gradimento del leader leghista precipitare in pochi mesi dal 38% al 29%.

Ma a preoccupare Salvini non sono solo i dati degli ultimi sondaggi elettorali, quanto le rilevazioni relative al cosiddetto “sentiment” che la sua macchina social riesce a scatenare. La Bestia infatti ha perso notevolmente potere e non è più quell’incredibile macchina del consenso che fino a qualche mese fa trascinava milioni di follower.

Il leader leghista precipita nei sondaggi e soprattutto sui social.  La Bestia di Salvini perde colpi ormai;   Non fa più troppa paura ed ha le unghie spuntate.   Il Carroccio, infatti, guardando alla rilevazione   di soli 5 giorni fa dell’istituto Ixè   si attesterebbe solo al 24,6% dei consensi.


Salvini non ha più “sentiment”
A dirlo, come leggiamo in un articolo di Lara Tomasetta su TPI, “è un sondaggio realizzato da Human, una piattaforma di web e social listening nata dalla collaborazione tra Osservatorio Social e Spin Factor. Secondo le rilevazioni di Human, il sentiment, cioè il valore che emerge analizzando i commenti sotto ogni post del capo leghista sta scendendo precipitosamente e da gennaio ad oggi è sotto di 8 punti. Sono valori preoccupanti specie se guardati alla luce dei dati precedenti e delle reali possibilità che ha ora la Bestia di Salvini di riprendersi”.

Le motivazioni sarebbero da ricercare proprio nel metodo applicato dalla Bestia. Infatti leggiamo ancora nell’articolo che “la macchina guidata dal guru dei social Luca Morisi” si sarebbe sempre “avvalsa delle uscite pubbliche del leader leghista, pronto a stare tra la gente e a dispensare selfie, baci e saluti. Tutto materiale che per i social è prezioso e altamente virale. Ma con il Covid tutto è cambiato e lo stesso Salvini lamenta lo stato delle cose: “Io ho bisogno di stare tra la gente e noi scendiamo nei sondaggi perché causa lockdown non ci sono potuto stare”.

La narrazione del capitano si infrange sugli scogli
A questa sicuramente valida tesi crediamo però ne vada aggiunta almeno un’altra più generale: la narrazione del Capitano si infrange sugli scogli. L’idea di un capitano/ministro che guida l’Italia oltre le proprie difficoltà combattendo i migranti cattivi causa di tutti i mali italici (che ricordiamo teneva ostaggi o rischiava di far morire in mare) si è infranta. E si è infranta contro la magistratura (Salvini deve affrontare un processo e ne rischia un secondo) e contro il suo delirio di onnipotenza (ricordiamo la richiesta di pieni poteri).

Da quel momento, e ben prima della crisi sanitaria in atto scatenata dal Coronavirus, qualcosa si è rotto. E i sondaggi hanno cominciato a registrarlo impunemente. Da quel momento, quando sempre i sondaggi davano la Lega ben al 38%, inizia una discesa inesorabile e ininterrotta. E ad oggi (per nostra somma fortuna) il duo Salvini/Morisi non vede alcuna luce in fondo al tunnel. E speriamo non venga mai; almeno per loro.



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lunedì 25 maggio 2020

Clan Sinti : Voti a Lega e FDI

A Latina il Pentito del Clan  Nostri i voti di Lega e Fratelli d’Italia


A Latina il Pentito del Clan
Nostri i voti di Lega e Fratelli d’Italia

Regno dei Di Silvio - Agostino Riccardo “canta”:
 “Controllavamo le urne, Rampelli fu minacciato
 per mandare alla Camera il nostro uomo”

Fabio Rampelli, vicepresidente della Camera. Nicola Calandrini, senatore di Fratelli d’Italia. Matteo Adinolfi, europarlamentare della Lega. Ma anche l’ex tesoriere alla Camera e un’ex consigliera regionale di Fdi. Il 7 gennaio i loro nomi sono risuonati nell’aula del Tribunale di Latina, pronunciati da un pentito chiave del processo al clan sinti Di Silvio, parenti dei Casamonica, a cui i magistrati della Dda di Roma contestano l’associazione mafiosa.

