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martedì 28 settembre 2010

Cgil, i lavoratori dipendenti hanno perso in 10 anni 5mila euro di potere d’acquisto




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Cgil: i lavoratori dipendenti hanno perso in 10 anni 5mila euro di potere d'acquisto
Rapporto del sindacato: crisi dei salari nel periodo 2000-2010, l'inflazione effettiva più alta del previsto

- I lavoratori dipendenti italiani hanno perso negli ultimi dieci anni oltre 5 mila euro di potere d’acquisto. Lo sostiene la Cgil nel suo rapporto sulla crisi dei salari nel quale spiega che nel decennio 2000-2010 le retribuzioni hanno avuto, a causa dell’inflazione effettiva più alta di quella prevista, una perdita cumulata del potere di acquisto di 3.384 euro ai quali si aggiungono oltre 2 mila euro di mancata restituzione del fiscal drag (vale a dire dell’aumento effettivo della pressione fiscale dovuto proprio ai fenomeni inflattivi che gonfiano il reddito solo nominale erodendo il potere d’acquisto) che porta la perdita nel complesso a 5.453 euro. ] MILANO - I lavoratori dipendenti italiani hanno perso negli ultimi dieci anni oltre 5 mila euro di potere d'acquisto. Lo sostiene la Cgil nel suo rapporto sulla crisi dei salari nel quale spiega che nel decennio 2000-2010 le retribuzioni hanno avuto, a causa dell'inflazione effettiva più alta di quella prevista, una perdita cumulata del potere di acquisto di 3.384 euro ai quali si aggiungono oltre 2 mila euro di mancata restituzione del fiscal drag (vale a dire dell'aumento effettivo della pressione fiscale dovuto proprio ai fenomeni inflattivi che gonfiano il reddito solo nominale erodendo il potere d'acquisto) che porta la perdita nel complesso a 5.453 euro.

EPIFANI - In Italia esiste «un grande problema che riguarda l’abbassamento dei salari anche legato al prelievo fiscale» sottolinea il segretario generale della Cgil, Guglielmo Epifani, a margine della presentazione del rapporto. Epifani chiede «un intervento urgente che sgravi il lavoro dipendente» riequilibrando il peso del prelievo a favore dei salari. I salari, secondo Epifani, pagano al momento di più di altri redditi ed è necessaria una «svolta» che affronti il problema delle retribuzioni.] EPIFANI - In Italia esiste «un grande problema che riguarda l'abbassamento dei salari anche legato al prelievo fiscale» sottolinea il segretario generale della Cgil, Guglielmo Epifani, a margine della presentazione del rapporto. Epifani chiede «un intervento urgente che sgravi il lavoro dipendente» riequilibrando il peso del prelievo a favore dei salari. I salari, secondo Epifani, pagano al momento di più di altri redditi ed è necessaria una «svolta» che affronti il problema delle retribuzioni.

CORRIERE DELLA SERA

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sabato 25 settembre 2010

Un operaio che sta per perdere il posto di lavoro ha fotografato il Paese ITALIA




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Un operaio che sta per perdere il posto di lavoro ha fotografato il Paese ITALIA

Per 54 secondi la realtà ha fatto irruzione ad Anno Zero. Un operaio che sta per perdere il posto di lavoro ha fotografato il Paese. Un'istantanea di disperazione. "E' ora di finirla. State mangiando con i nostri soldi da quarant'anni. Qui si perde il posto di lavoro. Noi si perde il posto di lavoro e voi passate il tempo a discutere della casa di Montecarlo... ma quale cazzo di casa... i miei figli hanno i vostri miliardi di debiti...". Cazzullo del Corriere della Serva, Bocchino, servitore fedele di Berlusconi per 15 anni, e Castelli di Roma Ladrona, hanno preso atto e continuato amabilmente a parlare della casa di Montecarlo di Tulliani, il cognato di Fini. "Dum Romae consulitur, Saguntum expugnatur", mentre a Roma si discute, Sagunto è espugnata. La frattura tra il Paese reale e la politica si è ormai consumata.
La prima banca del Paese, Unicredit, è senza guida, milioni di disoccupati, il debito pubblico cresce di 100 miliardi di euro all'anno, la cassa integrazione sta per finire per centinaia di migliaia di persone, le aziende in fuga (delocalizzano...) dalla Fiat, alla Bialetti alla Omsa. Il crollo della produzione industriale, la più alta percentuale di giovani senza lavoro, le tasse più alte d'Europa e gli stipendi più bassi e i servizi peggiori. Le mamme si devono portare la carta igienica da casa quando accompagnano i loro bambini a scuola. Il Paese è fuori controllo, ma il pilota sta sorseggiando una tazza di tè con la hostess.
Il Club dei Politici è sempre lo stesso, sempre uguale, si entra solo per cooptazione e anche le scissioni interne servono a rafforzare la stabilità del Club. Chi fa parte del Club ha la pensione dopo due anni e mezzo, un ricco stipendio, visibilità, finanziamenti pubblici. Si sta bene nel Club. La realtà fuori potrebbe entrare all'improvviso, da un momento all'altro, travolgere il Sistema, chissà se, almeno allora, se ne renderanno conto. Quando l'operaio incazzato entrerà in salotto.


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venerdì 24 settembre 2010

ISTAT, ITALIA ,DISOCCUPAZIONE AI MASSIMI DAL 2003




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- Il tasso di disoccupazione in Italia e' salito all'8,5% nel secondo trimestre dell'anno, con un aumento dello 0,1% rispetto ai primi tre mesi dell'anno e dell'1% rispetto allo stesso periodo del 2009. Si tratta del livello piu' alto dal 2003. Lo rende noto l'Istat, sottolineando che il numero delle persone in cerca di occupazione ha raggiunto 2.136.000 unita' con un incremento dell'1,1% rispetto al I trimestre. L'incremento tendenziale della disoccupazione si concentra nel Nord tra gli ex-occupati; nel Centro e nel Mezzogiorno tra gli altri gruppi dei disoccupati. Alla crescita della disoccupazione si accompagna un moderato aumento degli inattivi rispetto al secondo trimestre 2009 (+92.000 mila unita'), sintesi di una lieve riduzione delle non forze di lavoro italiane e di un ulteriore incremento di quelle straniere. La caduta tendenziale dell'occupazione riflette il sensibile calo della componente maschile (-1,2%, pari a -172.000 unita') e la contenuta flessione di quella femminile (-0,2%, pari a -23.000 unita'). Prosegue per entrambe le componenti di genere la forte riduzione degli occupati italiani (-257.000 uomini, pari al -2%; -108.000 donne, pari al -1,3%) a fronte di un nuovo significativo incremento degli stranieri (+85.000 uomini e +86.000 donne). A livello territoriale, alla riduzione del Nord (-0,9%, pari a -114.000 unita') e del Mezzogiorno (-1,4%, pari a -88.000) si accompagna la sostanziale stabilita' del Centro. Per l'Istat, inoltre, oltre un giovane su quattro in Italia e' disoccupato. Il tasso di disoccupazione dei giovani di 15-24 anni, nel secondo trimestre del 2010 raggiunge il 27,9%. Si tratta del dato piu' alto dal secondo trimestre del 1999. Secondo il segretario della Cgia di Mestre Giuseppe Bortolussi, la tendenza segnalata dall'Istat "e' destinata a proseguire almeno sino alla fine dell'anno. I dati presentati nei mesi scorsi dal Governo ci dicono che nel 2010 il tasso di disoccupazione si attestera' all'8,7%. Solo nel 2011 avremo una leggera inversione di tendenza, con una riduzione dei senza lavoro dello 0,2% rispetto l'anno precedente".