Martedì la voce di Agostino Riccardo, un tempo legato al gruppo dei Travali e poi passato ai Di Silvio, ha colmato gli omissis che nelle carte dell’inchiesta “Alba pontina” condotta da Luigia Spinelli e Claudio De Lazzaro coprivano i nomi dei politici e ha confermato i contatti con gli esponenti della politica pontina. Cui l’organizzazione avrebbe garantito visibilità e voti. “La mia prima campagna elettorale abbiamo fatto diventare noi Travali a Pasquale Maietta assessore al comune di Latina. Fu candidato e prese mille voti”, ha ricordato Agostino in videocollegamento con l’aula da una località protetta. Ex golden boy del centrodestra pontino, coinvolto nel 2016 nell’inchiesta “Olimpia” e nel 2018 finito agli arresti in “Arpalo”, il commercialista era entrato in consiglio comunale nel 2007 e nel 2011 era diventato titolare del Bilancio. Nel 2013 l’approdo alla Camera. In quelle elezioni “il primo della lista di Fratelli d’Italia era Giorgia Meloni, il secondo Fabio Rampelli e il terzo Pasquale Maietta. L’onorevole Rampelli fu minacciato per dimettersi da secondo della lista”, ha scandito Riccardo, gettando una luce sinistra su quanto avvenne ai piani alti di via della Scrofa nelle ore successive al voto: la leader e il vicepresidente della Camera, candidati in prima e seconda posizione nelle circoscrizioni Lazio 1 e Lazio 2, optarono per la prima e per Maietta – terzo nella seconda lista – si spalancarono le porte di Montecitorio. “Non conosco nessuno di questi personaggi – commenta Rampelli al Fatto – quella fu una scelta politica: in quel territorio ottenemmo il 10% e non potemmo non premiarlo con un seggio”.

Nel racconto del testimone centrale dell’inchiesta, insieme all’altro pentito Renato Pugliese, i clan diventano così potenti da spostare centinaia di voti in poche ore. Almeno secondo Riccardo, che martedì ha fatto il nome di Gina Cetrone, oggi in “Cambiamo” di Giovanni Toti ma nel 2013 candidata alla Regione con Fdi: “Ma non fu eletta perché all’ultimo momento ci fu uno scambio di voti – ha raccontato il pentito – Praticamente i 500 voti che sarebbero andati a Gina Cetrone dalla curva del Latina Calcio… (…) essendo presidente del Latina Calcio, Pasquale Maietta ci mandò a di’ che ‘sti 500 voti li dovevamo gira’ a Nicola Calandrini. Infatti i 500 voti della curva li girammo a Nicola Calandrini”. “Non posso escludere che Maietta abbia richiesto a terzi e quindi anche nell’ambiente calcistico, di votare per me alle regionali”, ha commentato il senatore. Ma “escludo di aver avuto conoscenza della presunta mediazione”.

Quello che secondo i testimoni era il metodo per verificare che le preferenze andassero a chi di dovere è descritto nelle carte: gli uomini dei Di Silvio portavano le persone al seggio e poi si facevano consegnare le schede timbrate per confrontare a urne chiuse i numeri tra i voti promessi e quelli effettivamente arrivati. Tutto ricostruito nell’ordinanza alla base dell’inchiesta che nel giugno 2018 decapitò il presunto clan con 20 arresti. Secondo l’accusa, poi, il gruppo si occupava dell’affissione dei manifesti dei politici che pagavano e garantiva loro
 che non fossero coperti da nessuno.