mercoledì 22 settembre 2010

Maternità , lavoro


Quali sono le leggi che tutelano le lavoratrici madri? Informazioni utili su congedo di maternità, astensione anticipata dal lavoro e astensione obbligatoria flessibile.



 . Ricarica GP .




La gravidanza è di solito un evento fisiologico nella vita della donna, che, tuttavia determina per un determinato periodo una limitazione dell’attività fisica e lavorativa. Alcune attività lavorative, inoltre, possono costituire per la Lavoratrice in gravidanza - puerperio - allattamento una condizione di pregiudizio o di rischio per la sua salute o per quella del bambino. Per tale motivo il Legislatore ha emanato specifiche norme preventive a tutela delle Lavoratrici madri.



Congedo di maternità

In generale, per tutte le Lavoratrici è previsto il divieto di adibirle al lavoro nei due mesi antecedenti e nei tre mesi successivi al parto (congedo di maternità).
In particolari condizioni è facoltà della Lavoratrice chiedere la flessibilità del periodo del congedo di maternità (1 mese prima e 4 mesi dopo il parto, anziché 2 mesi prima e 3 mesi dopo).
Le Lavoratrici in gravidanza puerperio ed allattamento non possono essere adibite a lavori pericolosi, faticosi ed insalubri così come individuati dalla normativa di riferimento.

La normativa di riferimento
L'attuale norma di riferimento di tutela delle lavoratrici madri è costituita dal DLgs 26 marzo 2001 n. 151, "Testo unico delle disposizioni legislative in materia di tutela e sostegno della maternità e della paternità", che si pone a completamento della precedente legge dell’ 8 marzo 2000 n. 53. Il Testo Unico prevede che la madre (e in determinati casi anche il padre) possa avvalersi dei seguenti congedi.
  • congedo di maternità: astensione obbligatoria dal lavoro della lavoratrice;
  • congedo di paternità: astensione dal lavoro del lavoratore padre, in alternativa al congedo per maternità;
  • congedo parentale: astensione facoltativa dal lavoro della lavoratrice e del lavoratore padre;
  • congedo per malattia del figlio: astensione facoltativa dal lavoro della lavoratrice o del lavoratore in dipendenza della malattia stessa.
Astensione anticipata dal lavoro
La lavoratrice madre viene collocata in astensione anticipata dal lavoro se il medico specialista Ostetrico-ginecologo del SSN o con esso convenzionato o medico competente ai fini della tutela della salute nei luoghi di lavoro attesti che esistano le seguenti condizioni:
  • Gravi complicanze nella gestazione o preesistenti condizioni morbose che possano essere aggravate dallo stato di gravidanza;
  • Condizioni di lavoro o ambientali ritenute pregiudizievoli per la salute della donna e/o del feto;
  • Mansioni faticose, pericolose e insalubri da cui la lavoratrice gravida non possa essere spostata.
L’interdizione anticipata dal lavoro delle lavoratrici in stato di gravidanza fino al periodo di astensione obbligatoria, per uno o più periodi, è determinata dallo stesso Ispettorato del Lavoro.
Si distinguono le seguenti alternative:
  • Congedo anticipato richiesto per un periodo di tempo (con l’ indicazione di una prognosi): qualora il provvedimento dell’Ispettorato per determinare la durata del congedo, non sia ancora intervenuto, la lavoratrice deve riprendere il lavoro alla scadenza del termine indicato nel certificato medico da essa prodotto o prolungare la malattia con ulteriore certificato;
  • Congedo anticipato richiesto fino all'inizio del normale congedo di maternità (non è indicata una prognosi): nella ricevuta rilasciata dal Servizio Ispettorato Lavoro alla lavoratrice all'atto della ricezione della documentazione (e da consegnare quanto prima al datore di lavoro) è già riportata la dicitura che "la lavoratrice è da considerarsi fin da subito in congedo di maternità anticipato"; pertanto non è necessario presentare alcun certificato di malattia.
Congedo di maternità

Astensione Obbligatoria Flessibile

La flessibilità dell'astensione obbligatoria per maternità è disciplinata dall’'art 12 della Legge 53/2000 che prevede che la lavoratrice ha facoltà di astenersi dal lavoro dal mese precedente la data presunta del parto e nei quattro mesi successivi, a condizione che il medico specialista del Servizio Sanitario Nazionale o con esso convenzionato e il Medico Competente ai fini della prevenzione e tutela della salute nei luoghi di lavoro attestino che tale opzione non arrechi pregiudizio alla salute della gestante o del nascituro.
Pertanto, la lavoratrice eventualmente interessata all'opzione, non prima del settimo mese di gravidanza, dovrà attenersi al seguente iter procedurale:
  1. acquisizione di una certificazione del medico specialista (medico ostetrico-ginecologico) del Servizio Sanitario Nazionale o con esso convenzionato, attestante che tale opzione non arrechi pregiudizio alla salute della gestante e del nascituro;
  2. acquisizione del relativo certificato medico presso il Centro di Medicina Occupazionale  che provvederà ad effettuare gli accertamenti del caso.
L'INPS con circolare 152 del 2000 ha chiarito che:
  • il periodo di flessibilità dell'astensione obbligatoria può essere di minimo un giorno, massimo un mese.
  • il periodo può essere successivamente ridotto su richiesta della lavoratrice o per fatti sopravvenuti, esempio malattia. 
  • il periodo eventualmente non utilizzato sarà differito a dopo il parto.

Parto prematuro
In caso di parto prematuro la madre ha diritto all’intero periodo di astensione obbligatoria, pari a 5 mesi. In tal caso i giorni non goduti sono aggiunti al periodo di astensione obbligatoria dopo il parto.
Tale diritto può spettare anche al padre quando:
  • la madre lavoratrice non se ne avvalga
  • la madre sia lavoratrice autonoma
  • il padre sia affidatario esclusivo
  • la madre sia gravemente inferma.
Mentre il padre ne è escluso quando la madre è casalinga. Tale norma è applicata anche ai genitori adottivi.

La tutela della donna in caso di maternità è regolamentata dalla legge n. 151 del 26 marzo 2001 che ha sostituito la vecchia legge n. 1204 del 1971.
Già nel 2000, la legge n. 53 introduceva la tutela della funzione sociale della maternità e paternità, riconoscendo, quindi, anche ai padri la possibilità di astenersi dal lavoro per l’assistenza dei figli.
La legge 151 del 2001 ha subito un ulteriore perfezionamento diventando oggi il “Testo unico delle disposizioni legislative in materia di tutela e sostegno della maternità e della paternità”.

La tutela del posto di lavoro
Le donne in attesa di un figlio, non possono essere licenziate nel periodo compreso tra l’inizio della gravidanza e il primo anno di età del figlio.
In caso di licenziamento, occorre presentare entro 90 giorni un certificato che dichiari l’esistenza della gravidanza nel momento in cui si è state allontanate dal posto di lavoro.
Il ricorso al licenziamento è nullo per: giusta causa (colpe gravi della donna), chiusura dell’azienda, scadenza del contratto. Sempre in questo arco di tempo, la donna non può essere sospesa a meno che non venga sospesa la produzione nell’intero reparto in cui lavora.
Per i 7 mesi successivi la scoperta di essere incinta, la lavoratrice non potrà effettuare trasporti, sollevare pesi, svolgere lavori pericolosi, faticosi e insalubri. Non possono altresì esserle affidati turni di lavoro dalle ore 24:00 alle ore 6:00.
Nei periodi di assenza per maternità, si continua maturare anzianità di servizio e, solo durante il periodo di assenza obbligatorio, anche ferie e tredicesima.
Al rientro sul posto di lavoro, dopo il periodo di maternità, (sia obbligatorio che facoltativo), la donna ha il diritto di continuare a svolgere le stesse mansioni, o equivalenti, che svolgeva in precedenza. Astensione obbligatoria
La donna ha l’obbligo di astenersi dal lavoro per 5 mesi totali a scelta semi-vincolata: può continuare a lavorare fino al 7° mese e restare a casa per i primi 3 oppure continuare fino all’8° mese e restare ad accudire il bambino per i primi 4 mesi di vita. Questa ultima ipotesi deve essere concessa sia da un medico specialista del sistema sanitario nazionale che da un medico competente nella prevenzione sui luoghi di lavoro.
Nel periodo di astensione dal lavoro, la donna riceve l’80% dello stipendio ed un eventuale 20% a seconda del contratto aziendale. Stessa cosa vale per l’uomo, che ora ha la possibilità (obbligo in alcuni casi) di astenersi per i 3 mesi successivi alla nascita del bambino.
Anche le lavoratrici che hanno adottato un bambino di età inferiore ai 6 anni di età possono avvalersi del diritto di astensione al lavoro per i 3 mesi successivi l’arrivo del bambino.
In caso di aborto sopravvenuto entro 180 giorni dal concepimento, la donna ha diritto ad un normale periodo di malattia prescritto dal medico, diversamente avrà diritto ai 5 mesi di assenza con l’80% dello stipendio.
Astensione facoltativa
Con la nuova legge, sia padre che madre possono astenersi dal lavoro per un massimo di 6 mesi ciascuno ma per un totale di 10 mesi ricavato sommando i periodi di assenza dell’uno e dell’altra. Le assenze possono essere continuate o frazionati e utilizzabili fino al compimento dell’8° anno di età del figlio; in alcuni casi, i genitori possono assentarsi contemporaneamente dai reciproci posti di lavoro.
Nel caso di scomparsa di uno dei genitori (sia per morte che abbandono del figlio) il periodo per il singolo genitore si allunga a 10 mesi.
Per i genitori adottivi resta tutto invariato tranne il caso in cui il bambino adottato dovesse avere una età compresa tra i 6 e i 12 anni: in questo caso, l’astensione facoltativa può essere goduta entro 3 anni dall’arrivo in famiglia.
Per i giorni di astensione facoltativa, si percepisce il 30% dello stipendio fino al raggiungimento totale di 6 mesi di assenza tra padre e madre. Successivamente saranno solo i genitori a basso reddito a continuare a percepire la stessa percentuale di stipendio.
Diritto all’allattamento
Durante il primo anno di vita, la madre può assentarsi per 2 ore al giorno dal lavoro per accudire il bambino (una sola se l’orario di lavoro è inferiore a 6 ore); le 2 ore possono essere cumulate oppure divise sempre all’interno della stessa giornata lavorativa. Se sul posto di lavoro è presente una asilo nido aziendale o una camera per l’allattamento, la lavoratrice non può allontanarsi dalla struttura e le ore messe a disposizione scendono a una soltanto (divisibile in 30 minuti per 2 volte).
Permessi per malattia del figlio
Padre e madre possono assentarsi dal lavoro in caso di malattia del figlio che deve essere attestata da un medico specialista.
Fino a 3 anni di età del bambino, non vi sono limiti di assenza; dai 3 agli 8 anni, si hanno a disposizione soltanto 5 giorni all’anno.
L’assenza dal lavoro deve coinvolgere solo uno dei genitori che deve presentare apposita dichiarazione all’azienda nella quale attesta che il coniuge non sta usufruendo dello stesso permesso nel medesimo periodo.
In questi giorni, e per i primi 3 anni di vita del bambino, non si percepisce stipendio ma vengono comunque versati i contributi INPS.
Assistenza a bambini con handicap
In questo caso, i genitori possono chiedere di aumentare il periodo di astensione facoltativa fino ad un massimo 3 anni a patto che il bambino non sia ricoverato 24 ore su 24 in una struttura specializzata.
In alternativa si può chiedere un permesso giornaliero di 2 ore (retribuite) fino al 3° anno di età del bambino e successivamente 3 giorni al mese.
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martedì 21 settembre 2010

Economia, l'Italia torna all'Ottocento





Guglielmo Epifani lancia l'allarme. All'orizzonte un'Italia simile all'Inghilterra dell'800? "Bassi salari e alta ricchezza finanziaria". La situazione del lavoro è preoccupante, cresce la distanza tra la sua dignità e la ricchezza dei mercati


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"L'Italia di oggi assomiglia sempre di più all'Inghilterra di Ricardo dell'800. Lo diceva prima della crisi Vittorio Foa centrando esattamente il problema: bassi salari, bassi profitti e alta ricchezza finanziaria". A ricordarlo è il segretario della Cgil, Guglielmo Epifani, a margine di un convegno per celebrare il centenario della nascita di Vittorio Foa alla Camera.