È il servizio che, racconta Riccardo, il gruppo avrebbe fornito a Matteo Adinolfi. Dopo una vita in An, nel 2016 l’attuale eurodeputato della Lega era tornato in consiglio comunale sotto le insegne di “Noi con Salvini”. A lui l’organizzazione portò “sia visualizzazione che voti. Prese 500 voti”, ha detto il pentito. E 48 ore dopo l’esponente leghista ha diramato una nota “per negare con forza la veridicità di tali affermazioni”.

La deposizione continuerà il 24 marzo,
ma oggi il Pd ha convocato una conferenza stampa a Roma.
Evocativo il titolo: “Parlateci della mafia” .



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Riduzione dell’Orario di Lavoro a Parità di Salario


Riduzione dell’Orario di Lavoro a Parità di Salario

 Adesso è il Momento del Coraggio

Il tema della riduzione dell’orario di lavoro a parità di salario diventa finalmente centrale nella discussione su come riorganizzare il sistema produttivo italiano, nella convivenza forzata con il Covid19. La proposta, infatti, non arriva dal solito Fratoianni, ma dalla Task Force innovazione, che sta lavorando per il Ministero del Lavoro nell’individuare le modalità più sicure e migliori con le quali far ripartire il sistema economico e produttivo italiano.

L’idea è molto semplice e merita attenta valutazione: la difficoltà di organizzare la produzione con un elevato livello di prossimità fra lavoratori, condizione cui per decenni siamo stati abituati, richiede un di più di cautela e uno sforzo di riorganizzazione delle forme, per poter tenere nella massima sicurezza i lavoratori impegnati nei processi produttivi. Anche la scarsa reperibilità di dispositivi di protezione individuale, come anche il difficile utilizzo dei dispositivi in alcuni particolari contesti produttivi, suggerisce soluzioni diverse e innovative.

Per questo, la Task Force ha proposto al governo di ridurre l’orario di lavoro, con turnazioni, mantenendo gli stessi salari previsti dai contratti. Si nota, dalle raccomandazioni della task force, come persino sul piano economico sarebbe meno oneroso e più conveniente per le casse dello Stato, intervenire sul salario dei lavoratori, aiutando le imprese a ridurre l’orario e impostare le turnazioni, piuttosto che continuare a intervenire con settimane di cassa integrazione, che dovrebbero inevitabilmente essere prolungate.

Non solo per ragioni che hanno a che fare con il calo della domanda e degli ordinativi, ma anche proprio per rispettare le misure di distanziamento sociale
 e di sicurezza all’interno dei luoghi di lavoro.

Mi auguro che la proposta della task force abbia la dignità che merita. Che venga valutata, discussa, approfondita con le organizzazioni sociali e con le forze politiche. Avevo già depositato una proposta di riduzione di orario di lavoro, a parità di salario, circa un anno fa. È ancora disponibile in Parlamento. La metto a disposizione della discussione e del governo, per arrivare all’obiettivo nel più breve tempo possibile.

C’è bisogno di pensare e costruire un mondo nuovo, soprattutto in questa drammatica fase di convivenza con il virus. E partire dalle modalità con cui è organizzato il lavoro nel nostro Paese, mi pare il giusto approccio. Anche perché, le dinamiche produttive investono in primo luogo direttamente anche l’organizzazione dei tempi di vita e di relazione, e quindi di fatto le difficoltà che molte famiglie stanno riscontrando nella gestione dei figli e degli affetti.

E in secondo luogo, una riduzione dell’orario di lavoro avrebbe effetti positivi sul decongestionamento dei mezzi di trasporto pubblici, che sono uno dei principali nodi da affrontare nella battaglia al virus, per contenere il contagio. È il momento di confrontarci e di costruire il mondo nuovo di cui abbiamo bisogno.