Nel suo intervento, il numero uno di Corso d'Italia ha sottolineato "la distanza che cresce tra il valore del lavoro, la sua dignità e la ricchezza dei mercati" e ha avvertito che non è possibile "consentire che il superamento del '900 ci riporti alle condizioni dell'800. Non solo sarebbe un destino insopportabile per i più miopi evoluzionisti ma sarebbe una beffa straordinaria nei confronti di coloro che hanno dedicato la propria vita alla libertà e al lavoro che hanno costruito e difeso la nostra democrazia".

La crisi dunque rischia di lasciare alle proprie spalle una lunga scia di macerie. Da Termini Imerese a Fincantieri, ad Alitalia. Il nostro paese, infatti, secondo Epifani sta vivendo un vero e proprio "allarme occupazione". Il leader sindacale ne è preoccupato: "Altro che tutto finito. Qui il 2011 si prospetta molto pesante per la cassa integrazione. Abbiamo diversi casi di crisi aziendali, quelle vecchie, come Vinyls, Eutelia e Merloni, che si sommano ai nuovi, da Fincantieri fino ad Alitalia di cui però noi non sappiamo nulla". Epifani ne è certo: "Siamo in presenza di una condizione di allarme".

Questa situazione, perciò, "richiede 2 cose: il rifinanziamento degli ammortizzatori sociali in deroga per il prossimo anno e che si risolva diversamente il problema dei lavoratori in mobilità che devono andare in pensione e non possono stare un anno senza reddito e senza lavoro". E poi, insiste Epifani, serve "una politica industriale, il vero problema di questo paese. Quando Tremonti dice 'ora la crescita', poteva pensarci prima", tuttavia adesso si facciano "investimenti e piccole opere".




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lunedì 20 settembre 2010

BLOG DI CIPIRI: La Fiom assediata da Confindustria, Cgil e PD....P...

BLOG DI CIPIRI: La Fiom assediata da Confindustria, Cgil e PD....P...: "Giorgio Cremaschi Presidente Comitato Centrale FIOM . . Caro Epifani, così non va proprio di Giorgio Cremaschi All’inizio p..."

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sabato 18 settembre 2010

L'assedio dei pastori sardi arriva a Cagliari (dal blog de "L'isola dei cassintegrati")




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di Andrea Demontis,


 Sono fantasiosi questi sardi. Se per manifestare il loro disagio i cassintegrati della Vinyls hanno dato vita al primo vero reality della nazione, non sono da meno i pastori che da ormai due mesi portano avanti l’altra grande protesta che vede coinvolta la Sardegna.
Dopo aver fatto sentire la propria voce un po’ ovunque per l’isola (ricordiamo le manifestazioni di Elmas, Olbia, Alghero e Porto Rotondo) il movimento guidato da Felice Floris è approdato martedì nel capoluogo isolano. L’elemento originale del corteo lo si nota subito. E’ la discesa degli asinelli coperti da lenzuola bianche con sopra impressi i nomi dei principali bersagli della protesta: Ugo Cappellacci (presidente della Regione), Andrea Prato (assessore dell’Agricoltura), Toto Meloni (presidente del Consorzio pecorino romano) e Marco Scalas (presidente della Coldiretti Sardegna). Vengono quindi apostrofati come “asini” i quattro destinatari del dileggio – idea che ci ricorda i vari battesimi degli asini albini dell’asinara, da quello di nome Scaroni a Sartor -, accusati di essere i maggiori responsabili della disagiata situazione che vede il settore ovicaprino sardo crollare a causa degli scarsi investimenti degli ultimi anni.
E’ con un colpo ad effetto, quindi, che i settemila pastori sardi arrivano nel centro di Cagliari occupando sino al tardo pomeriggio Via Roma, Viale Diaz, Viale Bonaria e il portico del Consiglio regionale...continua a leggere la notizia su www.isoladeicassintegrati.com

ALTRA GRANDE NOVITA' IN ARRIVO!!! GIUSEPPE PIPITONE (IL FATTO QUOTIDIANO) E STEFANO POMA (L'UNIVERSALE) DARANNO VITA, ASSIEME AL SOTTOSCRITTO, AD UN NUOVO BLOG CHE SI CHIAMERA' "IL CONTROCORRENTE"!!! PROSSIMAMENTE SAPREMO DIRVI DI PIU'.
NEL FRATTEMPO SEGUITE LA VERTENZA EUTELIA E LA PROTESTA DEI PASTORI SARDI SU WWW.ISOLADEICASSINTEGRATI.COM:

ARTICOLI SUL CASO EUTELIA:
- I pirati hanno distrutto Eutelia (16 agosto 2010)
- Eutelia? Può aspettare (24 agosto 2010)
- 27 Holywell Row. Il buco nero targato Eutelia (7 settembre 2010)

PRECEDENTI ARTICOLI SULLA PROTESTA DEI PASTORI SARDI:
- La rivolta dei pastori sardi: voce di un'isola abbandonata a se stessa (5 settembre 2010)





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venerdì 17 settembre 2010

Libera.Tv sostiene la manifestazione nazionale del 16 ottobre promossa dalla FIOM.







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NOI CON LA FIOM è uno spazio alle ragioni dei lavoratori metalmeccanici in lotta.
Libera.Tv sostiene la manifestazione nazionale del 16 ottobre promossa
dalla FIOM.
Sulla bacheca di questo evento troverai i servizi, i video, le interviste verso la manifestazione. Guardali, diffondili su Facebook e sulla rete. Solo da con una azione capillare di controinformazione possiamo creare le condizioni perchè attorno alla lotta dei metalme...ccanici si realizzi una grande alleanza politica e sociale capace di respingere l'attacco di Confindustria e del Governo.

MARCIA PER IL LAVORO. Parlano gli operai licenziati dalla FIAThttp://www.libera.tv/videos/512/noi-con-la-fiom---marcia-per-il-lavoro.html



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martedì 14 settembre 2010

Il mercato del lavoro è roba da donne. Non in Italia.




http://italiopoli.chiarelettere.it/post/2535484.html

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Il mercato del lavoro è roba da donne. Non in Italia.