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martedì 5 maggio 2020

Giletti

toglie la parola al Ministro della Giustiza, per darla a quel delinquente di Briatore

Toglie la parola al Ministro della Giustizia, per darla a quel Delinquente di Briatore

Nel 1998 viene sospeso per 12 mesi dall'ordine dei giornalisti per violazione delle norme sul divieto di commistione tra informazione giornalistica e pubblicità
Nel 2005 viene nuovamente sospeso per 2 mesi dall'ordine dei giornalisti per violazione delle norme sul divieto di commistione tra informazione giornalistica e pubblicità.
Nel 2006 viene nuovamente sospeso per 12 mesi dall'ordine dei giornalisti per violazione delle norme sul divieto di commistione tra informazione giornalistica e pubblicità
Nel 2008 si dimette dall'Ordine dei giornalisti a seguito del quarto procedimento disciplinare per commistione tra attività giornalistica e pubblicità, ma nel 2014 è stato riaccolto dall'Ordine dei Giornalisti del Piemonte con delibera del 24 febbraio
Nello stesso anno riconsegna la tessera di giornalista

Giletti



“LETTERA A MASSIMO GILETTI”

Massimo, facci il piacere: la prossima volta che ospiti Salvini o Meloni (cioè sempre), evita di stendere il tappeto rosso al monologo ininterrotto e senza contraddittorio dei due habitué.

Quantomeno, non farlo se poi - manco fossi un licantropo in luna piena - ti trasformi in una “belva” famelica del giornalismo quando ospiti qualcuno che non ti è altrettanto simpatico, ovvero ogni non-salvimeloniano, come #Bonafede a cui ieri hai inoltre staccato ignobilmente il microfono perché “dovevi andare”, portandoti di fatto a casa lo scoop con annesse insinuazioni
contro il ministro della giustizia.

A meno che tu non voglia usare lo stesso metro d’interlocuzione con Meloni e Salvini, ma ne dubito, dato che avevi l’occasione di incalzare la Meloni sul caso Creazzo - giusto per citare uno dei tanti esempi, siccome hai giustamente a cuore il tema delle mafie - e per qualche “motivo” non l’hai fatto.

Mi verrebbe da semi-citare Fedro: sembreresti a volte lupo, a volte agnello. Ma forse sarebbe più appropriato dire "a volte volpe, a volte lupo".

Se ti soffermi sul “caso” Bonafede, privo di qualsiasi prova, non puoi permetterti di non spendere, ad esempio, neanche una virgola sul recente e conclamato scambio elettorale politico-mafioso che ha portato Domenico Creazzo, esponente di Fratelli d’Italia, all’arresto.

Non trovi, caro #Giletti?

Se vuoi, facci sapere. Stai tranquillo, che non ti interromperemo, noi.

Giletti: "E no ministro, devo chiudere, ha solo un minuto."

Bonafede: "Mi faccia rispondere per cortesia, mi faccia spiegare…"

Giletti: "E no, devo collegarmi con altri ospiti, non ho tempo."

toglie la parola al Ministro della Giustiza, per darla a quel delinquente di Briatore!!!

***
?? CHI HA VISTO LA PUNTATA SI RICORDA IL GRANDE SPAZIO CHE GILETTI, DAVA A SALVINI E LA MELONI E PERCHÉ PER BONAFEDE AVEVA
SOLO UN MINUTO DI TEMPO???
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Ospedale in Fiera: 21 Milioni per 10 Pazienti


Ospedale in Fiera: 21 Milioni per 10 Pazienti


Da "stiamo facendo la storia" al "non è servito" di Gallera: la vita (fallimentare) dell'ospedale in Fiera
La vita fallimentare dell'ospedale in Fiera di Milano: 21 milioni di euro per 10 pazienti

Trentuno marzo 2020, primo pomeriggio. Al tavolo allestito per l'occasione sono seduti il presidente di regione Lombardia, Attilio Fontana, il presidente della Fondazione Fiera, Enrico Pazzali, il direttore generale del Policlinico di Milano, Pino Belleri e Gerardo Del Borgo, presidente corpo italiano di soccorso dell’Ordine di Malta. Di fronte a loro, accomodati in prima fila, ci sono il vicepresidente del Pirellone, Fabrizio Sala, gli assessori al Welfare, Giulio Gallera, e al lavoro, Melania Rizzoli. L'unico assente del "dream team" è Guido Bertolaso,
che in quei giorni è in ospedale.