La letterina settimanale sulle questioni di genere
di Marika Borrelli

Questa è la prima di una miniserie dedicata all'occupazione femminile, in Italia e nel Mondo. Anche se in Italia è d'uopo scrivere della DISoccupazione femminile. Ma, tant'è...

Ci siamo. Anche se era stato preannunciato come di là da venire (Newsweek) nei prossimi 5 anni, il fatidico sorpasso della forza lavoro femminile realmente occupata su quella maschile è avvenuto (NYT). E più presto del previsto, complice la crisi economica.
Stiamo parlando degli USA, dove i nuovi disoccupati sono per la stragrande maggioranza uomini, mentre le donne sono ormai più del 50% dei lavoratori. Vuoi perché le donne si contentano di paghe più basse, vuoi perché si adattano meglio a sottoccupazioni, vuoi perché pur di mandare avanti la famiglia accettano di tutto.
Ora, si assiste al paradosso che è il lavoro delle donne a mantenere i mariti. Il ruolo di breadwinner (capofamiglia, motore e sostentamento economico) è delle donne. La ‘fatica di essere donne’ si rivelerà la fortuna delle economie mondiali, pare.

Le previsioni dicono pure che negli USA in estate ci sarà un nuovo equilibrio, dovuto ai lavori stagionali, specie nell’edilizia, notoriamente ambito maschile, ma ormai la tendenza è in atto ed il sorpasso, da temporaneo, potrà diventare permanente (lì ed in alcuni Paesi europei tra i più avanzati e ricchi, mica in Italia!), grazie alla rinnovata consapevolezza delle donne rispetto alla dignità, all’autonomia ed alla parità, raggiunta attraverso una scolarizzazione più estesa ed intensa delle ragazze. Per esempio, per ogni anno scolastico oltre l’obbligo frequentato dalle ragazze nei Paesi in via di sviluppo, le paghe nazionali aumentano del 20%, la mortalità infantile diminuisce del 10%, la forza lavoro attiva femminile aumenta dell’1%.

Con la crisi di matrimoni e della famiglia tradizionale, se non ci pensa la donna a sé stessa – ed a eventuali figli – non ci si può più permettere di credere nel salvifico Principe Azzurro (come consigliato anche dal premier italiano) ed immaginarsi ancora nel sogno di Cenerentola, riflesso nelle mille bolle dell’acqua saponata per lavare pavimenti. Davvero il top, se ci pensate, quella scena disneyana: una delle più romantiche e celebri canzoni sull’amore, cantata da una misera inginocchiata a sfregare pavimenti lerci con le bolle a moltiplicare il gesto ‘umile ma onesto’, per il ruolo e per quei tempi.

Sessant’anni dopo, le donne (alcune, solo alcune) hanno il gioco economico in mano. Anche sotto forma di nuove modalità micro-imprenditoriali (alla Yunus, per intenderci). Hanno (abbiamo) vinto la battaglia dei sessi? Abbiamo risolto la contraddizione che angosciò Marx e Mao, vincendo sul genere maschile sul piano economico, superando nei fatti il livello sociologico, antropologico e cultural-tradizionale? Saranno le donne le migliori imprenditrici di sé stesse e delle popolazioni di futuri lavoratori? Stante anche la caratteristica che le vede più accorte nelle gestioni patrimonial-finanziarie (i dati ci dicono che le donne reinvestono il 90% dei guadagni per la comunità e per la famiglia, contro il 30-40% degli uomini).

No. Non penso che le donne aspirino a vincere alcunché o a stravincere sull’altro genere. Non è utile all’umanità e non è nelle modalità relazionali femminili. È invece giusto che gli uomini imparino che il comando prepotente e ‘divino’ (per qualcuno è ancora anche genetico) -- vedi i Taliban e amichetti sparsi anche da noi -- non regge per sempre, anche perché a nessuna donna piacerebbe avere come compagno un derelitto ubriacone, un delinquente in galera o un depresso cronico, ovvero tutte possibili derive della disoccupazione.
Sono convinta che le donne tenderanno la mano (come si fa ad un figlio in difficoltà) e non arriveranno mai e poi mai a pensare che la risoluzione dei loro problemi di sopravvivenza, affettivi e di gelosia passi per l’assassinio dei loro compagni o dei loro ex. Specie d’estate.

Marika Borrelli



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lunedì 13 settembre 2010

Contratto, la Fiom punta a vertenze legali





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Landini: «Non abbiamo intenzione di accettare i contenuti dell'accordo di Pomigliano, né le deroghe al contratto». Sui tre licenziati l'azienda evita la conciliazione. Il 21 settembre le parti si incontreranno davanti al giudice di Melfi

La Fiom «non esclude di aprire vertenze legali laddove le imprese non dovessero applicare il contratto nazionale dei metalmeccanici, che è stato firmato nel 2008 ed è valido fino al 2012». Il segretario delle tute blu della Cgil, Maurizio Landini, lascia aperta ogni strada per far rispettare il contratto. «Non abbiamo intenzione di accettare i contenuti dell’accordo di Pomigliano – ha detto durante un’assemblea allo stabilimento Fiat di Melfi – e nemmeno le deroghe al contratto che la Fiat sta imponendo».
Oggi, il leader dei metalmeccanici ha infatti partecipato alla prima delle tre assemblee dei lavoratori in programma nello stabilimento della Fiat Sata. La Fiom Basilicata ha infatti proclamato un’ora e mezza di assemblea interna nello stabilimento su ogni turno di lavoro. All’ordine del giorno ci sono diversi punti, tra cui la situazione dei tre lavoratori licenziati dall’azienda e reintegrati dal giudice del lavoro, il recesso del contratto nazionale e il piano industriale della Fiat.
«Mi ha fatto molto piacere – ha detto Landini – vedere la sala mensa, dove si è svolta l’assemblea, piena di lavoratori, con molte persone che sono rimaste addirittura in piedi. Abbiamo rappresentato loro la posizione della Fiom sulle tante vicende che interessano la Fiat, a partire dal contratto, e fino alla situazione dei tre lavoratori licenziati, che hanno il diritto di tornare in fabbrica per lavorare».
«Alle altre organizzazioni sindacali – ha continuato il sindacalista – abbiamo chiesto di smetterla di fare accordi separati: prima bisogna aver il mandato dei lavoratori, poi le intese devono essere sottoposte alla valutazione dei lavoratori attraverso il referendum». All’assemblea hanno partecipato anche Giovanni Barozzino, Antonio Lamorte e Marco Pignatelli, i tre operai licenziati a luglio dalla Fiat.
Per quanto riguarda la loro vicenda, tra l’altro, oggi era prevista una riunione alla direzione provinciale del lavoro di Potenza, per il tentativo di conciliazione. Come annunciato, la Sata non ha mandato rappresentanti. La Fiom, così, ha deciso di «continuare le procedure per i ricorsi individuali». Lo si è appreso da fonti sindacali riportate dall’Ansa. L’iter giudiziale sulla vicenda dei tre operai licenziati e reintegrati proseguirà il 21 settembre, quando le parti si incontreranno davanti al giudice di Melfi, per un chiarimento sugli aspetti procedurali del decreto di reintegro, ed il 6 ottobre, per la discussione del ricorso della Fiat contro la decisione del magistrato del lavoro.
Intanto è sempre di oggi la notizia che il Lingotto ricorrerà alla cassa integrazione agli enti centrali di Mirafiori nella settimana compresa tra il 18 e il 24 ottobre. Lo ha comunicato l’azienda. I lavoratori interessati, in gran maggioranza colletti bianchi, sono circa 1.150. Il tavolo di confronto tra governo, Fiat e sindacato sul futuro dello stabilimento di Termini Imerese, infine, è slittato al 22 settembre. Nella riunione, che in un primo momento era in programma il 15 di questo mese, l’advisor Invitalia presenterà la short list delle offerte per la riconversione industriale del sito in provincia di Palermo, che dalla fine del 2011 non produrrà più autovetture. Il confronto si terrà alle 15,30 nella sede del ministero dello Sviluppo Economico.



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sabato 11 settembre 2010

MANIFESTAZIONE NAZIONALE ,ROMA , 16 OTTOBRE

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FIOM-CGIL.
Il lavoro è un bene comune


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giovedì 9 settembre 2010

I nemici della Fiom




Landini lancia lo sciopero articolato, la "nuova piattaforma contrattuale" e la manifestazione del 16 ottobre. Ma l'area di Epifani gli vota contro e trova l'appoggio anche di una parte della Federazione della Sinistra


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La Fiom non si arrende e anche se deve registrare l'opposizione interna che fa capo a Epifani – incredibilmente sostenuta anche da un pezzo della Federazione della Sinistra -, il Comitato centrale che si è svolto ieri a Roma risponde con una mobilitazione straordinaria alla decisione di Federmeccanica di recedere dal contratto metalmeccanico siglato nel 2008. «Un fatto davvero nuovo, che cambia la fase e chiude con l'ipotesi della contrattazione come forma di mediazione degli interessi» sottolinea Landini nelle conclusioni e che induce la Fiom a lanciare un piano di iniziative basate su 4 ore di scioperi articolati, una manifestazione nazionale a Roma il 16 ottobre – aperta a tutte le forze sociali e assunta dalla Cgil che potrebbe chiudere l'iniziativa con l'intervento di Epifani anche se non è ancora confermato - ma soprattutto con il coinvolgimento dei lavoratori attorno alla proposta di una nuova piattaforma contrattuale che la Fiom vuole discutere in tutte le fabbriche per poi approvarla in una grande assemblea dei delegati da tenersi entro gennaio del 2011. L'obiettivo è quello di erodere, con una ampia campagna, il consenso a Cisl e Uil ma anche di insidiare le medie e piccole imprese che oggi accettano in silenzio la strategia che la Fiat ha «imposto a tutto il comparto» ma che potrebbero non tollerare una nuova fase di conflittualità. Ieri ci sono stati scioperi spontanei a Torino e Bologna e altri ce ne saranno nei prossimi mesi e settimane. Ecco quindi che si darà vita a una mobilitazione «articolata», in una sorta di guerra di movimento. Al cui centro, nella prossima fase, c'è la manifestazione del 16 ottobre che la Fiom pensa allargata all'esterno, ai comitati dell'acqua, ai centri sociali, alle resistenze sociali in corso anche se l'indizione è chiaramente Fiom e anche la possibile presenza di Epifani contribuerebbe a renderla una manifestazione più ristretta. Dipenderà da come si muoveranno quei soggetti che sono intenzionati a partecipare in forma organizzata.

In ogni caso la Fiom deve tornare a fronteggiare il dissenso della minoranza interna, capeggiata da Fausto Durante legato a Epifani e all'area “riformista” della Cgil. Ieri Durante, condividendo i giudizi duri su Fiat, Federmeccanica e su quanto avvenuto a Melfi ha però proposto un documento alternativo, carico di aperture a Cisl e Uil per «un nuovo contratto nazionale» in grado di tenere conto «delle necessità della competizione e della produttività». Una proposta immediatamente percepita dal Comitato centrale come una capitolazione della Fiom e che quindi è stata bocciata – 92 a 26 – dal voto finale. Con una “sorpresa”. A intervenire a sostegno di Durante è stato il rappresentante dell'area di Lavoro&Società nella Fiom, Augustin Breda, area che di fatto fa ancora riferimento a GianPaolo Patta, storico dirigente della sinistra Cgil, poi schierato con Epifani e oggi uno dei leader della Federazione della Sinistra. Che si trova a vivere un bel paradosso: a parole sta con la Fiom ma in alcune delle sue articolazioni politiche e sindacali – in questo caso tramite Lavoro&Solidarietà, il “braccio politico” di Lavoro&Società che fa parte della Fds – contribuisce a mettere all'angolo e isolare la Fiom. Ora il prossimo appuntamento è per il Direttivo nazionale Cgil del 14 e 15 settembre: difficile che la maggioranza di Epifani non riprenda le posizioni di Durante. Vedremo se si spingerà fino a mettere seriamente in difficoltà la Fiom. Sarebbe un passaggio di svolta nella vita sindacale che non potrebbe non avere effetti dirompenti.



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mercoledì 8 settembre 2010

Il pugno del padrone. Finmeccanica scarica il contratto delle tute blu




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Il pugno del padrone. Finmeccanica scarica il contratto delle tute blu



di Rinaldo Gianola


Sotto il tallone di Sergio Marchionne si strappa la tela delle relazioni industriali improntate alle regole e al rispetto dei contratti. In nome di una malintesa modernità, da mesi in Italia si fanno a pezzi i diritti consolidati del lavoro, una lunga storia di rapporti duri e però costruttivi tra imprese e sindacati e, in conclusione, si altera la dialettica democratica.

La disdetta del contratto dei metalmeccanici del 2008 che scade all’inizio del 2012, l’ultimo firmato anche dalla Fiom, da parte di Federmeccanica è un ulteriore passo di un processo chiaro e coerente ispirato dal governo e finalizzato a destrutturare il sistema dei diritti e delle regole che hanno finora governato il mondo del lavoro. Federmeccanica si è adeguata al diktat della Fiat e fa davvero sorridere il maldestro tentativo del leader degli industriali meccanici Pierluigi Ceccardi di difendere un simulacro di autonomia sostenendo di non aver ricevuto pressioni dal Lingotto.