Le parole che riecheggiano dai microfoni raccontano di un miracolo, di un'impresa resa possibile dalla mitica operosità lombarda. "Stiamo facendo la storia", dice il governatore. "È il più grande reparto di terapia intensiva d'Italia", gli fa eco Belleri, che avrà la struttura in gestione. È "un risultato inimmaginabile con uno sforzo enorme, siamo fieri", ribadisce. E ancora, Pazzali a MilanoToday: "La struttura è pensata per accogliere tecnologicamente fino a un massimo di 208 pazienti". Quindi, Bertolaso, con un messaggio: "Sono fiero di essere italiano". 

Ospedale in Fiera: 21 Milioni per 10 Pazienti


"L'ospedale in Fiera non è servito"
Quattordici aprile 2020, tardo pomeriggio. Al tavolino utilizzato per il consueto punto stampa c'è l'assessore Gallera: "L'ospedale fortunatamente non è servito - dice - a ricoverare centinaia e centinaia di persone in terapia intensiva. E di questo - sottolinea - stiamo contenti perché vuol dire che oggi c'è un bisogno sanitario inferiore".

L'ospedale in questione è lo stesso: quello allestito in fretta e in furia in Fiera a Milano, quello per cui era stato chiamato Guido Bertolaso a curare i lavori, quello del miracolo come argine per l'emergenza Coronavirus. Quello che il 31 marzo serviva a "fare la storia" e che 14 giorni dopo "fortunatamente non è servito"."L'ospedale in Fiera non è servito a ricoverare centinaia di persone",
 ma è costato 21 milioni di euro

21 milioni per 10 pazienti
Già, "non è servito". Perché da quel 31 marzo di posti letto in Fiera ne sono stati allestiti 53 - il primo progetto prometteva 400 posti - e ne sono stati occupati soltanto dieci, tutti con pazienti arrivati da altri presidi. "Servirà per le seconde ondate", si sono affrettati a spiegare un po' tutti gli attori coinvolti nel "miracolo lombardo", ma al momento per ogni persona ospedalizzata sono stati spesi 2 milioni, 115mila e 300 euro.

Sì perché il progetto dell'ospedale in Fiera - stando ai dati più volte rivendicati nei giorni passati dal Pirellone - è costato 21 milioni e 153mila euro, tutti raccolti dal 29 marzo attraverso 1.560 donatori. Erano i giorni in cui in Lombardia andava in scena una vera e propria gara di solidarietà, stupenda, con donazioni che raggiungevano anche le cifre mostruose di 10 milioni di euro ad assegno, come quelli staccati da Giuseppe Caprotti o Silvio Berlusconi, che il denaro lo aveva destinato espressamente all'ospedale in Fiera.

Ed erano anche i giorni in cui a Piacenza e Cremona si lavorava agli ospedali di campo o a Bergamo si creava da zero un ospedale con l'aiuto di Alpini e ultras nerazzurri: tutte strutture operative anche senza l'inaugurazione formale con tanto di "gita turistica" per i media.

Un'impostazione sbagliata?
Ma quei soldi donati sono andati a finire proprio lì. E forse potevano essere usati diversamente. Forse, più che fare la corsa ai posti letto, in regione - come hanno mostrato i casi del Veneto e dell'Emilia Romagna - sarebbe stata più utile una corsa all'assistenza a casa.