Dalla prossima settimana Federmeccanica assieme a due sindacati minoritari (il numero di iscritti di Fim-Cisl e Uilm complessivamente è inferiore a quello della Fiom) discuterà le deroghe da apportare al contratto nazionale dei metalmeccanici, in particolare il confronto inizierà dal settore dell’auto come richiesto da Marchionne. Ma non ci sarà nulla da discutere, il contratto dell’auto c’è già: è il «modello Pomigliano» che sarà imposto a tutte le fabbriche della Fiat e poi esteso all’indotto. Le deroghe sono già scritte, non c’è nulla da inventarsi, tantomeno da discutere. I sindacati, quelli che ci stanno, saranno chiamati a sottoscrivere il documento imposto da Marchionne per Pomigliano dove sarà la Fiat a decidere se e quando pagare la malattia o quando sarà possibile scioperare. Il nuovo clima, quello ispirato dalla filosofia di Marchionne, si respirà già a Melfi e a Mirafiori con i licenziamenti punitivi e il rifiuto del Lingotto di rispettare le sentenze della magistratura e persino di accogliere gli appelli del Quirinale e del cardinale Bertone.

La Fiat e Federmeccanica ritengono di poter evitare con questa mossa le battaglie legali della Fiom, ma probabilmente la valutazione è sbagliata. Certo le aziende meccaniche, e poi presumibilmente anche quelle di altri settori rappresentate in Confindustria che vorranno chiedere deroghe (perchè la Fiat sì e gli altri no? Mica sono scemi), pensano di poter ridisegnare i rapporti con i sindacati e i lavoratori usando lo strappo prodotto da Marchionne. Ma, se questa sarà la strada, se non ci sarà un tentativo responsabile di rimettere assieme i cocci e di ricomporre attorno al tavolo la plurale rappresentatività dei sindacati, compreso il maggior sindacato italiano, allora Marchionne e i suoi fans raccoglieranno ancora qualche agiografia sulla grande stampa, magari eviteranno qualche causa in tribunale ma saranno i responsabili di una stagione di conflitti e di tensioni sui luoghi di lavoro.

Certo questo paese è strano: per una settimana tutti elogiano e invidiano il modello tedesco dove i lavoratori sono dentro i centri decisionali delle imprese, poi Marchionne e soci denunciano il contratto dei metalmeccanici per fare quello che vogliono e passare sopra tutto e tutti


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lunedì 6 settembre 2010

Coldiretti: “Con mezzo chilo di pecorino a testa si salva il lavoro dei pastori sardi”


”Il consumo di un solo mezzo chilo di vero pecorino italiano in più a famiglia nell’arco di un anno sarebbe sufficiente per salvare la pastorizia italiana e il valore culturale, ambientale ed economico che rappresenta”. E’ quanto emerge da una analisi della Coldiretti presentata nel corso della mobilitazione dei pastori in corso a Roma davanti al Ministero delle Politiche agricole. La manifestazione è stata anticipata dalle iniziative dei pastori sardi che, in agosto, hanno dato vita a numerosi cortei anche nella turistica Costa Smeralda, per mettere l’accento sulla grave crisi che attraversa il loro settore. E battere cassa al governo, politicamente considerato non ostile. Le ragioni dei pastori devono però confrontarsi con le leggi del mercato globalizzato.

Perchè la protesta non appaia solamente una rivendicazione corporativa, l’esame delle carenze, dei ritardi, degli insuccessi va fatto fino in fondo. Interpellando anche il deficit di politiche adeguate al momento storico. Cosa è stato fatto per rendere il lavoro dei pastori più efficiente e competitivo sul mercato? Quali risposte, non meramente di stampo clientelare, hanno dato la Regione, gli enti locali, la Coldiretti stessa, alle richieste degli allevatori? La Coldiretti denuncia che ”la mungitura di una pecora vale molto meno di una tazzina di caffè” e che questa ”contraddizione” mette a rischio di chiusura ”la maggioranza dei 70mila allevamenti di pastori rimasti in Italia”. ”All’esportazione sono andati ben 16 milioni di chili nel 2009”, secondo lo studio della Coldiretti che evidenzia inoltre ”un calo del 10% nell’export di pecorino, nei primi cinque mesi del 2010, dovuto anche alla diffusione sui mercati esteri di prodotti di imitazione concorrenti (ad esempio il Romano cheese venduto in Usa) che sfruttano impropriamente l’immagine del Made in Italy.
Un fenomeno – precisa in una nota la Coldiretti – che sta facendo sentire i suoi effetti anche sul mercato nazionale dove si registra invece il preoccupante aumento delle importazioni di prodotti a basso costo e qualità da spacciare come italiani, che cominciano ad assumere volumi significativi e sono addirittura quintuplicate (+403%) rispetto al 2009”. ”La Coldiretti ricorda che sono calati del 30% gli allevamenti di pecore negli ultimi dieci anni in Italia dove la crisi in atto rischia di decimare irrimediabilmente i circa 70mila allevamenti rimasti”.


Nell’ultimo quinquennio la produzione nazionale di latte ovicaprino ha evidenziato una tendenza al calo a causa di una progressiva perdita di redditività degli allevamenti con la remunerazione del latte che ha seguito un trend negativo negli ultimi cinque anni. ”Sveglia alle 5 del mattino per la prima mungitura che sarà ripetuta nel pomeriggio per ottenere con ogni pecora circa un litro di latte al giorno che viene pagato fino a 60 centesimi al litro con un calo del 25% rispetto a due anni fa e ben al di sotto dei costi di allevamento che si avvicinano all’euro. E non va meglio – precisa nella nota la Coldiretti – per la lana con i costi di tosatura e di smaltimento, che superano notevolmente i ricavi, o per la carne, quando solo a Pasqua quella venduta dall’allevatore a circa 4 euro al chilo viene rivenduta dal negoziante a 10-12 euro al chilo”.



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mercoledì 1 settembre 2010

BLOG DI CIPIRI: Disoccupazione, Senza lavoro un giovane su quattro...




BLOG DI CIPIRI: Disoccupazione, Senza lavoro un giovane su quattro...: ". . di Amerigo Rivieccio Damiano (Pd). “ Una Waterloo sociale”. Fammoni ( Cgil): “Le priorità del governo restano le leggi ad person..."