Probabilmente sarebbe stato più utile - come poi è stato fatto, ma solo in parte - creare squadre di medici, oggi si chiamano Usca, in grado di intervenire immediatamente ai primi sintomi, magari a domicilio dal paziente, eseguire il tampone ed evitare che quello stesso paziente in ospedale ci finisca, ma con un quadro clinico preoccupante. Prevenire per non curare, insomma. Curare prima per ridurre l'impatto sugli ospedali, in sostanza.

“"L'ospedale in Fiera non è servito a ricoverare centinaia di persone", ma è costato 21 milioni di euro
„Forse sarebbe stato necessario fare i tamponi ai medici o a pazienti e personale delle Rsa, dove si sta consumando una strage senza precedenti. Sarebbe stato più sensato investire sulle strutture per la quarantena dei pazienti positivi ma non gravi per evitare i focolai domestici, come continuano a chiedere i medici che la battaglia la stanno combattendo in prima linea.

Perché se dopo giorni e giorni di lockdown i contagi non calano - o calano solo quando cala il numero di tamponi effettuati - un problema deve esserci.

Perché l'ospedale in Fiera non può funzionare
Che il "miracolo Fiera" era tutto tranne che un miracolo lo aveva lasciato intendere benissimo il 6 aprile scorso Giuseppe Bruschi: non un giornalista, un economista o un avversario di partito, ma un dottore che da quasi venti anni è dirigente medico di primo livello nel reparto
 di Cardiochirurgia dell'ospedale Niguarda.

"Che dispiacere. Sono medico, sono lombardo, oggi però con l’inaugurazione dello pseudo 'ospedale' in fiera mi sento triste", si era sfogato in un lungo post su Facebook il giorno in cui in Fiera era entrato il primo paziente.

"Una terapia intensiva non può vivere separata da tutto il resto dell’ospedale. Una terapia intensiva funziona solo se integrata con tutte le altre strutture complesse che costituiscono la fitta ragnatela di un Ospedale perché i pazienti ricoverati in terapia intensiva necessitano della continua valutazione integrata di diverse figure professionali, non solo degli infermieri e dei rianimatori ma degli infettivologi, dei neurologici dei cardiologi, dei nefrologi e perfino dei chirurghi - aveva scritto -. Quindi per vivere una terapia intensiva ha bisogno di persone, di professionisti integrati nella loro attività quotidiana mutli-disciplinare".

“"L'ospedale in Fiera non è servito a ricoverare centinaia di persone", ma è costato 21 milioni di euro
"L’idea quindi di creare dei posti letti slegati da questa realtà - senza entrare nel merito di quanti 600 – 500 – 400 – 250 – 100 – 12 - mi sembra assurda. Sarebbe stato più logico spendere le energie e le donazioni raccolte per ristrutturare o riportare in vita alcuni dei tanti padiglioni abbandonati degli ospedali lombardi. Si sarebbe investito nel sistema in essere e quanto creato sarebbe rimasto in dotazione alla Sanità Lombarda, potendo poi essere utilizzato ancora come terapia intensiva oppure riutilizzabile con altre finalità ma sempre all’interno di un ospedale funzionante", aveva chiarito.

"La Lombardia non aveva certo bisogno di dimostrarsi superiore alla Cina costruendo un 'ospedale' in fiera. Vastava vedere quanto fatto da tutti i dipendenti degli ospedali lombardi che in questi 40 giorni hanno creato oltre 600 posti di rianimazione dal nulla, con il loro costante lavoro e sostanzialmente iso-risorse", aveva concluso il medico.

La "storia" che "non è servita"
Dall'inaugurazione dell'ospedale in Fiera a martedì di giorni ne sono passati invece 14, eppure sembra un'era storica. Gli oltre 200 posti letto non si vedono, i pazienti latitano - per fortuna -, i 21 milioni sono stati usati e mancano anche medici e infermieri per mandare avanti la struttura.

"Stiamo facendo la storia", aveva detto il governatore Fontana. "Fortunatamente non è servito", ha detto due settimane dopo il "suo" assessore Gallera.



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