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Aprire un Bed&Breakfast



Come tramutare un'appartamento a disposizione in qualcosa di produttivo, sia economicamente che umanamente.
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A volte un piccolo appartamento, oppure una casa di campagna o montagna, con tante stanze inutilizzate, potrebbe far venire in mente quell’idea in più: aprire un Bed & Breakfast. Un luogo ameno, discreto, lontano dal traffico cittadino, oppure immerso nel pieno centro di un piccolo paese in cui un turista di passaggio può trovare lo spazio per riposarsi, fare una buona colazione e poi ripartire, oppure restare per diversi giorni, visitare i luoghi per lui più interessanti, cenare in un ristorantino e la sera tornare a dormire. Quanti di voi hanno provato questa bella esperienza o addirittura hanno pensato almeno una volta che sarebbe stato bello gestirne uno proprio?
L’idea potrebbe diventare reale: ecco allora cosa è necessario sapere e come è possibile muoversi per la creazione di un B&B conforme alla legge, accogliente e con tutti i canoni dell’ospitalità discreta.
Aprire un Bed and BreakfastDal 2005 al 2007, i B&B sono raddoppiati di numero, passando da 10.100 a più di 20.000; la loro ubicazione non è solo nei classici posti di vacanza, ma anche nelle piccole e grandi città, come ad esempio nei luoghi d’arte, che in Italia sono numerosissimi. Basti pensare anche al cambiamento della tipologia di vacanze: un tempo molte famiglie si potevano permettere due o tre settimane di villeggiatura, oggi invece molti nuclei familiari tendono a concentrare le ferie in week-end lunghi, e a volte la formula del B&B è davvero perfetta e conveniente.
Gli stranieri in visita in Italia li amano moltissimo, e li scelgono perché sono friendly, cioè buona forma di ospitalità, che spesso tiene conto soprattutto delle famiglie e delle loro esigenze. Inoltre la colazione che caratterizza l’offerta è solitamente varia e abbondante, spesso a base di prodotti sani, integrali, con possibilità di scelta tra salato e dolce. L’aspetto economico fa la sua parte: il B&B ha tariffe solitamente inferiori rispetto ad un albergo o ad un hotel.
Aprire un B&B non è difficile. Il primo passo da compiere è quello di recarsi presso l’Ufficio Turistico del Comune di pertinenza, oppure presso l’APT, dove si dichiarerà l’inizio dell’attività e i prezzi che si voglio applicare (i fogli con le tariffe dovranno essere appesi in ogni camera, dietro la porta, cioè visibili all’ospite). Il Comune darà poi delle apposite schede che andranno compilate con i dati anagrafici degli ospiti (nome, cognome, data e luogo di nascita ecc).
Se si ha un numero inferiore ai 6 letti, e se l’accoglienza è interrotta per 90 giorni all’anno,  non è necessario aprire partita IVA, agli ospiti si lascerà una ricevuta non fiscale che sarà redatta in duplice copia. Il totale delle ricevute emesse sarà da dichiarare sul 730 o 740 alla voce Altri Redditi.
Altre cose da sapere:
  • Bed and BreakfastNon è obbligatorio un bagno per camera (basta uno ogni due camere)
  • Il numero dei posti letti è variabile da 1 fino a un massimo di 6 (vedi sopra)
  • Le dimensioni minime richieste sono: 14 mq per la doppia e 8 mq per la singola
  • Le stanze devono assolutamente essere conformi alle norme di sicurezza (impianto luce, gas, ecc)
  • La colazione dev’essere a base di cibi rigorosamente confezionati, dal pane, alle fette biscottate alla marmellata, miele, cioccolato in polvere , biscotti, brioche ecc
Un piccolo consiglio per risparmiare sull’arredamento è quello di utilizzare tutto ciò che magari da tempo era stato accantonato, rivedere vecchi mobili e lampadari di famiglia, risistemare sedie e tavoli tenuti in cantina, ma che magari con una mano di cera tornano a risplendere.
Se vi interessa l’argomento potete trovare ulteriori info su Bed-And-Breakfast.it.
Aprire un B&B comunque non dovrebbe essere visto solo sotto l’aspetto meramente economico, poiché in realtà le numerose persone che lo fanno, lo scelgono anche per l’aspetto umano: l’incontro con altre persone, la possibilità di offrire una forma di ospitalità alternativa, fornire informazioni ed esperienze personali su luoghi che ben si conoscono ecc. E’ un’attività che richiede tempo e impegno, ma dà molte soddisfazioni anche dal punto di vista personale.


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Non prendono la paga da mesi e fanno la spesa gratis


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Non prendono la paga da mesi e fanno la spesa gratis: la protesta dei dipendenti Carrefour di Assago


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Non ricevono lo stipendio da mesi, allora sono entrati nel supermercato e hanno portato via generi alimentari di prima necessità: questo “esproprio proletario” è andato in scena nel Milanese, dove i dipendenti del Carrefour di Assago hanno deciso di ovviare in questo modo all’insolvenza dell’azienda.

La vicenda era stata definita dalla Filt-Cgil come “la Melfi del Nord”: ”Lo hanno fatto per dare sostentamento alle loro famiglie che dagli inizi di giugno non ricevono alcun compenso e arrivati alle casse hanno chiesto che Carrefour anticipi parte delle retribuzioni di questi mesi che i lavoratori non hanno percepito: al momento i lavoratori ricevono la loro busta paga azzerata. L’azienda attraverso le forze dell’ordine e i responsabili di filiale si sono rifiutati di anticipare parte degli stipendi dovuti ai lavoratori”.

A questo punto i lavoratori hanno riposto i beni accumulati nei carrelli e sono usciti dal centro commerciale. ”La nostra posizione è chiara – ha affermato Nino Cortorillo, segretario della Filt Cgil Lombardia – innanzitutto il rispetto della sentenza e il reintegro dei lavoratori, se ciò avverrà immediatamente saremo disponibili a verificare se davvero esistono le condizioni per ricorrere agli ammortizzatori sociali”.

Pochi giorni fa il giudice del lavoro di Milano ha condannato per attività antisindacale la Cooperativa R.M. e il consorzio Gemal, che lavorano per il gruppo GS-Carrefour nel polo di Pieve Emanuele, obbligandoli al reintegro del delegato della Filt-Cgil sospeso dal lavoro per aver organizzato uno sciopero.

La vicenda era cominciata la scorsa primavera, quando la cooperativa R.M. decise di licenziare i lavoratori e riassumerne solo una parte, con nuove condizioni, in una nuova società. Il 3 agosto il giudice ordinò alla cooperativa di reintegrare i 64 lavoratori che il giorno dopo si presentarono ai cancelli del polo logistico Gs-Carrefour, dove gli venne comunicata l’impossibilità al rientro.





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